DORANDO PIETRI, MENNEA, JURY CHECHI: LE OLIMPIADI AZZURRE

di Nicola Pucci

Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio… la settimana scorsa mi son permesso di aprire lo spazio che Postpopuli dedica agli eroi di Olimpia con le prodezze di alcuni vigorosi stranieri in pantaloncini e scarpette ginniche. L’appuntamento londinese è ormai alle porte, tra qualche giorno gli ultimi tedofori varcheranno l’ingresso dello Stadio Olimpico, mi preme quindi chiamare all’appello le imprese sportive degli atleti di casa nostra.

Dorando Pietri – https://corriamotutti2010blog.files.wordpress.com

1. 1908. Londra. Proprio in territorio britannico viene scritta la pagina più preziosa della storia a cinque cerchi di matrice tricolore. L’omino di Correggio, basso di statura ma poderoso di leve inferiori, Dorando Pietri, demolisce gli avversari nella gara più prestigiosa, la maratona. Ahilui la distanza da coprire chiede un tributo d’energie supplementari, il serbatoio è vuoto a pochi passi dal traguardo e la foto del buon Dorando aiutato da un giudice benevolo a rialzarsi e completare i 42 chilometri e 195 maledetti metri lo condanna alla squalifica negandogli la meritata vittoria. Johnny Hayes è ancora lì che beneficia di tanta grazia, ma la vicenda rimarrà negli annali, ripassate tra qualche secolo e vedrete che se ne parlerà ancora. Eterno.

2. 1960/1980. Roma/Mosca. Livio Berruti/Pietro Mennea. Non vi azzardate a farli incrociare, fulmini e saette sarebbero nulla a confronto, ma sfido chiunque a certificare il contrario: mai in penisola due maschi hanno corso più svelti. I 200 metri sono il loro pane, l’Olimpiade del 1960 nella città eterna apre l’era moderna e la falcata irresistibile sotto Monte Mario del torinese si accompagna al volo propiziatorio delle colombe che annunciano il trionfo. Vent’anni dopo, la scure del boicottaggio nega al barlettano di competere con i velocisti d’America; il mezzo giro di pista moscovita lo vede rincorrere, acchiappare, infine scavalcare proprio sul filo di lana Alan Wells, virgulto inglese che pare un pigmeo al cospetto dell’ingobbito Pietruzzo. Giganti.

Jury Chechi – http://www.lettera43.it

3. 1996. Atlanta. C’è un toscanaccio nerboruto, raccontano le cronache, che si muove con perfetta agilità tra gli anelli. A Barcellona quattro anni prima, a Sidney quattro anni dopo la malasorte vieta a Jury Chechi l’opportunità di mostrare al mondo della ginnastica ciò di cui è capace, ma ad Atlanta la dea bendata lo assiste e l’esibizione è clamorosa. L’urlo in mondovisione trasmette emozioni intense. Elettrizzante.

4. 1972. Monaco. Le corsie in piscina son sempre state avare di soddisfazioni per i colori azzurri. Ma una donna gentile, elegante, dalla classe cristallina, Novella Calligaris, si disimpegna con efficacia in tre competizioni, 400 e 800 stile libero, 400 misti: un argento e due bronzi e l’Italia, finalmente, compare nel medagliere del nuoto. A preparare il campo al fenomeno anni Duemila, di nome Federica… Leggiadra.

5. 1952, 1956. Helsinki, Melbourne. Last, but not least. Per ultimo ma non ultimo un personaggio che appartiene a tutti noi. Non può vantare un curriculum acclamato e paragonabile a quello dei blasonati, ma Carlo Pedersoli, più comunemente conosciuto col nome di Bud Spencer, ha preso parte a due spedizioni olimpiche. Nuotatore e pallanuotista, vi stupirà trovarlo tra i nomi di Olimpia ma in classifica tra i primi cinque un posto glielo assegno. Popolare.

E se mi son dimenticato di qualche fuoriclasse, non me ne vogliano, li porto comunque nel cuore.

 

One Response

  1. Francesco 23/07/2012

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