di Nicola Pucci
Serrate le cinture, amici viandanti, vi porto stavolta in terra d’Oltremanica, tra un bicchier di birra, una ballata folk, gli aforismi di un genio della letteratura.
Dublino, orbene, ci attende con la sua vivacità di città all’avanguardia, poliedrica, pure intima se saremo capaci di coglierne l’anima più misteriosa. Lufthansa mi deposita con l’ingombrante bagaglio bucando la ragnatela di nuvole grigie che quotidianamente si addensano cariche di acqua sui tetti della capitale d’Irlanda. Una pioggerella persistente ma mai immobilizzante mi tiene compagnia nei primi passi tra gli stretti vicoli di Temple Bar, quartiere che si appoggia sul Liffey ed esercita un richiamo irresistibile con i suoi pub che servono pinte di eccellente qualità e irradiano il suono vivo di strumenti celtici, arpe, uillean pipes e bodrhan. Gogarty’s, Fitzsimons, Farrington’s…tra queste mura nacque la leggenda degli U2, e tra queste mura si perpetra da sempre la tradizione del folk irlandese più popolare.
La birra, giustappunto. È di casa, da queste parti. Ce n’è un tipo che ha pochi eguali in giro per il pianeta, scura e dal sapore magistrale che incanta il gargarozzo: la Guinness. Un salto al St’James Gate Brewery, non troppo distante e simbolo della città dal lontano 1759, è d’obbligo, così come non può mancare un assaggio dell’altro liquido che infiamma le genti irlandesi, il Jameson, whisky che apprezzo e che preferisco allo Scotch.
Sgombriamo il campo da goffi equivoci, Dublino non è solo birra e whisky, ci mancherebbe. Lungo O’Connell Street trova ospitalità uno dei templi sacri della città, il Trinity College; oltrepassate l’ingresso e troverete ad attendervi il cuore pulsante della cultura di quassù: solenni edifici universitari che conservano un testo dal valore inestimabile, il Book of Kells, manoscritto miniato con la traduzione latina dei quattro Vangeli canonici, realizzato da monaci irlandesi poco prima dell’Anno 1000. Jonathan Swift, Samuel Beckett, George Bernard Shaw, William Butler Yeats, Bram Stoker… sono alcuni dei grandi che qui conobbero il valore del sapere e si forgiarono per poi trasmetterci il loro talento letterario.
Due totem tra loro amo in particolare: l’immenso James Joyce, che come nessuno mai più ha saputo tratteggiare in Gente di Dublino l’umana paralisi e stagnazione di inizio Novecento, che riesco perfettamente ad immaginare grazia alla sua fertilità di penna; l’Oscar Wilde anticonformista, trasgressivo, demolitore delle convenzioni dell’epoca, inarrivabile col suo Ritratto di Dorian Gray che inneggia alla bellezza e ci fa venir voglia di peccare laddovè invece non potremmo. “L’unico modo per resistere alle tentazioni è cedervi“: mi tolgo il cappello difronte a cotanta saggezza, o principe dell’aforisma.
Annusiamo l’eredità di questi maestri di cultura un po’ ovunque, girovagando a piedi o in bus per il centro-città; giovani studenti amano leggerne i capolavori riposando all’ombra degli alberi secolari di St.Stephen’s Green, polmone verde, oasi di pace e tranquillità che ci proietta in Grafton Street, animata e cosmopolita, dove riecheggiano le prime strofe della canzone più celebre: “nella bella Dublino, dove le ragazze sono così carine, ho subito notato la dolce Molly Malone“. Una statua di bronzo raffigura la fanciulla, scollatura generosa e voci lussuriose che da alcuni secoli accompagnano la sua fama.
Il ponte pedonale Ha’Penny Bridge, che scavalca il fiume Liffey e di cui è curiosa la novella del nome che porta; i mattoni rossi dei vecchi casamenti lungo Aungier Street; le porte colorate di Merrion Square; il “pozzo di San Patrizio“, situato all’interno dell’omonima cattedrale e che la leggenda narra sia senza fondo e dia accesso al Purgatorio; una partita di football gaelico, lo sport nazionale, al Croke Park che in settembre si riempe di oltre 80.000 appassionati; un tuffo nella storia recente d’Irlanda visitando la Custom House fatta cannoneggiare dall’eroe Michael Collins durante le rivolte del 1921. Questo è quanto una Dublino sospesa tra un passato glorioso ed un presente ricco di prospettiva ha da offrire. Non perdetevela.


