di Alessio Sorrentino
Sono iscritto ormai da due anni all’Università di Economia e Commercio a Firenze. Contestualmente a quello che è successo e sta succedendo al mio piano di studi, mi chiedo sempre più spesso quanto convenga scervellarsi per decidere cosa fare, o piuttosto lanciare un dado.
Ogni giorno che passa un cambiamento è in arrivo. È come avanzare al gioco dell’oca: chissà cosa ti aspetta!?
Arrivo bello fresco di maturità, e “impanicato” per i primi esami inizio a farmi strada tra la selva di codici, curricula, libri e professori, per avere una mezza idea di come comporre il piano di studi. Sbang! Primo palo sui denti: propedeuticità. Sì, perché essendo la mia una laurea 3+2 è conveniente scegliere gli esami che servono da base per la specialistica che supponi vorresti andare a fare. Questo per non ritrovarti a dover dare esami in più dopo la laurea triennale, senza i quali non poter accedere alla specializzazione.
E via col treno della lungimiranza: capisci cosa ti permette di fare ogni curriculum nei due anni dopo la triennale, capisci le specializzazioni, valuti se sono alla tua portata… Anche se ancora non apri libro devi già scegliere cosa sai, puoi, e ti va di fare. Glissando sull’inadeguatezza delle consulenze universitarie (ringrazio Dio per gli amici più grandi…), in un modo o nell’altro dopo il primo anno compongo i cocci e decido per cosa impegnarmi: Banca, Assicurazioni e Mercato Finanziario.
Compongo il piano di studi on-line e premo invio. Sbang! Secondo palo sui denti. Due delle materie “a scelta libera” sono state chiuse, causa riforma dei corsi di studio, pur essendo ancora da poter selezionare. Per cui, oltre ad aver la strada vincolata, dopo un anno dalla compilazione, dovrò prendermi la briga di “riformurarlo” correttamente, pena il non conteggio degli esami sostenuti “a scelta libera”.
Tra appunti, lezioni e dispense inizio a racimolare i primi risultati, e oltre ai caratterizzanti sostengo anche i famosi esami propedeutici per le materie del B.A.M.F.
Ma fu così che in un caldo pomeriggio di luglio, venne eretta la più inaspettata delle lapidi: “Qui giace il B.A.M.F., corso di specializzazione dell’Università di Economia degli studi di Firenze, vittima della riforma dei corsi di studio.” Sbang! Terzo e definitivo palo sui denti, che smonta progetti e mascella, colpevole di aver citato troppi santi nella stessa frase.
Ora, non è per fare lo schizzinoso. Mica me la prendo se alla mia iscrizione sono stato frodato con la proposta di possibilità didattiche, cancellate di lì a poco. Quindi mica me la prendo se al posto di due esami che potevo scegliere, ne devo dare altri che non ho scelto per mia volontà. Mica me la prendo se dopo tre anni di studi dovrò fare esami in più per andare a specializzarmi in quello che preferisco (ormai un’incognita).
Però un po’ mi dà fastidio l’abuso del termine“riforma”, quando poi all’atto pratico si operano solo tagli. Tiriamo un dado e andiamo avanti… Per buona pace della mia mandibola.
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