ASPETTANDO I VERI ATTACCHI, TEMPO DI SABOTAGGIO AL TOUR

di Ferdinando  Cocciolo

Primo Bradley Wiggins, secondo Christopher Froome, al terzo posto Vincenzo Nibali, quarto Cadel Evans. Questa  la classifica generale dopo la quattordicesima tappa di un Tour de France che ha visto finora il consolidamento della leadership del britannico, gli attacchi più pericolosi in salita da parte del siciliano e i segnali più significativi da un Peter Sagan da considerare ormai come un “fuoriclasse”.

La  quattordicesima  tappa, da Limoux a Foix, ha rappresentato un “antipasto” di quanto avverrà nella settimana decisiva, con i Pirenei e quella cronometro che sicuramente, più di ogni altro, attende con una certa impazienza Wiggins. Le due  salite di  giornata, abbastanza impegnative, Port De Lers (4 km al 7%) e il Mur de Peguere (9,3 km al 7,9%) potevano essere l’occasione per  Vincenzo Nibali e Cadel Evans per mettere in difficoltà ed attaccare la “corazzata” Sky, ma nulla di tutto ciò è avvenuto, di fronte   all’ennesima, lunga  fuga di uomini fuori classifica e ad un clamoroso  sabotaggio.

La tappa è stata vinta da Luis Leon Sanchez, spagnolo della Rabobank, che ha vinto per distacco, staccando nel finale il  sempre più sbalorditivo Peter Sagan, Izagirre, Casar e Philippe Gilbert – che ha tentato così di dare un senso al suo Tour -, protagonisti di una fuga partita da lontano che non ha per nulla interessato la maglia gialla, praticamente inattaccabile anche oggi da chi, invece, poteva inventarsi qualcosa strada  facendo. Chi si aspettava, soprattutto in vista dell’ultimo muro (gli ultimi 40 km praticamente in discesa), un attacco del leader della Liquigas o un acuto di un Evans già attardato in classifica, è rimasto deluso, ma in questa tappa le emozioni non sono mancate. Vano l’inseguimento di Peter Sagan allo spagnolo nel finale: lo slovacco è apparso in gran forma anche in salita (preziosi punti per la classifica a punti), ma la mancata vittoria (era naturalmente il più veloce del gruppetto in fuga), è dovuta ad un’ingenuità: Leon Sanchez ha infatti attaccato nel momento in cui Peter stava risalendo  dall’ammiraglia dove era andato a rifornirsi. Se le immagini fornite da Raisport sono sincere, si è trattato di un errore pagato a caro prezzo.

Ma arriviamo all’evento clou della giornata, che ha davvero del clamoroso, essendo di una gravità che va assolutamente approfondita, che uno sport genuino ed emblema della fatica come il ciclismo non merita. Cadel Evans su Twitter ha dichiarato: “Giornata  drammatica  qui  al Tour, tre  forature negli ultimi 38 km e tutte per i chiodi.  Se non fosse stato per i miei compagni di squadra…”. Ed Evans è stato il primo di una lunga serie, come confermato immediatamente dalla Direzione del Tour, una vergognosa storia di chiodi disseminati in strada, tra la fine della salita del Mur de Peguere  e l’inizio della discesa.

Ha fatto un certo effetto vedere fermo Cadel, perdere circa un minuto dal gruppo dalla maglia gialla e aspettare l’ammiraglia della BMC  per il cambio di bicicletta, avvenuto in ritardo (fondamentale l’aiuto di Hincapie che già era molto attardato dal gruppo Nibali e Wiggins). Cadel, sostenuto dai compagni di squadra, ha faticato parecchio prima di rientrare nel gruppo dei più forti, ma ha trovato (ed è per questo che piace del ciclismo) la comprensione, il sostegno da parte degli avversari in classifica, che hanno rallentato, tranne  uno. Sì, Pierre Rolland, nono nella generale a otto minuti, che ha  attaccato appena l’australiano si è staccato, un gesto che  non è affatto piaciuto al gruppo.

Alle 19, la Direzione del Tour de France, attraverso un comunicato, ha confermato di aver inoltrato denuncia contro ignoti, perché si tratta di un vero e proprio sabotaggio, tra l’altro documentato, che ha innescato altre 29 forature (tra cui anche quelle dello stesso Wiggins e di Scarponi). Tra l’altro, una caduta di un corridore dell’Astana sarebbe stata causata proprio dai chiodi. La vicenda merita quindi di essere approfondita per scovare il colpevole, che poteva causare ai corridori danni ben più gravi.

Guardiamo avanti, con la lotta per la vittoria  finale ancora aperta e un Nibali che può ancora darci molte soddisfazioni.

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