di Ferdinando Cocciolo
Giorni importanti e convulsi per il ciclismo italiano e mondiale tra la Vuelta a España, che ha assistito al tanto atteso trionfo di Alberto Contador, e i prossimi Campionati del Mondo, con una Federazione che ha già deciso la prossima Nazionale, al posto del ct. Paolo Bettini.
Il ciclismo non si ferma mai, non ha soste preventivate, come quelle decise ad esempio dal campionato di calcio dei miliardari. Nel ciclismo, soprattutto, non concedono sosta la fatica, la sofferenza, sì… quelle variabili “umane” che qualcuno vuole affossare col doping. Si vorrebbe tanto parlare di ciclismo pedalato, di gare, ma sembra quasi impossibile. Ed allora ne abbiamo di argomenti tra la Vuelta che ha visto, come nelle belle favole, il tanto atteso ritorno di un re, vergognosi fatti di doping che invece hanno visto la caduta definitiva di un altro re come Armstrong e le gare del calendario italiano disputate anche in funzione dell’ormai prossimo appuntamento mondiale di Valkenburg il 23 settembre.
La Vuelta a España – che si è appena conclusa, come ogni anno, a Madrid -, la gara a tappe che, per antonomasia, è considerata la terza in ordine di importanza dopo il Tour de France e il Giro d’Italia. La Vuelta che, invece, in realtà, ha smentito questa considerazione a priori, per la difficoltà del percorso che ad esempio non ha avuto il Tour 2012 e la qualità dei protagonisti. La gara a tappe spagnola, come una donna corteggiata, attendeva il grande ritorno, quello di Alberto Contador, il re degli ultimi anni nelle grandi gare a tappe che, improvvisamente, è stato “spogliato” del suo ruolo indiscusso e riconosciuto, che quindi attendeva con molta impazienza il momento della rivincita. Proprio nella sua terra. Inutile ricordare che l’alfiere della Saxo è stato fermato per una squalifica per doping, durata sei mesi (per la retroattività). Alberto, nel suo palmares, risulta ufficialmente vincitore di un Giro (2008), due Tour (2007 e 2009), e due Vuelta (2008 e 2012). Ma la storia del ciclismo, quella che non vuole (al momento senza troppo successo) avere a che fare con stregoni e imbrogli, dice che Contador ha in bacheca un altro Giro (2011) e un altro Tour (2010), revocati. La vicenda dello spagnolo ha ancora molti lati oscuri che molto probabilmente non verranno mai alla luce, ma a noi questo non interessa, ci preme sottolineare il ritorno, l’impresa di colui che è il più forte interprete mondiale delle gare a tappe. L’ultima occasione per i rivali di attaccare la sua leadership, la terribile salita “Bola del Mundo”, ha invece visto il trionfo della rabbia, della forza mentale, della determinazione di un uomo che ha vinto l’edizione 2012 della Vuelta davanti a due big, Rodriguez e Valverde. Due “cagnacci”, due corridori che le hanno davvero provate tutte (soprattutto il primo che è stato a lungoin testa alla classifica generale) per portare a casa un risultato che, evidentemente, era nel destino dell’ex portacolori dell’Astana. Probabilmente, a 34 giorni dal ritorno alle competizioni, non è ancora il “Contador dei giorni migliori”, ma ha prevalso la voglia di dimostrare al mondo intero che lui c’è, ha tanta voglia di riaprire un ciclo (ha già annunciato forte che punterà con decisione al Tour dell’anno prossimo), di dare definitive risposte.
A proposito di rivincite, naturalmente vi è stata anche quella di Valverde, anche lui ritornato a certi livelli dopo una squalifica per doping, e non si può dimenticare il successo proprio nella “Bola del Mundo” del risorto Denis Menchov, che era stato dato quasi per finito, dopo il successo di tre anni fa al Giro.
