di Nicola Pucci
Il mio primo incrocio con Marc Chagall risale al 1978, Palazzo Pitti a Firenze. Ero ragazzo, neppure troppo attento ad onor del vero, ma mi colpì lo stile originale di questo pittore nato russo, vissuto nomade per le strade del mondo, morto francese a Saint Paul de Vence, quasi centenario.
Qualche settimana fa, trovandomi a Nizza, lungo la Promenade des Anglais ho avvistato l’indicazione che spinge al Cimiez, quartiere residenziale che sorveglia la città dall’alto e conserva un museo prezioso, proprio il Museo Nazionale Messaggio Biblico Marc Chagall.
Nel 1966 l’artista donò alla stato francese 17 dipinti, dodici dei quali raffiguranti momenti biblici, cinque il Cantico dei Cantici. L’allora Ministro della Cultura francese, Andrè Malraux, decise di raccogliere le opere e farne museo, appunto il Museo Nazionale che venne inaugurato nel 1973 alla presenza del pittore.
Parcheggio l’auto oltre il muro di cinta che delimita il giardino, magnifica cornice ombreggiata della struttura museale. Immerso nel verde ed allietato dal canto degli uccellini, l’animo del vostro scriba, sensibile alla beltà dell’arte pittorica, è ancor più disposto ad ammirare le tele che occupano le sale espositive.
Chagall si fa desiderare, molto, ma illumina ben presto la scena. Il primo corridoio svolta proprio nel salone principale che accoglie Genesi ed Esodo, temi biblici che fin dall’adolescenza interessarono l’acume artistico del pittore russo. Una mitragliata di colori perfettamente accoppiati ed un’energia simbolica che ha pochi riscontri: sono affascinato dai capolavori che fanno bella mostra di sé lungo le pareti. La disposizione delle opere non segue la cronologia “imposta” dalla Bibbia e fu stabilita dall’artista in persona. Il rapporto tra Dio e l’uomo è centrale e la presenza divina è sigillata dal colore bianco che illumina le 12 tele. Ecco allora “Dio crea l’uomo” e “il sacrificio di Isacco“, primi due momenti che catturano l’attenzione del visitatore. Ma è “Noè e l’arcobaleno“, proprio in fondo alla sala, che più di ogni altra mi emoziona con la curva che attraversa l’intera composizione ad evidenziare la prima allenza tra Dio e gli uomini; produce stupore “Abramo e i tre angeli“, dirompente per quanto sono vivi i colori rossi della vita e dell’amore; rifletto sull’intensità del dittico “Il Paradiso” e “Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso“, quest’ultima folgorante per l’accostamento di verde e blu che raffigura lo sconvolgente avvenimento che avvia la storia dell’umanità. E poi ancora “L’Arca di Noè“, il cui interno è rappresentato per la prima volta nella storia dell’arte; l’altro dittico “Il sogno di Giacobbe“, con gli angeli che danzano come acrobati ad evocare l’attività circense tanto cara a Chagall e “La lotta di Giacobbe e dell’Angelo“; “Mosè e il roveto ardente“; “La percossione della roccia” e per ultima l’opera più luminosa e sorprendente, l’apoteosi, “Mosè riceve le Tavole della Legge“, tonalità gialla a propagare luce.
Più raccolta, più intima la sala attigua. C’è dolcezza tra le mura che mostrano i 5 passaggi del Cantico dei Cantici, poema biblico ad esaltare la forza dell’amore tra l’uomo e la donna. Qui prevalgono tonalità di rosa e rosso, e non potrebbe essere altrimenti vista l’esuberanza artistica della rappresentazione prodotta da Chagall. Gli innamorati Davide, intento a suonare la lira, e Betsabea, ritratti in un tenero abbraccio (I); la giovane donna, supina, che riposa su una palma osservata dal suo sposo (II); Vitebsk, città natale del pittore, sovrastata dagli amanti (III); la coppia che si libra in volo in groppa ad un cavallo alato (IV), ed è la tela più appassionata; infine le città di Vitebsk e Gerusalemme, ed il cielo affollato di figure danzanti, tra cui re Davide che avanza verso Betsabea (V).
Ecco. Questo è Marc Chagall. Biblico e coinvolgente. Si trova a Nizza e per chi ama la pittura più raffinata sarebbe un delitto snobbarlo.



