MATTEO RENZI, IL CANDIDATO

di Alberto Giusti

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha definito la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico come il “segreto di pulcinella”, lasciando pochi dubbi a chi si domandava se avrebbe scelto di continuare quello che ha definito più volte “il lavoro più bello del mondo” (fare il sindaco di Firenze appunto) o prestarsi ad altre avventure politiche.

Mentre molti fiorentini si preoccupano di quel che ne sarà della loro città, è il caso di analizzare il nuovo impegno di Matteo Renzi da due diverse prospettive: la prima, quella del “candidato”; la seconda, chiamiamola de “l’eletto”, nel caso in cui dovesse vincere le primarie e successivamente riuscire ad arrivare al governo del paese.

Matteo Renzi (da www.befan.it)

Dal punto di vista del “candidato”, non c’è dubbio che Matteo Renzi sia probabilmente un ariete da sfondamento come non se ne vedevano da tempo nel nostro paese. È giovane, ha ottenuto una visibilità televisiva di prim’ordine, sa come utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione e i social network, anzi si potrebbe dire che in questo campo ha fatto scuola; è riuscito a catalizzare su di sé l’attenzione del paese attraverso le giornate alla Leopolda, grandi convention realizzate anche con ex personale Mediaset, e ha trovato facile sponda negli atteggiamenti chiusi di molti personaggi del suo partito, che ha potuto accusare di eccessiva vetustà e attaccamento alle poltrone,ottenendo così, che gli sia piaciuto o no, l’appellativo di “rottamatore”.

Non esito a dire che Renzi sia un “candidato” vincente. La sua immagine e il suo background gli permetteranno sicuramente alle primarie, e poi chissà, di ottenere molti voti anche in ambienti in cui tradizionalmente il Pd non fa man bassa, ovvero al centro dello schieramento politico, tra i molti delusi del centrodestra che non hanno ancora trovato un degno sostituto di Berlusconi. Naturalmente, non catalizza certo il consenso all’estrema sinistra, ma non è con quei voti che si vincono le elezioni.

Passiamo perciò a valutare il Matteo Renzi “eletto”. Quali ministri, quale programma, quali politiche pubbliche porterebbe a Roma? E quanto sarebbe in grado di governare? Per come si è mosso finora come sindaco di Firenze, possiamo dire che predilige le politiche che permettono una certa visibilità e un consenso diffuso: il cambiamento degli arredi urbanistici, la decisione unilaterale su scelte in materia di trasporto pubblico (vedi: niente più tramvia al duomo e pedonalizzazioni varie), la manutenzione ordinaria. Ancora poche le scelte di grande impatto, sempreché in campagna elettorale non riceva il via libera dei Della Valle per lo stadio, e i lavori delle nuove linee tramviarie stentano a partire.

Da quanto invece abbiamo visto alla Leopolda dovrebbe emergere la sua idea della politica nazionale. E qui i dubbi si accavallano. Si tratta certamente di una convention di tipo nuovo, un format diverso, interessante, frizzante, ma arrivati al dunque ci leggiamo i 100 punti e non troviamo poi questa rivoluzione copernicana. Un calderone di idee lanciate un po’ da tutti, il vecchio col nuovo, poca sinistra e parecchie contaminazioni liberiste. Se la sfida dello stato italiano nei prossimi anni, oltre a rilanciare l’economia, è quella di riformare lo stato sociale, l’impressione è che rimarremo ancorati al modello famiglia-centrico di democristiana memoria, con poco spazio per le agognate riforme dei diritti civili. E quale idea di paese per il futuro? Non lo abbiamo ancora inteso. Se la presentazione ufficiale della sua candidatura è così vicina, speriamo che presto ci chiarisca le idee.

Sta comunque ai suoi avversari, e qui mi rivolgo ai primi, a Bersani, portare al dunque Matteo Renzi e far intendere agli italiani qual è veramente la scelta che compiono. Marcare le differenze non fra gli stili, ma fra i contenuti, è l’unica strada per rendere chiare per tutti queste primarie del centrosinistra. E per rendere gli elettori consapevoli del tipo di governo che andranno a scegliere.

One Response

  1. Emiliano 31/08/2012

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