MIDNIGHT IN PARIS, FILM DI WOODY ALLEN

di Francesco Gori

Woody Allen ci delizia ancora, stavolta con Midnight in Paris.

Midnight in Paris. elle

Siamo a Parigi, dove Gil (uno sceneggiatore con il sogno di diventare un vero scrittore) e la sua compagna sono in vacanza, prima di un futuro, certo matrimonio. Con loro ci sono i genitori di lei, dubbiosi sulle qualità del futuro genero, che in ogni circostanza cercano di mettere i bastoni tra le ruote con la loro visione rigida della vita. Gil è invece un sognatore, un romantico, un artista con la testa fra le nuvole e lo sguardo perso dietro a una felicità che non riesce a trovare ad Hollywood. A interpretarlo è il biondo Owen Wilson, perfetto nel ruolo di uomo dall’animo sensibile. Una notte, dopo una cena con amici, la futura sposa Inez (Rachel McAdams) preferisce andare a ballare con una coppia di amici incontrati casualmente (tra i quali il tronfio e sapientone Paul) mentre Gil torna all’albergo camminando per le vie della città, perdendosi. Sedutosi su una scalinata, al gong delle campane di mezzanotte gli appare una vecchia automobile con a bordo personaggi che lo invitano a salire. Gil sarà trasportato nel clima dei favolosi anni Venti parigini, con tutto il fermento culturale dei suoi numerosi artisti destinati all’immortalità. A una festa conoscerà Scott Fitzgerald e la sua futura moglie Zelda, sarà poi il turno di Ernest Hemingway e ogni sera si ripeteranno conoscenze: con Salvador Dalì (Adrien Brody), Gertrude Stein (Kathy Bates) alla quale affiderà la lettura del suo romanzo, Pablo Picasso, Luis Buñuel., T.S.Eliot e tanti altri. Soprattutto conoscerà Adriana (Marion Cotillard), già amante di Modigliani e dello stesso Picasso, donna di incantevole charme con la quale perseguire il suo vero sogno d’amore.  All’incanto del protagonista, assuefatto dal contatto con la sua epoca prediletta, farà da contraltare lo squallore di un presente che lo vede accanto a una donna acida e materialista con la quale condivide poco o nulla e che, stanca delle assenze e dei sogni del compagno, lo tradirà con l’odiato Paul; il padre di lei affiderà invece a un detective il compito di seguirlo per trovare le prove di quelle che crede intollerabili scappatelle notturne. Intanto, durante uno degli incontri tra lo scrittore e Adriana, ci sarà un ulteriore salto indietro nel tempo, nel fine Ottocento di Paul Gauguin, grazie stavolta a una magica carrozza con i cavalli; qui la ragazza dovrà scegliere tra la felicità a due e quella individuale nel periodo da sempre sognato.

Dopo il non esaltante Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, Woody Allen riporta il suo genio tra noi, offrendoci una pellicola dal sapore fantastico, – che lascia spazio ai sogni e all’immaginazione dello spettatore, catapultato in un’epoca del passato – con la sua consueta verve ironica e un personaggio-guida adorabile come Gil, lontano da quelli cinici visti in Sogni e delitti e Match Point. Manca la consueta musa Scarlett Johansson ma poco male se sostituita da una parigina doc come Marion Cotillard, perfetta nel ruolo di ammaliatrice di artisti, con la sua sagoma dolce e propriamente di “un’altra epoca”. È lei a rappresentare il sentimento dell’amore – un argomento cult dei movies del regista -, quello che – come sottolinea il duro ma affascinante personaggio di Hemingway – riesce per un attimo a sollevarci dall’idea della morte, a farci dimenticare il nostro tragico destino. Nel cast anche Carla Bruni che con la sua elegante e magra silhouette ben incarna il ruolo di guida di un museo.

Ciò che rende il film estremamente godibile è proprio l’atmosfera da sogno creata dalla fantasia di Woody, con un messaggio ben chiaro però: rifugiarsi nel passato per allietare la noia del presente non è possibile, il presente va accettato e vissuto così com’è. Ogni essere umano che ha vissuto su questa terra ha sempre covato dentro l’idea che “prima” si stava meglio. Lo pensa Gil, che poi rinnoverà consapevolmente il suo presente senza attaccarsi più al passato, lo pensa Adriana che, pur nel pieno del fervore culturale di quegli anni preferisce la Belle Époque, lo pensiamo noi tutti – sottintende il regista – per non prenderci la responsabilità della nostra infelicità. Ma quanto è distorta dalla realtà questa visione del passato come luogo prediletto? Quante volte – anche adesso – guardiamo indietro e pensiamo che la vita era migliore? Ma era veramente così? O, dati alla mano, si moriva molto più facilmente, c’erano guerre e carestie molto più frequenti rispetto all’attuale, seppur arida, epoca tecnologica?

Allen ci fa riflettere, domandare e già questo vale un giudizio più che positivo. Sommato alla possibilità di sognare in un presente nelle nostre mani, questo film merita davvero di essere visto.

7 Comments

  1. admin3 14/12/2011
  2. Nicola 14/12/2011
  3. stefano 15/12/2011
  4. admin3 15/12/2011
  5. admin F.G. 16/12/2011
  6. Marinette 16/12/2011
  7. GIUSEPPE 17/12/2011

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