Le occasioni dell’amore: un film sulle relazioni “fuori stagione”

L’amore ci concede sempre delle occasioni. A volte fuori stagione. Due frasi che richiamano i due titoli del film del regista Stéphane Brizé: quello in italiano, Le occasioni dell’amore, e quello un po’ diverso in francese, Hors-saison (Fuori stagione appunto).

Ad essere fuori stagione è l’ambientazione della pellicola, una meravigliosa Bretagna dove il mare autunnale fa da cornice misteriosa e perfidamente malinconica alla rinnovata relazione, anch’essa hors-saison, tra Mathieu (Guillaume Canet) e Alice (Alba Rohrwacher). Il primo è un attore affermato di mezza età, dal fascino intramontabile, eppur segnato nell’anima dal suo recente ritiro da uno spettacolo in teatro. E non solo, vista la sua relazione poco appagante con la moglie in carriera, con la quale intrattiene telefonate dal cuore distante. La seconda è una donna con qualche anno in meno, apparentemente realizzata con matrimonio, figlia e tranquilla quotidianità con il suo lavoro di insegnante di pianoforte. I due si ritrovano quindici anni dopo la fine della loro storia, quando Mathieu si concede una settimana nello stabilimento termale della località in cui vive Alice.

Un caffè tra l’imbarazzo iniziale, ed i due ritrovano la sintonia di un tempo. Ci sarà ancora un’occasione d’amore per loro?

Un semplice saluto si rinnova in incontri più frequenti nei quali le due figure fanno cadere le proprie maschere. Alice esprime con parole, sguardi e comportamenti una mancanza di felicità, oltre ad una cicatrice indelebile per quella relazione passata e mai dimenticata. Mathieu dopo giorni di silenzio assordante – tra lacrime da crisi esistenziale tra un trattamento e l’altro e comici selfie con i vari fan che incontra -, ritrova di fronte alla sua ex donna la sua umanità, fin lì persa nelle richieste di continui successi cinematografici. Tra talassoterapia e suicidio assistito – ammette durante un dialogo – ha scelto per il momento la prima opzione.

Un giorno, Alice invia a Mathieu un video dell’amica Lucette, a cui fa una serie di domande sulla propria vita ormai sulla via del tramonto, ma adesso in piena serenità dopo aver trovato l’amore vero. Che non era quello per il marito, a cui è stata devota per anni più per dovere coniugale e sociale, ma quello attuale per Gilberte, una donna conosciuta all’ospizio. Un messaggio inequivocabile che apre una voragine nelle vite di entrambi, tra domande e ipotesi future.

Senza spoilerare un finale bello nella modalità per quanto prevedibile nel risultato, Le occasioni dell’amore è un film da vedere, seppur senza gridare al capolavoro. È da vedere per le riflessioni che genera su un sentimento complesso e imprevedibile come l’amore, che tanto segna la vita di ognuno di noi; è da vedere per la fotografia, nella quale emergono la maestosità del mare agitato e del paesaggio infinito, a fronte della piccolezza dell’essere umano; è da vedere per quel ritmo lento di vita (segnato da inquadrature fisse e ridondanti) che induce finalmente all’introspezione i protagonisti, in un mondo caratterizzato da WhatsApp continui, dalla velocità, dalla necessità di produrre e consumare, dallo stress in ogni circostanza, perfino durante una pausa caffè.

Un dramma confezionato con classe, con qualche tocco da commedia francese nella fase iniziale, che fa emergere con vigore la purezza d’animo dei protagonisti, persi nelle convenzioni sociali prima del loro ritorno insieme, e dunque specchio reciproco delle loro paure e dubbi che ne fagocitano l’essenza più intima. Un film delicato ma che mette in risalto la crudeltà delle relazioni, oltre alla loro finitezza, la stessa della nostra esistenza.

La commistione tra passato, presente e futuro delle vite dei due protagonisti è la stessa di noi tutti, comprese le difficoltà di scelta. Con un messaggio finale importante: qualunque sia la via intrapresa, agire con gentilezza verso se stessi e verso gli altri è un dovere ineluttabile per andare avanti senza ferire né ferirsi.

Le immagini dei tasti del pianoforte che suonano senza che ci siano delle mani a farlo, riproposte più volte, sono la metafora perfetta per indicare quanto spesso le note della nostra esistenza non abbiano un musicista reale a riprodurle. Ma una forza invisibile.

Alba Rohrwacher è la solita, meravigliosa attrice, perfetta per ruoli come questo (penso ad esempio anche a film come L’amore ritrovato, Cosa voglio di più, Perfetti sconosciuti) con quel suo sguardo perennemente sofferente e bisognoso d’amore.

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