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Arte

MIES VAN DER ROHE, UN TEDESCO NEL CUORE DI BARCELLONA

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29 Apr 2012
barcellona,ESPOSIZIONE UNIVERSALE,GOTTFRIED SEMPER,MIES VAN DER ROHE,PALAU NACIONAL
by N.P.




di Fabio Focardi

Probabilmente molti dei turisti che visitano per la prima volta Barcellona, sia per la breve durata del loro soggiorno, sia per mancanza di indicazioni da parte delle classiche guide turistiche, non riescono a vedere una delle opere architettoniche più importanti del movimento moderno. Qualcuno potrà imbattersi in questa piccola costruzione per puro caso: ovvero la classica guida turistica porterà l’ignaro turista, a visitare Plaça d’Espanya, e successivamente, rinsalendo l’Avinguida della Reina Maria Cristina che porta ai piedi della collina del Montjuic, lo stesso si troverà a farsi qualche foto ricordo con sullo sfondo il Palau Nacional… e se si è fortunati, sempre seguendo le indicazioni della guida, si riuscirà a vedere lo spettacolo offerto da La Font Magica de Montjuic nelle notti catalane.

1 300x226 MIES VAN DER ROHE, UN TEDESCO NEL CUORE DI BARCELLONA

Pavellò Mies van der Rohe

È proprio quando ci troviamo alla fontana con le spalle rivolte verso il Palau Naçional e lo sguardo rivolto verso sinistra, che riusciamo a scorgere, sul fondo della piazza-giardino, un manufatto architettonico di piccole dimensioni quasi mimetizzato tra la vegetazione da cui è contornato.

Ecco: sto parlando del Padiglione tedesco per l’Esposizione Universale del 1929 meglio noto come Padiglione di Barcellona oppure come Pavellò Mies van der Rohe dopo la sua ricostruzione avvenuta alla metà degli anni ’80 (grazie all’impegno di un gruppo di architetti spagnoli) con la quale è stato possibile rendere visibile a tutti quello che è ritenuto un “capolavoro” dell’architettura moderna, andato perduto con la sua demolizione alla conclusione dell’Esposizione Universale.

Il padiglione, costruito a partire dal 1928, è una delle opere più importanti realizzate nel XX secolo dall’architetto e designer tedesco Ludwig Mies van der Rohe: due anni prima dell’ Esposizione Universale in terra catalana, Mies aveva partecipato all’esposizione organizzata dal Deutscher Werkbund nella città di Stoccarda, suscitando interesse nel governo della Germania che lo incaricò della direzione artistica e della costruzione degli edifici per la sezione tedesca dell’Esposizione del 1928 a Barcellona ; da notare che la Germania partecipò a tale esposizione solo per dimostrare al mondo una nuova “era” della civiltà contemporanea tedesca (poi sappiamo tutti come è finita!!!)… e il padiglione rappresentava lo spazio ideale.

2 300x224 MIES VAN DER ROHE, UN TEDESCO NEL CUORE DI BARCELLONAOrdine geometrico e spazio continuo sono i punti fondamentali su cui lavora Mies nella stesura del progetto preliminare: l’idea di spazio continuo è individuata da settori parietali, i quali sorreggono la copertura piana, in forma di lastra sottile; a sua volta, i settori parietali verticali sono posti su di un alto podio, a ricordare una sorta di astratto stilobate (… lo stilobate è nel tempio greco il piano orizzontale su cui poggiano le colonne…).

Lo spazio concepito da Mies van der Rohe, prevedeva che i settori parietali non avessero connotazione tettonica e che fossero quindi il più sottile possibile. Ma per ragioni tecniche fu costretto ad introdurre, in un secondo momento, una struttura metallica consistente in otto pilastrini cruciformi atti a portare strutturalmente, la maggior parte del peso della copertura: i pilastrini sono molto esili, eleganti e furono realizzati con sezione cruciforme per ridurre al minimo l’impatto visivo usando lo stesso materiale visibile negli infissi. La presenza discreta del telaio metallico strutturale, consente alle pareti di rinunciare alla loro funzione portante interpretando liberamente la funzione “semperiana” di recinto.

