HERBERT PLANK, DISCESISTA CAMPIONE DEGLI ANNI SETTANTA

di Nicola Pucci

Chi ha imparato a conoscermi avrà colto la mia totale fedeltà a tutto ciò che profuma di passato. Orbene, siamo in pieni anni Settanta e il vostro scriba annunciava al mondo il suo amore incondizionato al pianeta sportivo.

Herbert Plank (nr.14) con Collombin e Klammer – http://www.tagblatt.ch

Herbert Plank: la vita del discesista campione anni 70

Herbert Plank, di Vipiteno, classe 1954, appartiene all’epopea d’oro dello sci italiano, quella della Valanga Azzurra tanto per intendersi.

La Rai, in bianco e nero, trasmetteva le discese a valle di spericolati velocisti i cui nomi appartengono alla storia degli sport invernali. Roland Collombin che si frantumò a Val d’Isere e rimase paralizzato a vita, Bernhard Russi che piaceva alle donne, “kaiserFranz Klammer, uno dei più grandi se non il più grande di sempre. E io trovai appassionante la lotta impari che l’azzurro affrontò sempre con grande coraggio e qualità tecnica.

Sciava bene Herbert Plank, molto bene. Ma ebbe la sventura, – o la fortuna, visto che la fama degli idoli dipende anche dall’aver affrontato giganti invincibili -, di incrociare il proprio destino con quello di campioni più grandi di lui. Tifavo e lo sostenevo con l’entusiasmo del ragazzo, era il mio eroe e quando si lanciava giù in picchiata dal cancelletto di partenza fremevo di impazienza nell’attesa del tempo all’intermedio.

Vinse gare prestigiose, il nostro. Su piste il cui blasone evoca la leggenda. A Val d’Isere nel 1973, e fu il primo trionfo in Coppa del Mondo. A Wengen nel 1976. La straordinaria doppietta casalinga Valgardena/Cortina nel dicembre 1977. Quinto ed ultimo successo nella kermesse più popolare del Circo Bianco, Lake Louise nel marzo 1980. E poi numerosi piazzamenti sul podio, a certificarne competitività e costanza di rendimento. Sempre tra i primi per quasi un decennio.

Gloria olimpica ne ha avuta anche, Herbert Plank. Innsbruck 1976, il giorno della vita per Franz Klammer davanti all’Austria intera. Sul secondo gradino del podio, e poteva essere altrimenti?, Bernhard Russi; terzo l’azzurro, artefice di una discesa magistrale.

Non farò torto a nessuno se piazzo Herbert Plank tra i tre più forti liberisti della sci italiano. Zeno Colò, abetonese purosangue, e l’ampezzano Kristian Ghedina forse lo precedono in graduatoria ma oggi, 3 settembre anno del Signore 2012, ho voglia di augurargli buon compleanno. Perché gli eroi dell’adolescenza trovano posto nel cuore, e di lì non si muovono. Mai.

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