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BERLINGUER TI VOGLIO BENE E L’INDIMENTICABILE MARIO CIONI

6
20 Jun 2012
alida valli,Berlinguer,carlo monni,giuseppe bertolucci,mario cioni,roberto benigni
by F.G.




di Francesco Gori

Chi non ricorda la figura tragi-comica di Mario Cioni? Per chi ha memoria corta o semplicemente non ha visto il film, sto parlando dell’indimenticabile protagonista di Berlinguer ti voglio bene, interpretato da un Benigni al debutto cinematografico. Siamo nel lontano 1977, ma a distanza di così tanti anni la pellicola conserva ancora un fascino notevole, per vecchie e nuove generazioni. Fu girata da quel Giuseppe Bertolucci scomparso in questi giorni, e il miglior modo per ricordarlo è rivisitare quella che è stata una delle sue opere più conosciute. Anche se all’epoca non fu certo un successo.

Osteggiato dalla critica di quel tempo per i toni forti e censurato dalla classe politica democristiana per la sua vocazione comunista, dopo il flop nelle sale è stato riscoperto e valorizzato negli anni a seguire. Diventando un successo che non smette di far nascere cultori del genere. A riguardarlo oggi, si ha la conferma di quanto fosse “avanti”.

Tratto da un monologo teatrale di Bertolucci, il film narra le vicende di un giovane – Mario Cioni appunto – che vive ai margini, nella periferia di Prato e dintorni, in uno scenario grigio, tra gli amici cinici e la madre possessiva.  Tutto comincia da un cinema dove trasmettono un film pornografico, perfetta cornice dei desideri repressi del gruppo, nel quale il sesso è il tarlo principale. Si prosegue con la notizia improvvisa della morte della madre: Mario in preda al delirio – il monologo nel campo è un mix straordinario di comicità, dramma, crudezza e blasfemia che fa piangere dal ridere – vaga nella notte, poi torna al casolare dove apprende che non era vero niente. Uno scherzo degli “amici”.

Uno di loro è Bozzone, interpretato da Carlo Monni, rude “poeta” col chiodo fisso: Mario deve ripagargli un debito e la richiesta dell’amico è “un atto matriale” con la mamma (Alida Valli). Nascerà una sorta di amore.

Nel mezzo gag storiche come quella con la “zoppa”, il dibattito “pole la donna permettisi di pareggiare coll’omo?”, l’incontro surreale con due ragazze, in un concentrato di situazioni assurde. Tutto sottolineato costantemente da un linguaggio scurrile, pesante ancor oggi, pesantissimo per quegli anni, tipicamente toscano e magari di difficile stimolo alla risata per chi toscano non lo è. Nella landa desolata in cui vive, la speranza di Mario Cioni e del suo senso di vuoto e solitudine è Berlinguer e la sua rivoluzione comunista.

Berlinguer ti voglio bene è specchio ben centrato di quella società annoiata, in attesa di cambiamenti, quella stessa noia che dipingerà Nanni Moretti in Ecce Bombo appena un anno dopo. Noia da privazione, da mancanza di alternative, ben diversa da quella che assale i giovani di oggi, col problema opposto. Un ritratto denso di poesia e contenuti, seppur in un contenitore rozzo.

Una realtà – quella degli anni ’70 – aspra e dura ma che, rivista adesso, provoca nello spettatore un senso di nostalgia incolmabile.


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6 Comments
  1. Emiliano at 11:54 Reply
    Tra il Benigni sboccato e il Benigni che recita Dante, preferisco il Benigni sboccato...quello era un personaggio autentico, questo di oggi è un personaggio finto, noioso come i suoi sfoggi di cultura che cominciano ad essere abbastanza monotoni e ripetitivi...Benigni nel volersi prendere troppo sul serio è diventato la caricatura di se stesso, quando invece avrebbe dovuto prendere esempio da Gassman, geniale nel riuscire a prendere in giro il proprio mito...
  2. Nicola Pucci at 13:32 Reply
    sono d'accordo con Emiliano...il Benigni di oggi non lo reggo proprio...retrocesso in serie B
  3. Francesco at 14:15 Reply
    Verissimo, molto meglio il primo Benigni
  4. Giovanni Agnoloni at 14:47 Reply
    Concordo, anche se devo dire che le lezioni su Dante di Benigni mi sono sempre piaciute molto.
  5. Emiliano at 21:50 Reply
    Che Benigni sia uomo di cultura è cosa indubbia, quello che conta non è cosa fai, ma come lo fai: Gassman era bravissimo anche quando leggeva "l'etichetta di un capo delicato" o "il menu" prendendo in giro se stesso, Benigni invece quando recita Dante sembra sempre in preda alla smania di voler dimostrare qualcosa a qualcuno...senza contare che ormai Benigni che recita Dante ormai ce l'hanno propinato in tutte le salse...parlando del Benigni "serio", preferisco mille volte la sua interpretazione nella "Voce della Luna" piuttosto che "La vita è bella", tanto per fare un esempio...o la mitica coppia Benigni - Troisi di "Non ci resta che piangere"...quella era comicità, non le gag sguaiate di tanti film dei Vanzina o la rivisitazione di "Amici miei"...
  6. Giovanni Agnoloni at 14:50 Reply
    Non ci avevo mai pensato, Emiliano. E' vero, sembra proprio che Benigni voglia dimostrare qualcosa. Però resto convinto che il messaggio di profonda risonanza emotiva della "Commedia" dantesca, al di là di tanta cerebralità professorale a cui siamo abituati, giovi tanto, tantissimo. E comunque Gassman era inarrivabile nella sua arte eccelsa, anche se, parlando di "lecturae Dantis", era troppo serioso, per me.

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