CAMPI DI RACCOLTA: ANCORA SCHIAVI NEL SALENTO

di Claudia Boddi

Un paio di mesi fa, su questo blog (link), ci siamo occupati della vicenda dello sfruttamento selvaggio degli immigrati che si consumava a Nardò – nord-ovest leccese – nel periodo della raccolta dei pomodori.

Una storia di maltrattamenti e lesione dei diritti umani, andata in scena per alcune stagioni nel basso Salento, che aveva come protagonisti centinaia di uomini (300- 400, l’anno scorso) per lo più africani, ridotti in schiavitù, in un’ Italia che si proclama un paese civile. Sotto l’egida dei caporali, spesso connazionali delle vittime, nella masseria Boncuri, gli immigrati erano costretti a lavorare 12 ore al giorno negli assolati campi di raccolta (pomodori e angurie), per 20- 25 euro di stipendio, obbligati a dormire in alloggi di fortuna, fatti di stracci e legni, senza nemmeno l’acqua corrente per farsi una doccia. Fotogrammi di un film del far west, dove gli sceriffi, per il semplice fatto di farsi vedere in giro nella loro circoscrizione, incutevano il terrore nei cittadini che correvano subito ai ripari, lucidavano i banconi dei saloon e nascondevano le piccole imprecisioni. Lo stesso a Nardò: i caporali passeggiano per la masseria, con la pistola nella tasca, la sfiorano con la mano, e si passano il pollice sotto la gola all’indirizzo degli schiavi stipati nel loro territorio. Il far west raccontato dai film è un ideale, si riferisce al 1800, a una terra di frontiera dove tutto è ancora da scoprire e da costruire. Qui siamo in Italia, negli anni 2000, dove lo stato di diritto dovrebbe già essere istituito e le sue norme rese esecutive. Sostanziale differenza.

L’atto finale della vicenda che vi raccontammo vedeva i braccianti brandire i megafoni e incrociare le braccia, scioperando a oltranza, per denunciare le condizioni di vita a cui erano sottoposti, in particolare in seguito alla richiesta di un’intensificazione del lavoro da parte dei caporali (31 luglio 2011), trasformando così la masseria in un centro di accoglienza e di aggregazione. In quell’occasione, la battaglia per la legalità combattuta dagli immigrati segnò un punto importante e la loro voce fu udita in tutto il paese: la prefettura di Lecce chiuse il campo e fu ottenuta, a livello nazionale, una legge contro il caporalato (il contenuto della quale però incontrò qualche difficoltà di applicazione).

Nardò, estate 2012: i caporali sono tornati. Il 23 maggio scorso era stata smantellata l’organizzazione criminale che ha gestito il reclutamento degli immigrati in Puglia, per questo, ci si aspettava un 2012 migliore. Invece il caporalato è come l’Araba fenice, risorge dalle proprie ceneri e, anche quest’anno, riparte la stagione della raccolta e con lei la schiavitù ancora più livida e violenta di prima. Stavolta sono intorno a 800 le unità di persone coinvolte nei campi, quasi tutti africani (senegalesi, algerini e tunisini) con un sottosalario che non supera il 60% della paga sindacale prevista e solo il 5% di loro ha un contratto regolare.

Ma c’è un altro dato che fa scalpore: gli iscritti nelle liste del Centro per l’impiego di Nardò sono 158, da queste le aziende dovrebbero attingere manodopera per scavalcare il ricorso al reclutamento del caporalato. Di questi, solo 36 sono avviati ad attività regolari, il che vuol dire che il 95,6% dei lavoratori delle campagne leccesi continua a essere soggetto all’intermediazione illecita. Si è quindi punto e a capo, vanificati tutti gli sforzi e le conquiste dello scorso anno. Degno di nota anche l’intervento della Coldiretti a proposito dell’andamento del settore agricolo, descritto prima in piena crisi e subito dopo, in controtendenza rispetto al mercato italiano.

“Gli invisibili delle campagne di raccolta” è il progetto, coordinato da Yvan Sagnet – camerunense, studente d’ingegneria che nel 2011 guidò la rivolta – che in due anni toccherà tutta Italia, portando ai braccianti sfruttati nei diversi ghetti disseminati nel nostro paese, assistenza medica, legale, fiscale e contrattuale. Il percorso dei camper attrezzati e del loro staff comincerà dai campi del Salento, per poi arrivare in autunno a Rosarno per la raccolta delle arance e a Bolzano per quella delle mele. La prossima estate saranno a Siracusa e Ragusa per quella delle patate e degli agrumi, a Salerno nel periodo delle pesche, per finire a ottobre 2013, in Veneto quando sarà il tempo della vendemmia.

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