di Simone Provenzano
Oggi vi presento un libro di cui sento il bisogno di parlare dopo essermelo letteralmente bevuto in un paio di lunghi e soddisfacenti sorsi: Picnic sul ciglio della strada. Si faccia da parte chi non ama l’escamotage fantascientifico ad uso di una narrazione introspettiva e profondamente psicologica.
Questo libriccino di neanche 200 pagine è un condensato di quell’angoscia che l’uomo prova nel tentativo di sopravvivere nella vita di ogni giorno. Quindi niente omini verdi con poteri strabilianti da combattere o da farsi amici. Solo una “ZONA” in cui gli extraterrestri hanno fatto una capatina, lasciando un gran porcaio di tecnologie mirabolanti e trappole impossibili in giro. Sono arrivati, non hanno considerato minimamente l’umanità, si sono fatti i fatti loro, e poi via!
Proprio come possiamo fare noi con le formiche quando andiamo a fare un picnic.
Tutto gira intorno a questa ZONA e al tentativo da parte dell’umanità ed in particolare di un manipolo di strani personaggi (stalker) che tentano di smerciare le tecnologie che riescono a trafugare a caro prezzo da questo picnic interstellare.
Un’emozione ha sovrastato tutte le altre durante la lettura, ed è quella su cui mi vorrei soffermare: IL SENTIRSI PICCOLI PICCOLI di fronte all’universo.
Il riscoprire che il nostro ruolo non è poi così centrale nella natura, né nel disegno divino (il che non significa assolutamente sminuire ciò che siamo).
Ricavatene pure le vostre conclusioni e considerazioni.
Per il resto il libro mi è piaciuto.



