STORIA DI FIRENZE: IL TOUR DELLE MURA MEDIEVALI

Ecco la seconda puntata della serie di articoli di Luca Moreno sulla storia di Firenze. Le immagini sono numerate in continuità con quelle del primo articolo sulla Firenze romana.

Il Tour delle mura medievali

di Luca Moreno

Figura n. 4: le prime cinque cerchie di mura

Vi prometto che il prossimo contributo sarà più discorsivo, però guardate com’è interessante l’evoluzione del castrum che abbiamo conosciuto nel mio primo intervento, come insediamento primigenio della nostra Firenze. L’evoluzione delle mura cittadine (figura 4) sono specchio fedele dello stato di crisi prima e della rinascita poi, non solo di Firenze ma di tutta la nostra penisola. In figura 4, 1 il castrum nella sua forma, come dire, canonica; in figura 4, 2 invece la cerchia bizantina (VI secolo) che attesta una fase di contrazione sia in termini economici che politici (la contrazione è sicura, l’esistenza di questa cerchia è invece dibattuta); in essa non sono comprese né l’area del Duomo né quella di Palazzo Vecchio; in figura 4, 3, invece, un rovesciamento di tendenza che coincide con gli esiti positivi dell’appena trascorso dominio carolingio (la cerchia è del X secolo); essa infatti si riallarga, anche se non arriva ancora a coincidere con quella del castrum originario; la quarta cerchia invece (figura 4, 4), cosiddetta matildina (XI secolo) ci dimostra come Firenze abbia ormai intrapreso una vera e propria fase espansiva: il confine sud della città coincide ormai con la riva dell’Arno (notate il disegno del Castello d’Altafronte). Con la quinta cerchia del 1175 (figura 4, 5) abbiamo la testimonianza di una Firenze (repubblicana) in grande crescita, anche se lo zenit di questo processo si compie con l’ultima cerchia costruita nel 1333 (figura 5) dalle caratteristiche strutturali davvero eccezionali per i tempi (contorno nero: il castrum romano) […].

Figura n. 5: L’ultima cerchia di mura (1333)

Soffermiamoci su questo percorso murario di figura 5 perché, se si ha voglia di praticarlo, non solo si può osservare la città da diversi punti di vista, ma si acquisisce un’idea fisica del territorio racchiuso da questa cerchia (le lettere A, B, C, D indicano, rispettivamente, i quartieri: Santo Spirito, l’unico Oltrarno; Santa Croce; San Giovanni e Santa Maria Novella) Iniziamo la passeggiata virtuale partendo da Porta al Prato (5, 1); si prosegue, dopo aver fatto il sottopasso ferroviario, in direzione di Porta Faenza (5, 2) incorporata, ma comunque visibile, nella Fortezza da Basso (ovvero l’edifico pentagonale che vedete sotto il numero 2). A questo punto, prestando attenzione perché in questa zona è facile sbagliare strada, si prosegue per Viale Spartaco Lavagnini e si arriva a Porta San Gallo (5, 3) per poi discendere per Viale Giacomo Matteotti, alla fine del quale un tempo s’incontrava Porta Fiesolana, demolita nel 1865 nell’ambito del processo di ristrutturazione della città, dove ora invece possiamo ammirare il suggestivo Cimitero degli Inglesi (Piazzale Donatello) posto su una collinetta; proseguendo per Viale Antonio Gramsci si arriva poi a Porta alla Croce (5, 4). Le Porte al Prato, San Gallo e alla Croce sono le tre che furono costruite per prime. I tre viali appena citati sono le grandi vie di comunicazione fiorentine che hanno sostituito in toto la cerchia muraria, in questo tratto del percorso, quindi, completamente cancellata; questa parte, la più trafficata, è la meno accattivante. Le Porte citate sono visibili in figura 6.

Figura 6: Porte al Prato, Faenza, San Gallo e alla Croce

Dopo Porta alla Croce ci si dirige verso l’Arno, raggiunto il quale occorre deviare a sinistra, in direzione est, per attraversare Ponte San Niccolò. Qui il paesaggio cambia radicalmente e in meglio: dopo aver superato il fiume si prosegue in direzione di Via San Niccolò, dove s’incontra la Porta omonima (figura 5, 5 e figura 8) forse la più bella di tutte quelle rimaste (ridisegnata recentemente, non senza polemiche, da Clet Abraham); si passa sotto la medesima e si percorre qualche centinaio di metri; a questo punto occorre svoltare a sinistra per la brevissima Via San Miniato ed oltrepassare la Porta anch’essa denominata San Miniato (figura 5, 6) oltre la quale, piegando decisamente verso destra, s’incontra una salita molto ripida, ma non lunghissima – Via di Belvedere – che vi consente di costeggiare le mura medioevali.

