10 OTTOBRE, TASTIERE E MUSICA SENZA TEMPO: DAI DOORS A J.M.JARRE

di Pietro Brunelli

Forse sarà capitato a tutti voi – in quegli attimi nei quali il vostro animo passionale piomba in tempeste di sentimentalismi estremi o di teorie assolute – di dire a voi stessi: “Dopo il 1983 la musica è morta”; o peggio: “dopo gli anni Settanta… più nulla”. Ecco, tralasciando l’oggettiva irrazionalità, anche un po’ irragionevole, di questa affermazione estrema, che ovviamente ignora tante perle di ineguagliabile musica prodotte negli ultimi trent’anni, pare che a volte in fondo al corridoio, un po’ di luce sia verità. Questo soprattutto per quanto riguarda la reale dimensione inventiva e creativa del produrre musica… tant’è che forse, sembrerà strano, ma passando ore a fagocitare dischi degli anni Settanta-prima metà Ottanta e poi accendendo bruscamente le radio commerciali, qualcosa di assurdo capita: da un lato ci sembra di avere già sentito tutto e allo stesso tempo di annoiarci mostruosamente, ma dall’altro sappiamo di poterci salvare nuovamente tornando ad ascoltare un po’ di quella musica che porta ancor’oggi aria fresca, proprio dagli anni Settanta. Ma verso dove?

Ecco, i percorsi e le linee che l’evoluzione musicale tracciano – specialmente i semi che gettano – a volte meno visibilmente, o soprattutto udibilmente, proseguono e ci affascinano sempre. Possiamo ad esempio fare un salto indietro negli anni Settanta, proprio il 10 ottobre e proseguire poi in avanti vedendo cosa è rimasto di quella storia, capire se i fili possono essere tesi nuovamente e se ha quindi un senso profondo proseguire a ricercare la vitalità nella produzione musicale.

Jean Michel Jarre (article.wn.com)

Cosa accomuna quindi il suono dell’hammond di Ray Manzarek dei Doors alla potenza ed alle sonorità dei Pink Floyd di “Atom Earth Mother”, o ancora alla rivoluzione New Wave che passava anche per i “Be stiff tours” partiti dall’università di Bristol, o ancora alle lunari e cosmiche tastiere di Jean Michel Jarre, che si esibiva a Londra ai Victorian Docks nel 1988, proponendo la sua visione dell’era e della civiltà industriale?

Apparentemente nulla se non proprio “il 10 ottobre”. Infatti, in questa data, usciva il secondo live inedito e soprattutto postumo (1983) dei Doors con incisioni risalenti al 1968-1970; ma vedeva anche la luce “Atom Earth Mother”, sinfonico ed atmosferico-cupo concept-album dei Pink Floyd; partiva il secondo “The Be Stiff tour” (1978) con artisti della “new wave” come Lene Lovich, Wreckless Eric, Mickey Jupp ed altri; ma portava anche a Londra nel 1988, in un frangente che catapulta direttamente – anche per noi oggi – tutto e tutti nel futuro, un futuro forse mai esistito e che mai esisterà, ma che la musica ha per prima “pre-conizzato”. Un universo sonoro fatto di fasci di luce e suoni cosmici, eterni ed infiniti, di macchine ed automi, di mondi da esplorare che riusciamo a vedere solo alla lontana attraverso i suoni modulati dei sintetizzatori e degli effetti. Un mondo di suoni che parallelamente da fine anni Sessanta interessava anche la musica propriamente sperimentale, gli sviluppi artistici musicali ad esempio degli eterni Ralph e Florian, alias i Kraftwerk.

Gary Numan – welovedc.com (Erin McCann)

O ancora i romanzi fantascientifici, scritti anche da musicisti come Gary Numan, che dei suoi “friends electric”, di un futuro cosmico e sintetico, dell’alienazione contemporanea, della scoperta di mondi e presenze eteree, aveva fatto una intera visione poetico-musicale.

Proprio attraverso le tastiere, prima come organi e piano Hammond e poi con i piano elettrici ed i Synth, fino ad oggi al vero e proprio superamento degli strumenti tramite il computer si è realizzata una vera rivoluzione, certo non senza costi e perdite, ma comunque una rivoluzione. Ciò che un tempo si suonava per mano umana in tempo reale oggi si tramuta in un archivio di suoni: una memoria di chi ha già suonato, che può addirittura copiare ed emulare un musicista specifico in una data epoca oppure una marca specifica di uno strumento e riprodurlo a nostro piacimento. È il superamento dello strumento reale e delle epoche. Sarà anche il superamento dell’uomo stesso, intravisto per prima dalla musica?

Chissà cosa avrebbe pensato di tutto questo il buon Benedetto Floriani, inventore della spinetta, magra antenata del pianoforte di Bartolomeo Cristofori, fra 1571 e 1572.

Ecco, a volte e paradossalmente, nell’ascolto musicale, il tempo si ferma, corre avanti e scappa indietro, si arresta e riparte bruscamente, scompare come un fiume carsico e riappare chissà dove a chilometri di distanza… ecco, talvolta non si capisce in quale era ci si trovi e ascoltando, si torna indietro, eppure si va soltanto avanti… chissà in quale fase saremo oggi…

6 Comments

  1. Roberto 14/10/2012
  2. Giovanni Agnoloni 14/10/2012
  3. Roberto 14/10/2012
  4. Giovanni Agnoloni 14/10/2012
  5. Nicola Pucci 14/10/2012
  6. Pietro 02/11/2012

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