COSCIENZA E CORRELATI ANATOMICI

di Simone Provenzano

Esiste un parallelo al nostro interno che è la fonte del mistero più grande. Da una parte la coscienza e la mente, dall’altra il correlato anatomico che ne determina il funzionamento: il sistema nervoso centrale.

Il mistero risiede nel fatto che qualcosa di inanimato, come la materia, possa produrre qualcosa come i pensieri, l’umore, i sentimenti, la filosofia, la poesia… cioè un qualcosa che esiste solo ad un livello superiore rispetto a quello dello stato fisico delle cose.

Dovremmo fare un po’ di storia per scoprire quali risposte hanno escogitato i filosofi della mente per rispondere alla domanda sulla connessione tra materia e spirito. Senza andare troppo lontano e nemmeno approfondire troppo vi propongo per primo il buon Edelman che per spiegare la coscienza ci propone mappe neurali, categorie percettive e darwinismo neuronale. In pratica ci descrive in modo un po’ troppo meccanico, occupandosi della questione come se stesse smontando un computer, prendendo in considerazione la parte funzionale ma non quella qualitativa della coscienza.

Un altro sicuramente degno di nota è un certo Penrose.  A me piace particolarmente perché inizia la sua discussione sulla coscienza dicendoci che non è qualcosa che possiamo smontare pezzetto per pezzetto per andare ad indagare come è fatta. Non esiste un algoritmo in grado di spiegarla.  Insomma ci dice che il mistero è un mistero! E a me questo tipo di ragionamento piace. Però Penrose rimane uno scienziato, e afferma che il mistero può essere spiegato. Basta spostare il piano della discussione ad un altro livello: quello dei quanti.

In pratica ci dice che non è possibile attraverso la fisica meccanica classica capire la coscienza. Quindi non saremo mai in grado di creare un computer super intelligente che sia cosciente di se stesso.  Ma attraverso la fisica quantistica possiamo toglierci delle soddisfazioni? Insomma alla fine Penrose finisce per indagare a livello quantistico le cellule dei neuroni, in particolar modo microtuboli e ammennicoli vari, non trovando neanche il proverbiale fico secco.

Ma la strada intrapresa è interessante. Fisica quantistica. La coscienza come una proprietà intrinseca di qualche materia… concetti da capogiro… concetti che ci conducono di fronte alla necessità di accantonare la voglia di smontare pezzetto per pezzetto le cose per capirle. C’è bisogno piuttosto di un abbraccio olistico, una visione d’insieme, in cui mente e materia si trovano in fusione, in cui le energie e le loro interazioni diventano talmente complesse da essere quasi inconoscibili.

Tutto ciò ci conduce nuovamente al mistero.

Ho scritto quasi 500 parole e non ho detto quasi niente, mi saltano alla mente le parole di Shan Hui che ci dice che  “Il vero vedere è quando non c’è più nulla da vedere”.

5 Comments

  1. Giovanni Agnoloni 31/07/2012
  2. simone provenzano 31/07/2012
  3. Giovanni Agnoloni 31/07/2012
  4. zoon 01/08/2012
    • S. P. 02/08/2012

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