di Simone Provenzano
Un bel giorno, probabilmente mentre fumava la sua pipa, il buon Freud pensò a due principi che potessero spiegare da un punto di vista energetico la soddisfazione dei propri bisogni.
Quello che ne scaturì fu la postulazione dei famosi principi: quello del piacere e quello della realtà. La cosa funzionava in modo semplice per il padre della psicanalisi.
Il principio del piacere rappresentava un po’ la gratificazione immediata, il tutto e subito: vedere un barattolo di nutella, infilarci un dito, leccarselo. FANTASTICO.
Il principio di realtà complica un po’ le cose, o per lo meno prova a regolarle tenendo conto anche del mondo esterno: vedo il famoso barattolo di nutella, vorrei aprirlo immediatamente e ficcarci un dito, ma la nostra crema alla nocciola preferita si trova su uno scaffale di un supermercato. Guardiamo dentro al portafoglio: vuoto. Allora per inzuppare il proverbiale dito dobbiamo prima procurarci un po’ di denaro. Andrò a lavorare, mi farò pagare, tornerò al negozio e, finalmente, avrò ottenuto l’agognato barattolo per la felicità futura del mio dentista.
Permettetemi di effettuare una riduzione semplicistica dei termini.
Il primo principio, quello del piacere, è quello che ti fa incazzare quando non ottieni una cosa che vorresti. Proprio come potrebbe fare un bambino davanti ad una gelateria. Lui lo vuole, la mamma glielo nega, il bimbo frigna e si incavola!
Il secondo principio, quello di realtà, è quello che ti permette di programmare un piacere, di spostarlo nel tempo. Di godere dell’idea che se faccio i giusti passi prima o poi ci arriverò. Questo concetto ha, a mio avviso, qualcosa di karmico, per cui se ascolto i miei bisogni e assecondo me stesso l’oggetto del mio desiderio mi verrà incontro.
È uno dei segreti della vita: saper aspettare. Facendo in modo di aiutare il destino a venirci incontro, propiziando ciò che per noi è importante. “Lavorando” per ciò che desideriamo. Alla fine si tratta solo di imparare la pazienza, distinguendo il realizzabile dall’impossibile.
Alcune volte il tutto e subito è impossibile e nel tentare di perseguirlo non ricaviamo altro che frustrazione, allontanando ciò che potremmo ottenere in seguito. Per dirla in parole povere alcune volte non c’è bisogno di incazzarsi se non otteniamo ciò che desideriamo, c’è solo da guardare un po’ più in là, un po’ più avanti.
Quello che vedremo ci strapperà un sorriso di soddisfazione.



Giustissimo. Anche perché nella vita gli incontri con le cose e le persone “giuste” avvengono proprio secondo una logica karmica, ovvero di causalità significativa. Accelerare i tempi vorrebbe proprio dire cercare di snaturare quest’ordine naturale e logico delle cose. Certo, comprendere questa logica non è facile: è una soluzione intermedia tra la volontà e il fatalismo. Né dicendo “Io” in senso forte-piccoso (Ego), né rinunciando alla propria identità (fatalismo, appunto), ci si arriva. La strada, necessaria, è quella dell’Io superiore, ovvero l’identità aperta al Sé, Qui si trovano tutte le risposte e le comprensioni. E i desideri ad avverarsi.
Concordo pienamente, grazie Giovanni
Grazie a te, Simone.