(“semperiana”… da Gottfried Semper, architetto e teorico tedesco, vissuto nel XIX secolo, autore di trattati sull’architettura… dedurre dallo studio della storia sociale e della storia dell’architettura gli elementi originari “necessari” ad ogni architettura in qualsiasi periodo storico… la biologia di funzioni naturali comuni a tutti gli esseri viventi… mangiare, proteggersi dal freddo,ecc., in architettura saranno funzioni sociali fondamentali alla vita di tutti i popoli: l’elemento focolare (calore e cibo), difesa dall’esterno (recinto), difesa dalle intemperie (tetto)… quindi la necessità di creare le pareti di un manufatto architettonico, si sviluppa ad esempio partendo dall’ elemento “recinzione“. Se in un primo momento lo steccato, simbolo primordiale di “recinto“, sarà stato realizzato con rami intrecciati, si sarà evoluto con il passare del tempo nell’arte tessile, con la creazione di primitive pareti divisorie utilizzando tappeti o teli appesi… da qui il passaggio allo studio di una teoria per spiegare l’uso del rivestimento e dell’ornamento in architettura, che Semper tratterà più diffusamente nel “Der Stil“…).

3 300x199 MIES VAN DER ROHE, UN TEDESCO NEL CUORE DI BARCELLONAAnche lo studio accurato dei materiali di rivestimento (altro chiaro riferimento alle teorie semperiane) accentua il ruolo predominante dell’involucro rispetto alla struttura portante reale. Il podio realizzato in mattoni e travi metalliche è rivestito di travertino romano; il soffitto è una superficie continua di intonaco lucido; i pilastrini di sezione cruciforme, sono realizzati unendo quattro profilati metallici angolari (o con sezione ad L) inchiodati tra loro e rivestiti da un lamierino cromato privi di ogni raccordo con i piani orizzontali accentuando in maniera sublime la scissione tra struttura e involucro. Le pareti verticali sono realizzate con una struttura di metallo rivestite da lastre lapidee di 3 cm di spessore ( travertino romano, marmo verde antico di Tino e delle Alpi e onice dorato) lisce, lucide e di grandi dimensioni, tagliate e montate in modo che le venature creino un disegno tale da rendere la parete altro che una delimitazione preziosa al pari degli infissi vetrati trasparenti e opalini di contorno al padiglione.

4 300x200 MIES VAN DER ROHE, UN TEDESCO NEL CUORE DI BARCELLONAPlanimetricamente il Padiglione è composto da due piccoli ambienti coperti : il principale, consiste in uno spazio continuo racchiuso all’interno di un involucro rivestito interamente di marmo verde antico suddiviso visivamente da una parete in onice dorato e da infissi cromati con vetri trasparenti e opalini mentre il secondario è in posizione opposta e di dimensioni ridotte racchiuso all’interno di un involucro di spessore pari al precedente, ma rivestito interamente in travertino romano. Con lo stesso materiale è rivestita, come già accennato in precedenza, tutta la pavimentazione del podio alla quale si arriva tramite una piccola scala. I due piccoli corpi coperti sono uniti formalmente da un setto murario,con alla base una panca che ne evidenzia la presenza (anche questi in travertino), e divisi da uno specchio d’acqua rettangolare, reso impercettibile grazie alla bassa profondità del fondale ricoperto da pietre arrotondate chiare. Anche qui Mies si è soffermato sullo studio delle superfici e sulla loro preziosa consistenza, creando con l’acqua un tappeto che assume, grazie al riflesso e alle increspature prodotte dal vento, innumerevoli forme e tonalità di colori. Lo stesso specchio d’acqua è riproposto in forma ridotta, ma con gli stessi accorgimenti,sul retro dell’ambiente principale, questa volta però contornato dall’involucro di marmo verde, e arricchito da una statua in bronzo di una figura femminile con le braccia alzate al cielo (denominata “Der Morgen“… il mattino)che risulta essere l’unica forma “sinuosa” all’interno del padiglione. Ma questo è vero solo se non si considera il pezzo di design industriale progettato ad hoc da Mies van der Rohe per il padiglione tedesco: un’oggetto tra i più importanti creati nel XX secolo, ancora oggi in produzione, che forse qualcuno ha già visto ignorandone però il nome e l’autore. Sto parlando della poltrona Barcelona: una poltrona creata da Mies ispirandosi ad alcune sedie antiche, riadattando però la forma alle esigenze dell’uomo moderno. Progettata in modo che questa fosse riprodotta in serie usando un’intelaiatura in acciaio cromato, materiale usato anche nel padiglione e molto amato dallo stesso Ludwig; dal 1953 è prodotta in serie, su progetto rivisitato dallo stesso Mies van der Rohe nel 1950, dall’azienda statunitense Knoll. Se vi posso dare un consiglio, la prossima volta che vi fermerete a Barcellona, fate un salto sotto la collina del Montjuic per visitare il padiglione, che ancora oggi, a distanza di più di 80 anni, e ve lo dico per esperienza personale, suscita stupore per la semplicità formale del progetto ed allo stesso tempo per la sacralità che si percepisce percorrendo gli spazi interni ed esterni del prezioso gioiello architettonico quale è il Padiglione di Mies van der Rohe.


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