di Giovanni Agnoloni
Damiano Battistoni, 1 di noi, self-publishing
Il calcio è bello perché è storia, non solo sport. Affonda nelle radici della nostra memoria, ricalcando, come una specialissima carta velina, i contorni degli eventi. Questo libro di Damiano Battistoni affonda nei luoghi e tra i personaggi delle origini del campionato italiano, alla fine dell’Ottocento, quando c’erano solo quattro squadre, e in un’introduzione storica ricca di fascino (e di foto) tratteggia gesti atletici ed emozioni, regalando al contempo informazioni preziose, che pochi conoscono o ricordano, nel clamore dello sport-spettacolo di oggi.
Quelle stesse emozione e quegli stessi gesti, poi, li declina in una serie di racconti ambientati sui campi, che l’autore, come ex-portiere, ha calcato. E nella figura plastica dell’estremo difensore, in fondo simile a una sorta di animale mitologico, si riassume il senso e la continuità tra la parte storica e la parte narrativa del libro. Questo, infatti, parte dalla vicenda dell’inglese James Richardson Spensley, fondatore e portiere del Genoa, che di fatto diede il via al campionato italiano, e dalle vicissitudini dei primissimi tornei, inizialmente dominati dalla compagine rossoblù.
Così si chiude un anello ideale, in cui perfino fatti lontani e ormai fossilizzati negli almanacchi sembrano assumere una nuova vitalità, come se quelle remote partite si potessero rigiocare. Al contempo, i fantasiosi scorci di gioco dei racconti di Damiano Battistoni acquistano la tridimensionalità del volo all’incrocio dei pali che in fondo ognuno di noi, anche se non giocava in porta, ha sempre desiderato di poter compiere, salvando il risultato e diventando una specie di eroe del cortile sotto casa o del prato dietro l’angolo.



