Rigenerazione osteocondrale, una terapia che dopo 10 anni funziona

In recenti congressi e pubblicazioni scientifiche è stato dimostrato che interventi, a distanza di 10 anni, di rigenerazione osteocondrale funzionano nel tempo.

I risultati di questi studi hanno confermato quanto questo tipo di terapia sia innovativa, e capace di rigenerare le articolazioni danneggiate.

Le lesioni della cartilagine ed osteocondrali, ovvero quelle che coinvolgono anche l’osso sottostante la cartilagine stessa, sono davvero invalidanti: se all’inizio il dolore è la problematica principale, col passare del tempo tutta la quotidianità diventa difficoltosa, con molte azioni sempre più limitate.

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Una distinzione tra pazienti giovani e anziani è necessaria. Mentre per i secondi un impianto protesico è vivamente consigliato per la lentezza della rigenerazione dei tessuti, per i primi è importante cercare di riacquistare una qualità di vita perfetta, sfruttando un corpo ancora giovane, e capace di rigenerarsi in modo naturale.

Quest’ultima modalità è una terapia sempre più utilizzata ed una realtà ormai efficace e, come detto, dimostrata scientificamente.

La rigenerazione osteocondrale è sempre più adottata in molti centri che consentono innovativi trattamenti, volti al rinnovamento sia della cartilagine che dell’osso sottostante, per riportare l’articolazione danneggiata ad un’ottima funzionalità.

Come funziona la rigenerazione osteocondrale?

Si utilizza un presidio biologico composto di nanostrutture complesse, un tessuto artificiale altamente sofisticato che attira le cellule staminali che producono nuova cartilagine e nuovo osso sottostante.

Lo studio scientifico e l’idea di questa tecnica è totalmente made in Italy.

A pensarci bene è davvero una terapia rivoluzionaria: al posto di un impianto in metallo, con tutte le fastidiose controindicazioni, si inserisce un presidio biologico capace di “uniformarsi” al corpo, fino all’auto-rigenerazione dell’articolazione.

Oltretutto, una protesi ha vita limitata, circa quindici anni, e comporta comunque – una volta scaduto questo tempo -, un ulteriore intervento.

Ovviamente, l’operazione necessita anche di un successivo periodo di riabilitazione per rieducare l’articolazione, al fine di recuperare una completa funzionalità di flessione, estensione e capacità di movimento.

Il video seguente mostra con la potenza delle immagini il caso di uno sportivo che, dopo un infortunio invalidante, grazie all’impianto di un presidio biologico ha recuperato l’articolazione, tornando alla sua normale attività sportiva.

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