10 MAGGIO 1940: LA CADUTA DELLA FRANCIA

di Emiliano Morozzi

Mappa dell’invasione della Francia – upload.wikimedia.org

Prima di raccontare gli eventi che portarono alla caduta della Francia nella Seconda Guerra Mondiale faccio una doverosa premessa: lungi da me glorificare le gesta di un regime come quello nazista che soggiogò l’intero continente europeo per almeno quattro anni. Sul piano politico, il giudizio non può che essere di totale e completo rigetto. Sul piano della storia militare invece la prospettiva cambia e non posso non sottolineare quelli che furono gli elementi chiave della travolgente vittoria tedesca: l’azzardo di Hitler e di quei generali che propagandavano la Blitzkrieg, la perfetta coordinazione tra gli assalti corazzati e le incursioni degli Stukas, l’antiquatezza delle strategie militari alleate.

Tutto ebbe inizio il 10 Gennaio 1940: dopo la fulminea conquista della Polonia, Hitler era smanioso di muoversi ad ovest per mettere fuori gioco la Francia. Il piano dell’attacco prevedeva un’invasione in forze del Belgio con 43 divisioni, tra cui le moderne e preparate Panzerdivisionen, mentre un secondo gruppo di armate avrebbe condotto azioni diversive nelle Ardenne e il terzo gruppo avrebbe tenuto i francesi inchiodati sulla linea Maginot. I generali tedeschi però esitavano, temendo una riedizione altrettanto disastrosa del Piano Schlieffen, adottato con scarso successo durante la prima guerra mondiale. Proprio in quel giorno, a una settimana circa dall’inizio delle operazioni, un ufficiale tedesco fu costretto ad un atterraggio di fortuna in Belgio e i soldati belgi che procedettero alla cattura gli trovarono indosso tutti i documenti dell’operazione. Il previsto assalto alla Francia venne rinviato a data da destinarsi e fu allora che Von Manstein ruppe gli indugi e ripropose a Hitler il suo ambizioso piano, inizialmente snobbato dai vertici della Wehrmacht: un gruppo di armate, con spettacolari operazioni aviotrasportate e una celere avanzata terrestre, avrebbe invaso l’Olanda e conquistato alcuni ponti sullo strategico Canale Alberto in Belgio, attirando in quel settore le forze d’elite francesi e il corpo di spedizione inglese, mentre il grosso delle forze corazzate avrebbe sfondato le deboli difese francesi nelle Ardenne e con un rapido “Sichelschnitt“, il “colpo di falce“, sarebbe avanzato verso il mare, chiudendo in una sacca le più importanti formazioni nemiche. Il piano d’invasione ricevette l’entusiastica approvazione del Fuhrer, che decise di aspettare la primavera per scagliare le sue Panzerdivisionen a occidente. E’ l’alba del 10 Maggio, gli storici riportano anche l’ora esatta: sono le 5.35 del mattino, quando alle truppe tedesche viene dato l’ordine di muoversi. Mentre a Nord il Gruppo di Armate B assale l’Olanda e cattura l’importante fortezza di Eben-Emael con una spettacolare operazione aviotrasportata, nelle Ardenne le forze corazzate tedesche si incamminano in lunghe colonne lungo le poche strade transitabili della zona.

Panzerdivision in azione – win.soldatinionline.it

E qui viene a galla una prima falla nella Blitzkrieg: le lunghe colonne di panzer e truppe meccanizzate vengono fotografate dai ricognitori nemici, ma ai francesi non viene in mente di bombardarle. Se gli aerei francesi sono negli aeroporti a prendere la polvere, dall’altra parte i bombardieri Stukas, padroni dell’aria, martellano senza sosta le posizioni di prima linea e le retrovie della 9ª Armata francese, distruggendo le posizioni fortificate con la precisione dei loro lanci in picchiata e lacerando il morale dei francesi con il lugubre ululato delle loro sirene. Anche in questo caso, i francesi non si rendono conto che il micidiale bombardiere tedesco è tanto efficace nell’attacco al suolo quanto lento e goffo nel manovrare in cielo e non scatenano contro la Luftwaffe i loro caccia, anche se più antiquati rispetto ai Messerschmitt tedeschi. Così, la perfetta coordinazione tra attacco dei panzer al suolo e assalto degli Stukas dall’aria riduce in briciole le divisioni francesi schierate nelle Ardenne. Rommel arriva sulla Mosa a Dinant e riesce ad attraversarla, lo stesso fa l’altro “guru” della guerra corazzata, Guderian, che a Sedan travolge gli scoraggiati difensori francesi.

Più che una guerra di distruzione, la Blitzkrieg è una guerra di accerchiamento, che punta a chiudere le truppe nemiche in tante disorganizzate sacche grazie all’avanzata dei panzer, sacche che poi saranno distrutte dalla fanteria. Questo è il punto di forza ma anche il limite della Blitzkrieg: quando Rommel e Guderian decidono di spingersi il più possibile verso il mare per tagliare fuori gli inglesi e le truppe d’elitè francesi presenti in Belgio dalle linee di rifornimento, il contatto radio con i loro comandi si interrompe e il comando tedesco non sa più che fine abbiano fatto alcune delle loro migliori Panzerdivisionen. Se da un lato la notizia getta nel panico gli avversari, che temono da un momento all’altro di vedersi arrivare addosso una fiumana di panzer, dall’altro mette in difficoltà lo stesso Alto Comando tedesco, che teme di vedere tagliate fuori dai rifornimenti le proprie truppe migliori da una riuscita controffensiva del nemico.

È quello che gli inglesi provano senza successo ad Arras: i panzer tedeschi si trovano impotenti di fronte alla pesante corazzatura dei Matilda inglesi, ma la trovata di Rommel, di utilizzare i pezzi antiaerei da 88 mm come arma controcarro, puntata ad alzo zero, permette ai tedeschi di arrestare, pur con pesanti perdite, la controffensiva alleata che mirava a rompere l’accerchiamento. Sarà la prima battuta d’arresto per la tattica della Blitzkrieg, una battuta d’arresto che non compromette l’esito della campagna: dopo circa sei settimane di combattimenti, l’esercito francese è annientato e la Francia costretta ad una ingloriosa resa. Le Panzerdivisionen fanno invece sventolare i propri vessilli per un anno ancora, prima nella rapida presa di Jugoslavia e Grecia e poi nelle fasi iniziali dell’Operazione Barbarossa. L’inverno russo segnerà la fine del sogno di una ennesima guerra lampo e dal 1943 in poi, come cantavano gli Stormy Six in una loro vecchia canzone, “sulla sua strada gelata, la croce uncinata lo sa, d’ora in poi, troverà Stalingrado in ogni città.”

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