di Simone Provenzano
Spesso la vita si presenta come un pittoresco ristorante in cui ci vengono servite pietanze di cui faremmo volentieri a meno.
Sulla base di questa metafora mi porgo due domande:
1) ma possiamo veramente scegliere o siamo in uno di quei ristoranti a menù fisso?
2) Quando ci capitano eventi che non ci piacciono, o che ancor peggio ci fanno stare proprio male, cosa possiamo fare?
Dato che sono due interrogativi non da poco, oggi mi occupo solo della prima domanda, la seconda la rimandiamo alla settimana prossima.
In fin dei conti quello che ci chiediamo è se si possa o meno scegliere, esiste la scelta?
Beh! Chiunque di noi direbbe istintivamente di sì e francamente anch’io sono convinto che la scelta esista, solo che la ritengo molto meno consapevole e razionale di quello che il senso comune vorrebbe.
“UNICO CAPITANO A BORDO DOPO DIO”
Uso impropriamente questa frase estrapolata da un vecchio libro di Lacan (che masochisticamente sto rileggendo) per affermare in modo molto poetico che spesso ci troviamo nella condizione di essere ospiti in casa nostra.
Le nostre scelte sono condizionate delle informazioni che possediamo, anzi, potremmo dire benissimo che si basano sulla conoscenza che abbiamo del mondo.
Ed è proprio qui che ci imbattiamo nella prima grossa fregatura: la nostra conoscenza del mondo non è esatta, non è reale. Tra il modo in cui ci rappresentiamo il mondo e il mondo reale passa la stessa differenza che si trova tra una cartina topografica della toscana e il territorio reale della stessa regione.
Noi ci costruiamo delle mappe del mondo che ci circonda, diamo senso a cose che ne sono prive, creiamo collegamenti tra eventi e tempi che niente hanno in comune, organizziamo e archiviamo ricordi che col passare del tempo distorciamo. In due parole il mondo e ciò che sappiamo di esso viene filtrato dalla nostra struttura di umana natura.
La percezione della realtà e la realtà sono due cose ben diverse.
Quando ci fermiamo a soppesare con molta razionalità il possibile esito di una scelta, tanto da ritrovarci in una condizione di impasse, potremmo ricordarci e tenere conto del fatto che buona parte di quelli che riteniamo fatti su cui basiamo la nostra scelta è in realtà una nostra invenzione.
Volenti o nolenti non possiamo non tener di conto di quell’ospite eccezionale che ci condiziona in casa nostra:
l’inconscio.
Negare la sua esistenza è negare l’umanità stessa. Molte delle nostre decisioni sono basate su sensazioni e motivazioni inconsce che solo in un secondo tempo ricostruiamo fornendogli una spiegazione razionale.
Non ci rendiamo conto di quanto l’inconscio ci condizioni, e di quanto, inconsapevolmente, costruiamo castelli di senso intorno ad esso. Siamo drogati di senso (ma di questo riparleremo un’ altra volta).
Detto ciò sembra che scegliere sia un atto casuale a cui noi in un secondo momento diamo una spiegazione, sembra quasi un atto inutile, tanto vale agire puramente d’istinto, senza alcuna riflessione?! Siamo condannati a scegliere inconsapevolmente!?
OVVIAMENTE NO.
Possiamo non conoscere la realtà del mondo esterno, perchè per farla nostra, per farcela entrare dentro la mente, la dobbiamo filtrare con ciò che siamo.
Ma possiamo conoscere la realtà del mondo interno, possiamo approfondire il rapporto con noi stessi e con ciò che siamo. È già tutto dentro di noi, non servono filtri, solo la volontà e la forza di guardarsi dentro senza giudicarsi. La vera conoscenza è quella di noi stessi. Non è pericoloso entrare nel proprio mondo interiore, il rischio vero è poter essere ciechi di fronte ad esso.
Allora la scelta sarà maggiormente consapevole, allora la scelta sarà in accordo a ciò che siamo. E il nostro inconscio ci romperà un po’ meno le scatole, lasciandoci più padroni di casa nostra.



Leggendo questo pezzo mi torna in mente Kant e la sua idea dellle lenti colorate attraverso cui la mente percepisce il mondo..e che l’uomo non puo’ togliersi.
Per rispondere alla tua domanda io credo che siamo NOI, gli artefici del nostro destino. Certo, l’essere al posto giusto nel momento giusto non guasta, ma siamo noi che creiamo la strada della nostra vita, con le nostre scelte, i nostri errori, le nostre difficolta’ .
Ottime riflessioni, che mi trovano d’accordo nel dire che esiste una misura di armonia o di possibile disarmonia tra la nostra vibrazione di fondo, il Sé, e l’Io che fa da mediatore tra le istanze provenienti da esso (che è la radice del nostro mondo interiore, e dunque dell’inconscio) e il mondo esterno. Quando l’Io si irrigidisce (in risposta ai condizionamenti esterni E alle paure interne, reciprocamente legati), diventa Ego, ovvero “maschera”, e non accetta la voce/vocazione proveniente da questo fondo energetico-spirituale: si crea allora una dissonanza potenzialmente foriera di turbolenze emotive e, in una fase successiva, di somatizzazioni.
E’ necessario dunque ricentrarsi sul Sé, cioè su quello che desideriamo a livello profondo, rendendoci anche conto che il mondo, su un piano di corrispondenza/coincidenza a-causale (il che non significa “casuale”, ma kharmica), tenderà a crearci ostacoli tanto più quanto meno accettiamo di vivere secondo il nostro desiderio, mentre ci asseconderà e aiuterà se lo sposeremo in pieno.
In altre parole, il “non aver paura” (lo stesso di cui parlava Giovanni Paolo II nel suo celebre discorso) coincide in pieno con un “fidarsi” del nostro Sé. Questa – e non il culto esteriore – è l’unica vera vede, perché il divino è qui, non al di fuori di noi (il Sé, come ci insegnano i saggi orientali maestri di meditazione, è infatti capace di abbracciare l’intero cosmo in un’intuizione di amore universale). E qui sta anche (almeno potenzialmente) la risposta alle nostre nevrosi. Arrendersi/darsi a ciò che siamo, mentre esistiamo.
..interessante, quanto costa?
Caro autore del primo post,
leggendo le tue righe mi ritrovo in questi pensieri, o almeno credo. In questo periodo stò vagando con la mente affiscinata dall’inconscio, interessata all’esistenzialismo, non capisco il libero arbitrio. L’dea che porto avanti è che tutto dipende dal nostro inconscio, qualsiasi cosa, per questo non credo che abbiamo poi tanta libertà di agire.
Lucia
Condivido in pieno la tua lettura, che -tra l’altro- non è così immediata come può sembrare. ” E’ già tutto dentro di noi”- dovrebbe diventare un mantra per tutti! Ciò a cui, sono convinta, si dovrebbe tendere è familiarizzare con il nostro inconscio perché è da lì che si attingono gli strumenti per essere più consapevoli. La via è ardua ma anche ricca di soddisfazione. In bocca al lupo e a tutti coloro che ci provano… veramente (e a te che rileggi Lacan!)
grazie,
ricambio l’augurio
non male…
Davvero non male…
grazie brodo