ITALIA DONATI: L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE NELL’ITALIA DELL’OTTOCENTO

Introduzione e intervista di Simone Gambacorta

[Intervista pubblicata nel quotidiano di Teramo «La Città» sabato 25 agosto 2012]

La maestra delle donne

Un libro di Paola Luciani sull’insegnante Italia Donati e la lotta per l’emancipazione femminile nell’Italia dell’Ottocento

Paola Luciani ha appena pubblicato il saggio La condizione delle maestre italiane alla fine dell’Ottocento. Il caso di Italia Donati (Galaad Edizioni, pp. 120, Euro 10, con prefazione di Germana Goderecci). Grazie a questo libro torna alla ribalta il “caso” di una donna che con la sua stessa vita ha dato un contributo tragico e decisivo alla causa dell’emancipazione femminile. Il volume inaugura la nuova serie dei “Quaderni di ricerca europei”, una collana di pubblicazioni scientifiche diretta da Igor De Amicis, ed esce con il patrocinio dell’Università degli Studi di Macerata e sotto l’egida dell’Ufficio di Parità della Provincia di Teramo.

– «La storia di Italia Donati è una delle numerosissime storie che hanno segnato drammaticamente il percorso di emancipazione delle donne di tutti i secoli». Così scrive Germana Goderecci nella prefazione al suo libro. Chi era Italia Donati e perché uno studio su di lei?

Italia Donati era una giovane maestra nel periodo post-unitario. Di umili origini, fu chiamata a prestare servizio nel comune di Porciano, e lì costretta dal Sindaco a sistemarsi in una delle sue abitazioni, sopportando pesanti avances e pressioni psicologiche. L’ospitalità forzata del Sindaco e delle sue due amanti appesantì le maldicenze popolari sulla moralità della giovane maestra, e nel giugno del 1886, attanagliata dalla pesantezza delle calunnie, decise di compiere un gesto estremo e si suicidò a soli ventitré anni nell’indifferenza dei porcianesi. Lo studio su Italia Donati vuole essere un tributo, seppur minimo e tardivo, a tutte quelle donne che, giorno dopo giorno, sono costrette ad affrontare le ipocrisie, le discriminazioni e gli abusi di tutti coloro che ritengono di poterle umiliare per il solo fatto del loro esser donne.

– Quale idea aveva la Donati della scuola e dell’educazione?

La Donati era stata istruita privatamente e sostenne due volte l’esame per l’abilitazione all’insegnamento. I cintolesi erano convinti che una giovane come lei, di origini così umili, avrebbe fatto meglio ad occuparsi delle faccende domestiche piuttosto che perdere tempo a studiare. Stupì tutti quando ottenne l’insegnamento a Porciano ed il suo onorario servì a pagare la pigione mensile dei famigliari. L’esercizio di questa professione rappresentò per Italia il riscatto sociale tanto desiderato per se e per la sua famiglia. Quindi se si dovesse sintetizzare in una formula il “contributo” della Donati alla causa dell’emancipazione, quali parole potremmo utilizzare? Fu specchio tragico e fedele della sua epoca, delle sofferenze, dei patimenti e delle umiliazioni che le donne di ogni ceto sociale erano costrette a vivere nel tentativo di affermare se stesse.

– Che contesto era quello delle maestre italiane di fine Ottocento, cioè quello in cui la Donati visse e operò?

La legge Coppino (1877) rese gratuita l’istruzione elementare riducendo di molto l’analfabetismo post-unitario, ma gravò sui Comuni l’obbligo di provvedere al mantenimento delle strutture e la gestione dei rapporti di lavoro. Questa forma di libera contrattazione portò i Sindaci ad applicare condizioni salariali ad personam perpetuando una forma discriminatoria di genere: il salario di una donna corrispondeva ad un terzo di quello maschile. E le giovani maestre erano anche soggette e specifici rapporti sulla moralità redatti dagli stessi sindaci; come si evince il passo verso l’abuso e il ricatto (anche a sfondo sessuale) era breve.

– Come si collocava la Donati in un simile clima culturale?

La storia della Donati è la storia di tutte le maestre di fine ottocento; la condizione inedita della giovane professionista nubile che abbandonava il focolare domestico rendendosi economicamente autonoma era vista con sospetto e per questo veniva emarginata dalle altre donne e compiaciuta dagli uomini.

– Parlavamo prima delle ragioni del libro. Com’è nato l’interesse per la figura e l’esperienza di Italia Donati?

La conoscenza della storia della Donati è avvenuta per caso, sfogliando i quotidiani in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Caldarola sulle pagine de “Il Riformista” rifletteva sulla condizione del precariato degli insegnanti e sul decadimento dell’edilizia scolastica facendo un paragone con la situazione scolastica di fine ottocento.

– Che tipo di lavoro è stato necessario portare avanti per realizzare la ricerca?

La realizzazione del testo ha previsto una intensa ricerca archivistica. Solo sulle pagine de “Il Corriere della sera” del luglio 1886 è riportata la cronaca del funerale di Italia Donati a firma di Paladini. Sulle pagine del “Corriere di Roma”, invece, la pungente penna di Matilde Serao accenna alla vicenda della Donati e la affianca a quelle di altre maestre morte in simili circostanze realizzando una feroce denuncia sociale.

– Sulla Donati è anche stato scritto un romanzo?

Si, “Prima della quiete. Storia di Italia Donati” di Elena Gianini Belotti e da internet apprendo della volontà di realizzare anche un film.

– Che idea si è fatta, lo studio che ha realizzato, del carattere, della personalità, di Italia Donati?

Italia Donati era una donna dalla forte personalità, molto determinata. Aveva piena coscienza dell’importanza socio-culturale del suo nome. Era spinta alla professione dell’insegnamento da una vocazione molto profonda. Non ebbe alcun ripensamento, sopportò con tenacia le calunnie delle paesane, le avances dei loro mariti, le avversità del clero e la derisione degli alunni. Cercò sempre di difendere il proprio onore e di conservare l’integrità della sua dignità, anche a costo della vita.

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.