di Simone Provenzano
Oggi mi soffermo su questo: la psicologia degli oggetti. Il modo in cui proiettiamo sugli oggetti alcune delle nostre parti psichiche. Senza dimenticare che realmente gli oggetti possiedono di per sé caratteristiche psicologiche precise, come se avessero una propria personalità. Non nel senso di una propria mente, di un inconscio, di bisogni e sogni, ma di caratteristiche, che chi le ha costruite, ha voluto imprimere in esse. Se v’interessa quest’ambito, vi consiglio “la caffettiera del masochista”, un libro del mitico professore californiano D. Norman. Noi prenderemo altre strade, legate molto meno alla psicologia cognitiva.
Veniamo a noi.
Mi sono comprato la moto. Una grossa moto con un grosso motore 1200 di cilindrata che sporge dai suoi fianchi. Una volta sopra ho sentito un brivido di potere. Qualcosa legato alla potenza e al riuscire a dominarla. La sensazione è di cavalcare un missile.
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Inebriante.
Ma come può un oggetto, come la mia moto, trasmettermi tutte queste sensazioni? In che modo una camicia e una cravatta mi rendono elegante? Come fa una borsetta firmata a rendermi più sicuro di me
La risposta è tanto semplice quanto scontata: non lo fanno.
Eppure succede. E continuerà a succedere. È la normalità. È la nostra mente che investe con la propria luce tutto ciò che ci circonda donandogli uno spessore psicologico, un’anima emotiva.
Non è passato troppo tempo da quando i nostri progenitori, per capire e tentare di controllare il mondo che avevano attorno, praticavano l’animismo. Una sorta di religione/credenza in cui ogni oggetto possedeva una propria anima. È un po’ ciò che sta alla base del simbolismo che l’umanità nei millenni ha adottato: il fuoco è buono ma vendicativo, purificatore e violento; ecc…
Noi non facciamo altro che allungare e aggiornare questa campionatura di simboli e simbologie.
Che differenza c’è tra un dente di cinghiale appeso al collo e una cravatta?
Non siamo poi andati tanto avanti quanto pensiamo.
La nostra mente è relativamente giovane. In termini evolutivi non siamo neanche adolescenti! Ed eccoci qua a fare i conti con la nostra natura, che ci spinge a identificare e catalogare gli oggetti in buoni o cattivi, belli o brutti, attribuendogli abbastanza anima da poterci interagire nelle nostre comuni esistenze.
È come se la nostra mente emettesse un raggio di luce. Ovunque lo dirigiamo proiettiamo anima, investiamo di psiche ciò che il raggio colpisce.
Doniamo senso. Giochiamo, senza rendercene conto, a fare gli dei.
Cosicché i tramonti diventano romantici, le notti nei boschi diventano lugubri, i prati accoglienti e la mia moto diventa poderosa.
Generatori di senso, donatori d’anima. Ecco cosa siamo.
Ricordando che siamo noi i creatori degli oggetti, del loro scopo e del loro senso.
Non lasciamoci possedere da loro, né dal bisogno di possederli.
Sono solo oggetti, tutta la magia viene da dentro di noi.
Non essere avidi è una ricchezza, non avere la smania di comprare [e possedere] è una rendita, disse il buon Cicerone.




Vuoi dire che potrei andare a lavoro con giacca a quadri e pantaloni a righe senza che nessuno pensi che sia poco elegante?
E’ vero, l’abito non fa il monaco, ma ti fa sembrare un monaco…
Forse si torna sempre al discorso delle convenzioni sociali…credo che non sia la singola persona a dare un significato all’oggetto quanto la società attraverso un processo storico ed antrolpologico.
Quindi metto la cravatta, la borsetta firmata e così via non tanto per quello che rappresenta su di me ma per quello che dice su di me agli altri.
Forse sono uscito un po’ dai binari del tuo post, ma mi piacerebbe avere una tua analisi in merito.
Grazie Isaccomela. Quello che dici è giusto ed integra il mio post. Io semplicemente ed in modo parziale mi sono soffermato solo sulla parte soggettiva dell’esperienza che viviamo con gli oggetti. Ho lasciato fuori le convenzioni sociali, mi interessava mostrare l’attribuzione di senso che soggettivamente facciamo quotidianamente. Chi di noi non ha una maglietta porta fortuna o un oggetto che funge da talismano? L’accostamento tra cravatta e collana col dente voleva essere esemplificativa del modo pressoché identico in cui la nostra mente funziona da una decina di migliaia d’anni a questa parte. Scongiurando quella sensazione di superiorità acquisita solo per essere nati negli ultimi 2 secoli.
P. S.
Adoro le cravatte
Scusate se mi intrometto…ma cravatta a tinta unita o a pallini? perchè io ce n’ho addirittura una col simbolo dell’Euro e una con le mele (la preferita di mia moglie)…che significa? c’è da preoccuparsi? Simone vengo da te e mi analizzi?
Premesso che “de gustibus non est disputandum”, e fatta da parte la personalissima considerazione che le cravatte mi stanno sulle scatole, non entro nel merito della attribuzione di significato agli oggetti, che è poi il tema dell’apprezzabile articolo di Simone. Mi limito a dire che l’eleganza è una questione di coerenza con il proprio essere e la propria natura. E’ un’energia che si esprime. Se per esprimere la propria energia ci si affida al proprio intuito, si fa figura anche in canottiera. Al contrario, il conformismo sociale rende ridicoli, per prima cosa agli occhi di se stessi. Ma io sono uno scrittore, dunque sono strano. Sicuramente è una cazzata.
Ahahahah!
Apparte tutte le considerazioni personali sulle cravatte, grazie Simone per la tua risposta.
Credo di aver capito su cosa volevi mettere l’accento e mi trovi pienamente d’accordo.
Ho un legame passionale per un camper, ( da molti anni lo sognavo) lo comprato 3 anni fa. Quando ero sposato ( x 16 anni di matrimonio) la mie ex moglie non le piaceva questo mezzo, Giunto alla pensione mi sono realizzato il mio sogno. Ora frequento una donna che anche lei non li piace il camper è mi invita a venderlo, cosa contrario da parte mia. Appena conosciuti li ho detto del mio sogno che con fatica ho realizzato. Io accetto le sue passioni per gli animali, ma lei dice che le cose non sono vita. Li ho fatto capire che quando salgo sul camper mi rilassa mi sembra che mi abbracci mi sento al sicuro ( caso particolare) è un qualcosa che fa parte di me, giustamente se lo vendo o si distrugge non ho più nulla, come un essere vivente se muore non è niente se i ricordi. Ora Vi chiedo. Sono io troppo materialista? O Lei è gelosia? È un fatto psicologico grave ? Vi ringrazio per la risposta