2 OTTOBRE 1968, LA STRAGE DI PIAZZA DELLE TRE CULTURE

di Nicola Pucci

È una vicenda d’armi, ahinoi tragica, lordata di sangue, quella che voglio rimembrare oggi 2 ottobre

Quando sono stato a Città del Messico, alcuni anni orsono, il primo luogo che mi premeva incontrare era la piazza che gli Aztechi avevano eretto a simbolo del Mesoamerica, Tlatelolco, un tempo ormai lontano area di mercato per le genti di quella parte del globo ancora sconosciuta a noi europei. Qui nel 1521 Hernan Cortes, il biondo condottiero accolto come un Dio, e i suoi conquistadores fecero macerie di antiche, meravigliose vestigia di cui ancor oggi sono visibili alcuni resti; in questo quadrilatero oggi chiamato Piazza delle Tre Culture nel 1968 il Messico conobbe la pagina più nera della sua storia recente.

Par di respirare ancora l’odore acre della polvere da sparo, costeggiando le pareti verticali dei moderni edifici del Ministero degli Esteri. Par di sentire ancora le urla laceranti degli studenti che qui si diedero appuntamento per manifestare il disappunto contro lo stile autoritario e l’intransigenza della politica governativa dell’allora presidente Gustavo Diaz Ordaz.

La memoria non necessita di epitaffi incisi su stele; non si cancella con un colpo di spugna come le tracce del gesso sulla lavagna; non paga dazio all’incalzare del tempo che scorre inesorabile. Va invece aiutata, la memoria, con la conoscenza. Ed è quel che proverò a fare.

La tensione iniziò a diffondersi nelle prime settimane dell’estate 1968. Una vicenda banale, apparentemente irrilevante ad onor del vero, diede fuoco alla miccia: la presunta polemica tra studenti di licei diversi che si contendevano la stessa ragazza. A reprimere questa rivalità ci pensano i “granaderos”, i carabinieri messicani, che intervengono nei due licei con inattesa brutalità. È il 22 luglio e per la prima volta si viola un principio fino a quel giorno mai messo in discussione, ovverosia l’autonomia delle università e delle scuole messicane, da sempre considerate luoghi dove polizia e esercito non avevano accesso.

Il 30 luglio la polizia ricorre alla forza per reprimere la protesta che ha il suo epicentro presso l’Università di Città del Messico, la più importante del mondo sudamericano. Si costituiscono comitati di lotta in tutte le scuole, studenti e professori si accorpano dando vita ad un Comitato nazionale. E’ la fine di luglio e tutte le sedi scolastiche e universitarie di Città del Messico vengono occupate.

Il Comitato nazionale avanza alcune richieste al governo che cadranno nel vuoto: dalla liberazione di tutti i detenuti politici allo scioglimento dei “granaderos”, dalle dimissioni del capo della polizia al risarcimento alle famiglie delle vittime della repressione.

Il 1° settembre il presidente Diaz Ordaz, proteso ad impedire ogni sorta di protesta e ben deciso a salvaguardare la stabilità del paese a pochi giorni dall’inizio di un Olimpiade che rappresenta l’occasione per il Messico di illustrarsi agli occhi del mondo, chiude ogni possibilità di trattativa ed accusa gli studenti di voler sabotare i giochi la cui inaugurazione è prevista per il 12 ottobre. Il 18 settembre l’esercito occupa l’Università, centinaia di studenti e professori vengono arrestati.

Tlatelolco, 2 ottobre 1968 – www.antiwarsongs.org

La sera del 2 ottobre oltre diecimila studenti si danno appuntamento in piazza delle Tre Culture. Dopo aver bloccato le vie d’uscita della piazza, polizia ed esercito iniziano a sparare  sui manifestanti dai tetti del Ministero degli Esteri e dagli elicotteri che si sono librati in volo: il bilancio in termini di morti e feriti è altissimo, anche se non ne sapremo mai il numero definitivo. Probabilmente più di 300 studenti persero la vita; la nostra Oriana Fallaci, ferita da una pallottola vagante e testimone di quel che accadde – come molti altri letterati -, racconterà anni dopo di un evento che suscitò enorme indignazione internazionale. Il premio nobel Octavio Paz, Elena Poniatowska, Paco Ignacio Taibo II…sono solo le voci più famose che urlarono al mondo la loro condanna.

Non sono queste le pagine da cui puntare il dito contro chi ordì la vile mattanza; postpopuli non ha la pretesa di ergersi a tribuna per documentare come il “batallon Olimpia” avesse avuto un ruolo decisivo nello sviluppo dei tragici eventi infiltrando in borghese gli studenti ed avviando il caos… no, la storia ha già suddiviso inequivocabilmente vittime e carnefici, non c’è bisogno che io aggiunga altro…

Ma il 2 ottobre 1968 è una data funesta, una delle tante di cui la storia dell’umanità si è macchiata, ed era mio desiderio per un giorno dar conoscenza a chi ne è sprovvisto di un evento che si è un po’ perso tra le nebbie dell’oblio. Una sorta di tributo morale.

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