E gli italiani? Per alcuni la Vuelta, come sovente avviene, doveva rappresentare “l’ideale trampolino di lancio” per i Mondiali, per altri l’occasione per mettersi in mostra e vincere qualche tappa e ben figurare in graduatoria. Ebbene, i due successi di tappa del giovane Cataldo (in una delle tappe più dure in salita) e del redivivo Daniele Bennati (autore di una grande volata e ottimi piazzamenti dietro il “cannibale” Degenkolb) non possono “mascherare” le delusioni provenienti da chi poteva fare molto meglio in classifica e da chi doveva dare risposte in chiave mondiale. Il giovane Eros Capecchi della Liquigas ha già avuto la chiamata di Paolo Bettini per il mondiale olandese, una grossa responsabilità di classifica, ma possiede la classe e le caratteristiche per poter rendere molto di più in una gara a tappe. Lui e Rinaldo Nocentini hanno la sicurezza di far parte della “nuova nazionale” (praticamente decisa a tavolino dalla Federazione, come vedremo), sicurezza che non ha più, tra l’altro, Damiano Cunego, e non solo per le brutte figure rimediate in Spagna.
Quante volte abbiamo parlato di questo corridore come di un atleta dal potenziale tecnico e qualità immense, che potrebbe dare molto di più, in termini di vittorie e continuità. Il vincitore di tre Lombardia, un Giro e un Amstel Gold Race, doveva disputare la Vuelta in funzione di un Mondiale che non disputerà per le “strampalate” decisioni federali, e probabilmente non avrebbe meritato. Un campione come Cunego, che in questa stagione non ha brillato neanche nelle grandi classiche ed è stato sesto al Giro, definito da molti addetti ai lavori (come del resto Filippo Pozzato) “il corridore più talentuoso” non può correre una gara a tappe di tre settimane senza praticamente comparire nell’ordine d’arrivo. Avrà influito la decisione comune Bettini-Federazione di non convocarlo? Non è questo il punto…
Ed allora, mentre Alberto Contador trionfava nella sua terra, in Italia, sotto gli occhi attenti del ct. Paolo Bettini, si disputavano le gare italiane, legate alle decisioni dell’ex campione che tra pochi giorni dovrà ufficializzare i 9 nomi dei Nazionali per Valkenburg. Ma che nazionale sarà? Per il momento la notizia sicura è data dall’attribuzione dei gradi di capitano a Vincenzo Nibali, in gran forma, tornato alla vittoria nel Giro di Padania (Monviso-Venezia) con un successo di tappa e significative prestazioni in salita di fronte a personaggi del calibro di Franco Pellizzotti e Davide Rebellin. Scelta più che giusta, considerato che, attualmente, Vincenzo (terzo quest’anno al Tour e alla Liegi) è l’unica garanzia, in un quadro “nebuloso” e reso ancor più complicato dalle “strane” decisioni della Federciclismo che ha deciso di non convocare in nazionale tutti coloro “protagonisti di inchieste giudiziarie o indagati”. Insomma, la prossima nazionale italiana di ciclismo, più che dalle scelte del commissario tecnico, sarà decisa da Di Rocco e compagni e corridori del calibro di Enrico Gasparotto (lo ricordiamo vincitore proprio sullo strappo del Cauberg dell’ultima edizione dell’Amstel), Giovanni Visconti (sarebbe indagato per la solita frequentazione del dott. Michele Ferrari, ma in buona condizione fisica e uno dei migliori interpreti delle classiche), il già citato Cunego (indagato con altri corridori della Lampre e Saronni in un’inchiesta), e per finire Alessandro Ballan (ultimo vincitore italiano di un Mondiale, una discreta Vuelta anche all’attacco e in questa stagione secondo al Fiandre e terzo alla Roubaix), non possono far parte della Nazionale Italiana. Decisione assurda, paradossale, senza criterio, che speriamo non vada ad incidere davvero sul risultato finale in Olanda, e che non è mai stata adottata dalle altre federazioni. Ma si sa, gli attuali organi dirigenziali e della giustizia sportiva italiana stanno dando esempio di come si possano inventare scelte e decisioni che vanno a sbattere contro la coerenza, la linearità e le stesse fondamenta dell’ordinamento giuridico.
