di Francesco Gori
Bella addormentata di Marco Bellocchio racconta il difficile tema dell’eutanasia e tutti i punti interrogativi che pone, assodando come base del film il dramma di Eluana Englaro, sul quale sono costruite altre storie.
Siamo nel febbraio 2009, il caso Englaro popola giornali e tv, e ovviamente divide chi è favorevole all’interruzione del trattamento della ragazza, in coma ormai da 17 anni, e chi invece giudica tale posizione un vero e proprio omicidio. Intanto Beppe Englaro porta la figlia a Udine, per concludere la sua esistenza tormentata. Maria è una ragazza (Alba Rohrwacher) decisa a sostenere la Chiesa e le sue manifestazioni contro la decisione del padre di Eluana. Suo padre (Toni Servillo) è un senatore del Pdl che invece – causa il dramma vissuto dalla moglie che in un letto d’ospedale gli chiede di porre fine alle sue sofferenze – vuol votare contro il decreto del governo Berlusconi, messo in atto dal Silvio nazionale che, intervistato, recita che “la ragazza ha ancora il ciclo mestruale e potrebbe mettere al mondo dei figli”. Maria incontrerà Roberto (Michele Riondino), dalla parte opposta della barricata, col quale vivrà un incontro. Ci sono poi altre vicende: quella di una madre, ex attrice (Isabelle Huppert), che ogni giorno veglia la figlia inerme, tenuta in vita da una macchina, costretta a fare i conti con una vita che ormai vita non è più e con i conflitti con figlio e marito; il caso di Rossa, tossicodipendente che cerca continuamente di suicidarsi, sorvegliata dal dottor Pallido che decide di prendersene cura.
Il tema è complesso, le fazioni ben delineate. Le domande che sorgono sono: “Fin dove arriva il diritto di poter scegliere? Comprende o meno la morte? Sta all’uomo o a Dio decidere quando è il momento?”. La Chiesa non ha dubbi: sta al Creatore, e il partito del potere non può che seguire questa strada. Ma chi ha vissuto il dramma in prima persona non è della stessa idea, vedi il senatore Uliano Beffardi, vedi Beppe Englaro. Non la Divina Madre, apparentemente, ma sotto sotto anche lei non ne può più. L’unica certezza è che imporre con la forza del potere o con la forza del peccato non è la risposta giusta: ogni caso è una soggettività peculiare che necessita di valutazioni extra-ordinarie, non riconducibili ad un dogma puro.
Un film che lascia molto grigio addosso. Marco Bellocchio, regista anticonformista per eccellenza, cerca di giocare sulla dicotomia tra giusto e sbagliato, tra assassini e salvatori, ma non convince. La sceneggiatura presenta lacune nei dialoghi, alcune scene sono palesemente artificiali – e quando si è al cinema va dimenticato il fatto che è solo invenzione, altrimenti è una sconfitta -, gli attori esteticamente brutti e cupi come l’atmosfera angosciante che si respira. Non bastano il mostro di bravura Toni Servillo e gli occhi costantemente lacrimosi di Alba Rohrwacher per tener su una pellicola che risuona come falsa e polpettona, più adatta a una fiction casalinga che a una visione in sala. Comprensibili i motivi per i quali sia rimasta a mani vuote nel recente Festival di Venezia.
L’eutanasia è un argomento così delicato che meritava maggior approfondimento, maggior dosi di emozioni negative come la disperazione, o positive come la leggerezza di Paradiso amaro. Invece lo spettatore non viene scosso, si annoia, e attende inesorabilmente la fine di un equilibrio disequilibrato.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.



Sì, sono in gran parte d’accordo con quanto scrivi. Anche a me il film non ha convinto: http://onestoespietato.wordpress.com/2012/09/12/bella-addormentata-ovvero-il-bellocchio-appisolato/ Bellocchio si è un po’ appisolato!
Grazie Tommaso, concordo anche con l’aggettivo “appisolato”. Aspettiamo le tue competenze cinematografiche su questi schermi… 🙂
Visto il film proprio ieri sera. A me nel complesso è piaciuto: per come è stato girato e ho trovato gli attori, soprattutto i giovani, molto bravi. Però sono d’accordo sul fatto che non convince. Mi ha lasciato un senso di incompiutezza. Non è affrontato fino in fondo il tema del fine vita, con tutti i conflitti che porta con sé. Molto bella la figura del senatore interpretata da Toni Servillo, con il dramma interiore che porta con sé e il conflitto con la figlia.
Ho invece trovato un po’ troppo semplicistica e soprattutto inverosimile la storia d’amore tra Maria e Roberto.
Infatti, come dice Tommaso “appisolato”, come dici tu “incompiuto”, mentre quella del “senatore” Toni Servillo, coi suoi tormenti, è la vicenda sicuramente più interessante
Certo Francesco! 😉
Grazie per la risposta. Un saluto!
Anche a me il film non ha lasciato addosso delle belle sensazioni