GLI TSUUMI SOUND SYSTEM: UNA MUSICA “OLTRE”

di Luca Moreno

Terribile e terribilmente dannoso il concetto di “artista famoso”. L’”artista famoso” è quello che smuove da casa il popolo degli spettatori, anche quelli più dormienti. Il passaggio televisivo raccoglie tanti strabici che vanno ai concerti non per sentire, ma per “vedere” chi, appunto, gode di fama; anche se non si capisce bene che cosa vadano a “vedere”. E così succede che un sacco di gente si privi dell’ascolto di musica sublime, come è quella degli Tsuumi Sound System, i quali, nonostante siano molto popolari in certi ambienti, devono scontare il peccato originale di non essere celebri tra le masse.

Tre componenti del gruppo (foto di Tullio Bigordi)

Se ascoltate la musica degli Tsuumi Sound System, dal vivo o in CD, per favore, mettete da parte le comode categorie per cui esisterebbe la musica classica, pop, etnica ecc. Non potete farlo con loro. In alcuni dei loro brani ci sono zone musicali in cui l’impasto sonoro, il gioco degli armonici e il modo di trattare la melodia ti porta dritto nel classicismo vero, che tutto è meno che una categoria; un classicismo che molta della cosiddetta musica classica non riesce nemmeno a immaginare.

Ma non è solo bellezza ed equilibrio di suoni: è una questione di intesa reciproca. La questione è che ogni musicista degli Tsuumi esiste per se stesso perché dotato di personalità straordinaria, però ognuno di loro respira insieme agli altri. Uno dei prodotti migliori di questa intesa è la gestione dei controtempi, che lascia davvero esterrefatti: l’ascoltatore infatti s’illude, per un po’, di essere in un determinato ambiente ritmico e melodico, e lì si rassicura; ma loro – che sembra che quasi se ne avvedano – cambiano argomento con svolte repentine, perfettamente coincidenti con la nuova atmosfera nella quale ti vogliono portare. Mai rallentamenti, imbarazzi ed equivoci: solo fluidità.

Gli Tsuumi si muovono sul palcoscenico sempre per una ragione; il che potrebbe essere lapalissiano, ma sappiamo bene che raramente è così: non usano i loro corpi per veicolare la loro musica; la loro musica prende vita anche dai loro corpi e dalle loro posture, che così diventano essenziali al discorso. Sarà forse perché non esiste musica vera senza una qualche forma di fisicità… Ma, tranquilli, nello spettacolo dei loro movimenti, nulla distrae e nulla viene perso, nemmeno per un attimo, del piacere dell’ascolto. “Con un suono vivace, energico, sensuale e malinconico, sorprendente per ricchezza timbrica e melodica, gli Tsuumi Sound System portano in giro un’energia davvero speciale”, così si legge in un dépliant di un loro concerto.

Presenza carismatica e grintosa, gli Tsuumi non rinunciano a evocare; e quando lo fanno (cioè quasi sempre) percorrono in equilibrio naturale tradizione etnica e suoni da terzo millennio; ecco perché ci appaiono in sincronia fiabeschi e progressivi, latini, anglosassoni e balcanici. Leggete i loro nomi, per noi difficilmente pronunciabili in questa Europa sempre ansiosa di mettere in comune una moneta, tanto quanto distratta nel diffondere la meraviglia delle sue mille culture: Hannu Kella (qui a destra, foto di Tullio Bigordi), fisarmonica; Esko Järvelä, violino e viola; Tommi Asplund, violino; Pilvi Järvelä, tastiere; Jussi Nikula, percussioni; Tarmo Anttila, contrabbasso; Joakim Berghäll, sassofono e percussioni; Jani Kivelä, chitarra, cetra. La musica é composta da Hannu Kella, maestro fisarmonicista. Pilvi Talvities è l’unica figura femminile: una grande musicista.

Apposta non vi dico altro, perché così magari andate a cercarli sul web per saperne di più. Se invece li volete cercare per davvero, li potete trovare nei maggiori festival scandinavi, ma da un po’ di tempo anche in Italia. In musica e, più in generale, nell’arte, ognuno fa il proprio discorso, ognuno ha la propria storia, ognuno va valutato per se stesso; non dirò quindi che, dopo aver ascoltato una quarantina di gruppi sul palcoscenico dell’Estate di Bordighera – alcuni dei quali bravi ed altri bravissimi – la performance di questi ragazzi mi è apparsa come la migliore; e non lo dico non solo perché le graduatorie in musica sono disdicevoli, ma perché appena si finisce di ascoltare gli Tsuumi, non è un giudizio quello che ti si forma dentro; non hai voglia di valutare; ciò che ti rimane è la coscienza precisa di essere stato coinvolto in un’esperienza artistica indimenticabile.

2 Comments

  1. eric 30/10/2012
  2. Luca Moreno 31/10/2012

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