di Simone Provenzano
Istinto e razionalità. Sappiamo più cose di quelle che riusciamo a esprimere.
Spesso, quando usiamo il termine “naturale”, intendiamo qualcosa di non strutturato che avviene per il semplice fatto che deve avvenire, qualcosa di genuino e semplice.
Nella realtà dei fatti ciò che è naturale non è affatto semplice e scontato. Anzi, forme che noi possiamo considerare casuali e semplici sono in realtà il prodotto di complicati intrecci, che in alcuni casi rispondono a specifiche formule, a relazioni tra variabili, numeri e processi matematici.
Lo scorrere dei fiumi, il modo in cui un fiocco di neve sceglie la propria forma, la propagazione di una risata in una folla, la traiettoria di una palla e la capacità di una persona di prenderla al volo.
Al pari del fiocco di neve, che non conosce le regole che lo portano ad assumere proprio quella forma, Buffon non conosce molto della fisica meccanica e non saprebbe spiegare quali regole e formule servono per capire la traiettoria del pallone.
Ma il portierone della nostra nazionale. nonostante non sia capace di comprendere coscientemente l’esatta quantità di forza e la direzione impressa alla palla, l’azione della gravità, l’attrito dell’aria e l’energia che deve consumare per superarla, le turbolenze che si creano attorno alla superfice della sfera e la velocità e la direzione della rotazione sulla stessa, riesce a parare. Riesce in un istante a decidere da che parte tuffarsi, allungare una manona e prendere la palla al volo.
Buffon ci riesce, tutti noi ci possiamo riuscire. Eppure per calcolare dove la palla arriverà e poterla prendere bisognerebbe saper effettuare un calcolo differenziale e tutta un’altra serie di operazioni collegate.
Allora come facciamo a fare questo calcolo?
La risposta è abbastanza semplice: usiamo la natura, usiamo la nostra natura.
Possiamo dire che usiamo l’istinto, tanto per dargli un nome, ma non spieghiamo niente dei meccanismi sottesi. Possiamo chiamarla intelligenza inconscia, ma rimane qualcosa di insondabile.
Rimane il fatto indiscutibile che se la usiamo, qualunque sia il suo nome, riusciamo a prendere la palla. Se ci fermiamo a cercare di fare calcoli, di pensare consapevolmente e coscientemente, prendiamo la fatidica pallonata nei denti!
La soluzione migliore è spesso la prima che troviamo. Nella media la prima risposta, quella data senza pensarci, è nettamente migliore rispetto a quella presa basandosi su tutti i dettagli. Già! Perché troppi dettagli ci distraggono. Troppi dettagli risultano fuorvianti. E noi, che viviamo questo scorcio di vita, ci troviamo nel bel mezzo dell’era dell’informazione. Siamo sommersi dai dettagli!
Quindi possiamo affidarci all’intuizione. L’intuizione è qualcosa che lavora a livello inconscio e ci consente di fare meglio le cose rispetto alla modalità unica del pensiero razionale cui la nostra società vuole affidarsi.
Attenzione però a non deresponsabilizzarci. Buffon si allena tutti i giorni da quando aveva una decina d’anni. Questo non dobbiamo sottovalutarlo. Le sue reazioni inconsce sono tarate su anni di preparazione. Il suo istinto conosce ciò che deve fare. Anche noi ci dobbiamo allenare per le cose a cui teniamo.
Ma non cadiamo nell’errore di contrapporre razionalità ed istinto. Sono strumenti a nostra disposizione che possiamo usare, che dobbiamo imparare ad usare. Fidiamoci del nostro istinto, fidiamoci della nostra capacità di capire quando è necessario fermarsi, prendere tempo e usare la razionalità e quando tuffarsi ad occhi chiusi.



Citando due tuoi vecchi post: istinto ma ANCHE razionalità è il concetto ispiratore del tao. Il panorama intrapsichico di ognuno di noi dovrebbe tendere ad armonizzare tutti i piani: è come avere una cassetta degli attrezzi piena di oggetti e imparare a usare quello giusto al momento giusto. un lavoro quotidiano faticoso e affascinante.
Esattamente. Grazie francesca.
a me viene in mente il tennis, a pensarci bene come si fa a ‘capire’ quando colpire la palla, come calcolare impatto e velocità… si fa, sfruttando le capacità innate dell’uomo, senza pensare
Io mi sento spesso sospeso tra istinto e razionalità…credo succeda un po’ a tutti, il desiderio forse di lasciare andare l’istinto che segue il cuore per poi far prevalere la razionalità…mi vien da chiamarlo buon senso, ma quello si raggiunge con l’età matura…o no?
il pensiero logico astratto è qualcosa che affiniamo con l’età a partire dall’adolescenza. questo si. Ma in definitiva razionalità e istinto sono entrambe modalità importanti. Nel post ho voluto mettere un accento in particolare sull’istinto, proprio per la diffidenza che generalmente proviamo nei suoi confronti e il ruolo che tendiamo ad attribuirgli. ci sono dei momenti in cui lo “strumento” razionalità non è funzionale e se non ci affidiamo alla “scelta di pancia”, all’istinto, rischiamo di bloccarci. in questo senso è importante fidarsi di ciò che sentiamo e dell’azione che scaturisce da questo sentire. A volte troppo pensiero ci impantana.
quello che tu chiami buon senso potrebbe essere proprio la capacità di capire quale strumento è meglio usare, tra istinto e razionalità, a seconda del caso.
Bello questo articolo, grazie Simone!
A Nicola…essendo ormai nell’età matura (almeno anagraficamente:-) ti direi che sì..indubbiamente il buon senso, invecchiando, si affina; ma sai cosa ho notato anche? Che aumenta la lentezza prima di agire che qui cito in senso positivo, mi riferisco a quel tempo necessario per riflettere prima di agire. Ora, non dico questo per contrastare quello che giustamente Simone dice cioè”:Nella media la prima risposta, quella data senza pensarci, è nettamente migliore rispetto a quella presa basandosi su tutti i dettagli. Già! Perché troppi dettagli ci distraggono. Troppi dettagli risultano fuorvianti” ma nel senso che qualche secondo in più (che da giovane era del tutto assente) beh…può rivelarsi molto utile…
giustissimo, grazie di aver ampliato la discussione Luca..