Ma per il Presidente Renato Di Rocco, il Coni e la Federciclismo, non vale la presunzione di innocenza? Lo sanno che nelle ultime Olimpiadi (dove, è bene ricordarlo, non ha gareggiato Pozzato, mai indagato da nessuna Procura, solamente deferito e in attesa di giudizio) hanno corso corridori che in un recente passato hanno avuto a che fare con la giustizia come Kolobnev e atleti già squalificati dalle loro federazioni? Se la Spagna farà correre al Mondiale Valverde e Contador, allora l’Italia potrebbe schierare ad esempio Danilo Di Luca e Davide Rebellin, che sono in formissima e hanno già pagato (e non si venga a parlare della questione dei due anni di squalifica).
L’impressione, inquietante, è che il ciclismo, soprattutto sui piani internazionali, sia gestito da personaggi che, invece di pensare alla tutela e ai diritti dei corridori (a tutti gli effetti, lavoratori) badino ai propri interessi, all’immagine, tuttavia sempre più a rischio dopo le ultime vicende (vedi questione Armstrong).
Non ci resta che sperare, per il mondiale che si disputerà tra quindici giorni, nella forza e nell’orgoglio di giovani come Diego Ulissi, Moreno Moser, Oscar Gatto e il solito… Squalo dello Stretto.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.




Commento con colpevole ritardo il bell’articolo di Cocciolo.
Le decisioni della Federazione sono tanto deliranti quanto autolesioniste, e sulle strade d’Olanda probabilmente verranno pagate a carissimo prezzo.
In nome di un frainteso concetto di etica sportiva (che trova applicazione, anche se più strumentale, pure nel calcio, come dimostra il caso Criscito) sono stati esclusi dei ciclisti sulla base di una discutibilissima presunzione di colpevolezza fino a prova contraria.
Per quanto mi riguarda, finché non c’è sentenza di condanna un ciclista è convocabile, così come lo è se ha estinto la pena relativa alla sua condanna (nulla da ridire, dunque, che Vinokurov abbia vinto l’Olimpiade).
E anche qualora la sentenza fosse di condanna (e questo è l’unico punto su cui dissento da Cocciolo), mi permetto di pensare che essa ricostruisca una verità processuale, che non necessariamente risponda alla realtà dei fatti. Su Armstrong, infatti, ci sono ancora moltissime zone d’ombra.
Ma soprattutto, la parte del generoso, dell’etico, la puoi recitare quando sei messo talmente bene da potertelo permettere. Rinunciare soprattutto a Enrico Gasparotto, vincitore dell’ultima Amstel Gold Race (corsa proprio sulle strade su cui si correrà il mondiale) è un regalo agli avversari che un’italbici in ginocchio non avrebbe dovuto fare.
Un’italbici che continua a gloriarsi di Vincenzo Nibali, che considera la sua punta di diamante. Figuriamoci il resto!
Nibali ha 28 anni e in carriera ha vinto una Vuelta praticamente senza avversari (il Giro di Padania non lo considero tra i trofei che contano di più. Mi perdoneranno gli organizzatori). Nell’anno in corso ha sfigurato alle Olimpiadi ed è arrivato terzo in un Tour de France in cui arrivare terzo era una colpa piuttosto che un merito. Tenendo conto delle assenze di Contador, di Schleck, di De Gendt e di Rodriguez, di un Hesjedal affaticato dal Giro, della crisi di Cadel Evan e di un Ivan Basso declassato a gregario dopo il fallimento in Italia, di una cronometro che lo favoriva, il terzo posto di Nibali vale un quinto, forse sesto posto effettivo. Probabilmente lo squalo era l’ultima occasione della carriera per lo squalo di arrivare in giallo ai Campi Elisi.
E a proposito del succitato Contador, il suo ritorno al ciclismo che conta fa bene al movimento, che ha bisogno di fenomeni, di star.
