di Claudia Boddi
Succede che passata la terza età, spesso ci si dichiari non più pronti ad accogliere l’Amore e la sua spietatezza: meglio la compagnia di un buon libro o di un buon film. Ma perché non si possono fare entrambe le cose? Così deve aver pensato anche Michele Placido (anni 66) che ha sposato Federica Vincenti (anni 29), più giovane anche della figlia dell’attore, Violante. Non è solo gossip ma una questione che ci offre uno spunto di riflessione.
Sempre più comuni le unioni che vedono lui molto più grande di lei; meno – anche se comunque ci sono – i casi nei quali è lei ad avere un partner più giovane. Questi ultimi – chissà come mai?! – suscitano molto rumore nell’opinione pubblica, e nell’era dei social network, nella quale tutti ci sentiamo obbligati a dire la nostra, non si lesinano prese di posizione e critiche urlate ai quattro venti o sbattute in prima pagina.
Succede. Possiamo trovare illustri esempi di amori “sproporzionati”, in cui lui è molto più vecchio di lei, in molti ambiti del vivere comune: dalla politica alla musica, dalla letteratura allo spettacolo. Era il 1992 quando la storica compagna di Woody Allen, Mia Farrow, scoprì la relazione “scandalosa” tra lui e la figlia adottiva Soon-Yi. Non si trattava di incesto in quanto Allen era solo il compagno della madre ma i 35 anni di differenza fecero rimanere il mondo a bocca aperta. Durante il processo intentato contro di lui dalla Farrow, il famoso regista e attore americano fu scagionato dalla accuse di violenza carnale sulla figlia adottiva Malone ma perse la custodia dei figli. Allen e Soon-Yi si sono sposati a Venezia nel 1997 e hanno adottato a loro volta due bambine.
Succede, come succedeva ai tempi dei grandi geni da Shakespeare a Pasolini passando per Nabokov che riuscì a pubblicare “Lolita” solo nel 1955 perché a lungo rifiutato dalle case editrici a causa del contenuto esplicito che richiamava alla pedofilia. Nel 1962, un altro genio, Stanley Kubrick trasse dal romanzo una pellicola che è stata di recente rifatta da Adrian Lyne (1997).
Ma succede, senza scomodare i grandi, anche alla gente comune perché le emozioni non invecchiano mai. La tarda età non è l’archivio della libido o degli affetti ma una fase del ciclo di vita in cui tutto ciò che si è provato, dolore, amore, passione continua a sussistere. Piuttosto, si trasforma. Diventa, con gli anni, il tempo, l’esperienza, gli inevitabili acciacchi fisici e i mutamenti della psiche, un sentimento diverso. Nuovo.
“La patologia principale della vecchiaia – diceva Hillman – è l’idea che ne abbiamo”. E Jung diceva che la tarda età è il momento in cui si raggiunge il fine stesso della vita. È il naturale prolungamento dell’esistenza, il continuum con il passato. Si vive questa fase come si è vissuta l’intera esistenza: del resto, nessuno si sveglia una mattina e si ritrova anziano. Ogni persona cambia, matura, evolve ma se continuerà ad avere curiosità, interessi, scopi e obiettivi da raggiungere, invecchierà guardando al mondo con la stessa intensità del passato. La passione non si spegne con gli anni, ma con la volontà.




Concordo pienamente, e trovo la frase finale assolutamente esatta!
Giovanni ed io abbiamo diverse cose in comune, tra le quali la metodologia di scrittura della narrativa, ma stranamente stavolta siamo stati colpiti dai capi opposti dell’articolo: lui dall’ultima frase, io dalla prima.
Un’altra cosa che abbiamo in comune (e che abbiamo in comune con Claudia) è la (relativamente) giovane età, un’età nella quale (per usare le parole dell’autrice) è forse più facile essere disposti ad accogliere l’amore e la sua spietatezza.
Ma quando sulle spalle hai il bagaglio di dolori e batoste di un settantenne, ci sta che non si sia più disposti a rimettersi in gioco, a salire un’altra volta sulla giostra.
Non è una questione di età che smorza le passioni, ma di cicatrici che ancora fanno male, di desiderio di non soffrire più a vuoto. È vigliaccheria? Forse, ma chi può biasimarla? È forse disdicevole non essere eroi? E, soprattutto, è così un cattivo compromesso il baratto dell’anestesia delle emozioni in cambio di una confortante serenità?
E’ una domanda decisiva, Roberto. E sensata. Però ricordo il film “Will Hunting”, quando Matt Damon convince Robin Williams, rimasto vedovo, a tentare (almeno partendo da un viaggio) di farsi un altro giro, nella giostra della vita. E penso che le batoste, le cicatrici, ci possono essere a ogni età (io ne ho avute proprio come lo psicologo di quel film, lo posso testimoniare). Credo anche che l’amore sia qualcosa che, per quanto uno la cerchi, è lei che ti trova, quando è il momento. Dunque non biasimo certamente chi non se la sente più di rischiare, ma penso che forse allora vuol dire non era stato veramente “trovato”. E non è colpa di nessuno, eh… solo quella singolare alchimia di volontà individuale, fatti esterni e “sincronicità” dei due elementi che è quello che, sinteticamente, si tende a chiamare “destino”.
No, infatti, credo che questo sia uno degli aspetti più soggettivi in assoluto dell’esistenza umana! Anch’io non so come mi comporterei tra trent’anni, quello che spero è di mantenere sempre vivo l’interesse per il mondo e per quello che offre… e poi ciò che mi interessava sottolineare era la non esclusione a priori di questa possibilità, evitando sterili generalizzazioni
Quindi tu, Giovanni, ritieni che se l’amore arriva è talmente forte da vincere le reticenze di di chi ne viene travolto, a qualsiasi età, se non ho capito male.
È senz’altro una visione interessante, e che mi piace per la positività che esprime, anche se credo che molto dipenda da quanto le barriere che la persona si è costruita attorno sono alte e spesse.
Poi è chiaro che il viaggio costituisce sempre un’opportunità, ma riesco anche a comprendere chi, a un certo punto, decide di starsene nella propria tana.
E l’hai fatto benissimo, Claudia: le generalizzazioni e gli stereotipi sono sempre artificiosi, sconvenienti e fuorvianti.
Quello che dici nel tuo pezzo è senz’altro vero, a partire dal titolo che costituisce anche il concetto cardine dell’articolo. La possibilità che segnali è incoraggiante, e fa vedere l’autunno della nostra vita sotto un’ottica decisamente più lieve di quella a cui siamo abituati.
Quello che volevo significare, col mio intervento, è che il rifiuto di tale possibilità è qualcosa di (oltre che legittimo) assolutamente comprensibile e rispettabile.
In teoria sì, Roberto, come a ogni età i muri che ci siamo costruiti per paura di soffrire ci possono impedire di coglierlo. E’ la logica del “sì” o del “no” del libero arbitrio all’Amore, che è una forza cosmica che si manifesta in tanti modi diversi.