Figura 7: Le mura visibili da P.le Michelangelo

Tale tratto di mura è molto ben visibile da Piazzale Michelangelo, guardando verso occidente (figura 7). Continuando a camminare si arriva in Via di San Leonardo e al Forte Belvedere (nel 2010 ancora chiuso per indagini della Magistratura a causa della terribile disgrazia della morte di due ragazzi); ci si accorge di essere in questo punto sia perché la salita è terminata, sia perché trovate, alla vostra destra Porta San Giorgio (figura 5, 7). Qui c’è da effettuare una scelta: puntare verso l’accesso che conduce al Giardino di Boboli e che si trova a pochi metri e quindi, costeggiando lo stesso, utilizzare l’uscita di Porta Romana, tappa successiva del nostro percorso; oppure proseguire per Via di San Leonardo e giungere in Viale Galileo Galilei e quindi cominciare a scendere ed arrivare, tramite questa strada, alla Porta medesima. Scegliendo la prima soluzione il tragitto è assai più breve, e ripercorrerete il tratto occupato dalle mura trecentesche; però entrando nel Giardino dovrete acquistare un biglietto di ingresso. La seconda soluzione invece allunga non di poco il tragitto e vi allontana dal percorso murario, però vi offre la possibilità di esplorare una delle vie collinari più deliziose di Firenze, quale è Via di San Leonardo, in mezzo ad ulivi, case e ville dalle caratteristiche inequivocabilmente toscane (una vera gioia) e di incontrare la Chiesa di San Leonardo in Arcetri, risalente ai primi secoli dopo il Mille e poi di percorrere Viale Galilei, anch’esso assai piacevole dal punto di vista naturale.

Figura 8: Porta San Niccolò

Giunti a Porta Romana – dal 1998 visitabile al suo interno – (figura 5, 8) si prosegue per Via Gusciana, dove è visibile un tratto lineare delle mura; al termine di tale via, proseguendo per Viale Vasco Pratolini e Viale Ludovico Ariosto s’incontra Porta San Frediano (figura 5, 9) l’ultima del nostro percorso, per completare il quale occorre a questo punto raggiungere l’Arno, piegare verso occidente ed attraversare il fiume utilizzando il Ponte alla Vittoria; oltre questo, passando per Via Fratelli Rosselli, si arriva nuovamente in Piazzale di Porta al Prato. Le ultime quattro Porte citate sono visibili in figura 9; tutto il percorso misura (se fate il giro più largo) all’incirca 12 chilometri.

Le mura dell’ultima cerchia che abbiamo appena percorsa furono progettate da Arnolfo di Cambio, ma parteciparono anche Giotto, Andrea Pisano e altri. La nuova cinta era alta 6 metri e lunga 8 chilometri e mezzo, passando dai 75 ettari della precedente a ben 480 ettari, con 63 torri e 12 porte monumentali (alcune poi scomparse). Nella zona nord le difese erano completate da un fossato, ottenuto con la deviazione delle acque del Mugnone; Porta San Gallo e Porta Faenza per esempio erano dotate di un vero e proprio ponte levatoio. La cinta, che rappresentò un notevolissimo sforzo economico per il Comune, era anche fonte di guadagno, ottenuto tramite tassazione imposta a tutte le merci in entrata e in uscita dalla città. Le maestose porte, alte 100 braccia fiorentine (circa 35 metri) erano anche le sedi della dogana. Ogni porta aveva una serie di addetti che vi lavoravano, fra i quali c’era anche il custode delle chiavi che apriva e chiudeva le grandi ante di legno mattina e sera, proteggendo la città dai malfattori.

Figura 9: Porte San Miniato, San Giorgio, Romana e San Frediano

Dopo questo importante intervento non furono più costruite mura; si ebbero, in epoca granducale (a partire dal XVI secolo) interventi di ristrutturazione e/o di rafforzamento, soprattutto per opera di Cosimo I. Nel Settecento, con un processo graduale, il Granduca Pietro Leopoldo Asburgo Lorena iniziò a smilitarizzare, lasciando un minimo esercito con funzioni puramente di rappresentanza, per cui tutte le strutture militari vennero abbandonate e solo in parte riconvertite: le mura, cioè, erano diventate vestigia del passato; esse, come abbiamo detto, furono nella maggior parte demolite, nell’epoca in cui Firenze fu capitale d’Italia.

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