È tra i primi 5 in salita, tra i primi 5 a cronometro… Un vero fenomeno.
Forse un giorno anche l’Italia potrà tornare a vantare un campione di questo livello. Un campione che, magari, di cognome farà Moser.
Nibali è un buon corridore, senza dubbio…ha vinto una Vuelta perchè Igor Anton è caduto quando era nettamente in testa alla classifica, al Giro è salito due volte sul podio così come quest’anno è stato terzo al Tour…non ha paura ad attaccare da lontano e ci ha provato sia al Giro di Lombardia che alla Liegi-Bastogne-Liegi…al mondiale di Geelong (quello vinto da Hushovd in volata) del 2010 fu lui ad infiammare la corsa…insomma, è in prima linea da febbraio a ottobre ed ha ottenuto buoni risultati, non è certo un fuoriclasse ma lo promuovo…Contador è tutt’altra cosa, su questo non ci piove, le nuove leve avanzano e nei prossimi anni ne vedremo delle belle con Sagan, Degenkolb, Moser, Demare…
La penso come te, Nicola. Nibali è un buon corridore ma niente di più, e se non fosse italiano non ci disturberemmo nemmeno a parlare troppo di lui.
I media nostrani tendono a esaltarlo, ed è comprensibile: in tempo di vacche magre anche un tozzo di pane e un bicchiere d’acqua ti sembrano chissà che.
L’augurio è che Nibali sappia essere un degno traghettatore dagli anni di Nibali a quelli di Moser.
Tra i nomi che hai citato ne aggiungerei uno: Rigoberto Uran. Un giorno trionferà a un grande giro.
Innanzitutto, grazie agli amici Roberto e NIcola, che seguono i miei articoli….. E credo che nasca immediatamente….. una comune considerazione, quella di voler parlare…. esclusivamente di ciclismo pedalato, di corse( compreso il mondiale, ce ne sono ancora tante sino al termine della stagione…..), ma evidentemente…. è impossibile. La gestione dirigenziale, sui piani nazionale e internazionale, dell’attuale ciclismo, è affidata a personaggi che seguono…. l’andazzo della giustizia ordinaria, quantomeno di alcune sue componenti, ossia quello di giudicare e condannare a priori, senza approfondimenti, anche di natura giuridica, senza il principio del confronto tra le parti che invece deve essere importante per permettere all’accysato di difendersi… In poche parole, cosa si evince dalle decisioni ultime della Federciclismo a cui ho fatto riferimento nel mio articolo? Che si è già stabilito che Cunego, Ballan, Gasparotto, Visconti( insomma diremmo… mezza nazionale..) sono colpevoli, e di cosa poi? se si considera che neanche le Procure che ci stanno lavorando sopra hanno un quadro definitivo e ben delineato? A noi interessa un ciclismo pulito, lineare, sano…. dove non si nasconde nulla, dove sono i corridori, nel bene e nel male, ad avere un ruolo primario, e non…. a quanto pare….. dirigenti incapaci…. distruttivi e stregoni del doping. Come dice Roberto, dove è la presunzione di innocenza? che dovrebbe valere per qualsiasi uomo e non per qualcuno.? NOI non vorremmo che davvero la Federazione e il Coni facessero brutte figure e dovessero rimangiarsi più di qualcosa…. alla vigilia di un Campionato del Mondo dove agonisticamente non possiamo fare brutte figure. E le brutte figure, i dirigenti della Federciclismo l’hanno già fatte per il caso Pozzato e meno male che il corridore vicentino potrà disputare il prossimo mondiale, lui che è stato squalificato per tre mesi….. che potevano essere evitati e gli hanno costato le Olimpiadi. Dove sono finite le accuse a Pippo? Chi gli risarcirà il sogno di una vittoria svanita alle Olimpiadi? Sul caso Armstrong, rispondendo a Roberto, secondo me abbiamo già qualche prova, comunque seguiremo gli approfondimenti… Un abraccio ai lettori di post populi…