IL CENTRO STORICO DI BRUGES, PATRIMONIO DELL’UNESCO

di Nicola Pucci

Qualche mese fa, su queste stesse pagine di Postpopuli, si era avviata la rubrica dedicata ai Patrimoni dell’Unesco. Dal Messico e Chichén Itzà ci spostiamo oggi nelle Fiandre occidentali, cari, fedeli, amici viaggiatori.

Tra queste terre neppure ondulate, accarezzate dal vento dei canali, illustrate dalle tele di straordinari maestri della pittura, si incastona un diamante pregiato, la città di Bruges e il suo bellissimo centro storico, proclamato patrimonio dell’umanità nel 2000.

Veduta del Markt

Una folgore a prima vista, così almeno è stato per me. Il Markt, la centralissima piazza del mercato, cuore nevralgico della città, mi accoglie con forza seduttiva come solo un patrimonio Unesco è in grado di fare. C’è magia in questo meraviglioso quadrilatero che, sfido a contraddirmi, compete in quanto a bellezza con le piazze più belle e famose d’Europa. Palazzi medievali ben conservati si affacciano con classe ed eleganza, tenendo compagnia alla torre campanaria, il Belfort, che si libra in verticale e sorveglia dall’alto dei suoi 83 metri il movimento leggero di antiche carrozze, trainate da destrieri fieri, guidate da giovani e avvenenti fanciulle.

Non è una città faticosa Bruges, al contrario. Perdersi per le stradine in pavè del raccolto centro storico ha tanto il sapore di una camminata a spasso per i secoli d’oro delle genti fiamminghe. Il Burg, qualche isolato oltre il Markt, mostra il suo volto migliore con edifici di  particolare interesse. Il Brugse Vrije, tanto per iniziare, con il suo bel frontone barocco; poi il magnifico Stadhuis, il municipio, terminato nel 1420, in stile gotico brabantino, che conserva al suo interno la straordinaria Sala Gotica, un’ esplosione di volte sospese, affreschi storici e fregi superiori con figure dorate che stupiscono il visitatore per l’inatteso impatto visivo. L’estremità occidentale del municipio cela infine la Basilica del Sacro Sangue, in cui si trova un’ampolla che si dice contenga alcune gocce del sangue di Cristo.

Bruges di sera

Riguadagnato l’esterno imbuchiamo un viottolo dal nome curioso, “strada dell’asino cieco“, che apre le porte ad un mondo senza tempo: canali, piccoli ponti, edifici antichi, giardini ben curati e chiostri silenziosi, vetuste ma imponenti cattedrali. Tra le tante attrazioni che incantano i nostri occhi ve ne cito almeno un paio oltre ogni altra. La Chiesa di Nostra Signora, Onze-Lieve Vrouwekerk in lingua fiamminga, dove ha trovato dimora un gruppo scultoreo del grande Michelangelo, “La Madonna con bambino“: un capolavoro assoluto, che colpisce per la semplicità e la compostezza di Maria che si associa con l’energia e la  vivacità del Bambin Gesù. La perfezione o quasi, tanto per capirsi.

L’altro polo culturale che ogni visitatore non può certo dimenticare è il Groeningemuseum, dove trovano alloggio due dipinti che ho ammirato quasi con devozione: “Madonna del canonico Van der Paele“, di Jan Van Eyck, e “Trittico del Giudizio di Bruges“, di Hieronymus Bosch…son rimasto a bocca aperta, inutile negarlo.

Lungo il Minnewater, il “Lago dell’Amore“, si dispiega un grazioso parco, culla di tranquillità e pace…proprio quel che hanno da offrire antiche ma ben conservate begijnhof, le case delle beghine. La diffusione del beghinaggio risale al XII secolo quando giovani donne, lasciate sole dagli uomini partiti soldati in Terra Santa e mai tornati, decisero di cercar protezione e sicurezza unendosi ad un ordine religioso. Le beghine, vere e proprie suore laiche, non entravano in convento, il che avrebbe significato rinunciare a tutti i loro beni, bensì vivevano in un complesso di edifici ai lati di un giardino con al centro una chiesa ed una muro di cinta, conservando così il loro patrimonio pur pronunciando i canonici voti di obbedienza e castità.

Nell’aria si diffonde la melodia del carillon, vanto e gloria delle torri campanarie del Belgio: è tempo di tornare al Markt e farsi cullare dai suoni delle 47 campane del Belfort. E’ sera ormai e Bruges ha voglia di farvi innamorare. Di lei.

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