I PRIVILEGI DEGLI ITALIANI

di Arturo Vitali

È vero che il governo Monti ci sta dando un po’ di ossigeno e di ritrovata stabilità dopo tante vicissitudini, ma sono in molti a dire di aspettarsi molto di più: dopo le parole ci attendiamo i fatti entro qualche mese o forse settimana, altrimenti saremo punto e a capo.

Il nodo cruciale, anche se può sembrare paradossale come affermazione, è che l’Italia è un paese di privilegiati e il governo da qualche parte dovrà cominciare a intaccare questi privilegi, affinché il peso della crisi non gravi sempre sulle spalle dei più deboli. Prendiamo il nodo delle tasse. Aumentano? E tanto c’è chi non le paga, non le ha mai pagate e continuerà a non pagarle. Viene reintrodotta l’ICI? E il più grande, di gran lunga, titolare di beni immobiliari, la Chiesa cattolica, ne è a priori in larghissima parte esentato. Si parla da mesi o anni di ridurre o annullare stipendi e vitalizi per i parlamentari? Si vedrà in futuro. Intanto guai a toccare gli interessi nostri, pensano i parlamentari in carica. La questione è sempre la stessa. Si grida allo scandalo per i privilegi degli altri, ma guai a ledere il proprio orticello di piccoli vantaggi.

Uno dei vizi degli italiani a ben vedere è sempre stato questo: di fronte ai benefici degli altri ci si arrabbia, si protesta, e poi si contratta e si ottiene di rimando un piccolo favore per sé. E tanto peggio tanto meglio se l’ultimo a farne le spese è lo Stato, che non equivale a tutti i cittadini nel loro insieme ma a un anonimo sconosciuto.

Della classe politica non parliamo neppure, ma probabilmente i primi a fare i furbi in questi decenni sono stati i grandi imprenditori, che in Italia ne hanno combinate di cotte e di crude, affari di tutti i tipi istituendo un regime di corruzione permanente per anni, a nozze con i politici. I piccoli imprenditori, i commercianti e i professionisti hanno sempre preteso un dazio o una tangente dallo Stato, che consisteva nel non pagare larga parte delle tasse. Come se bastasse scegliere quel tipo di professione, e si deve avere il diritto al privilegio di far soldi. E non importa se senza una cultura, una passione, un merito, un’umiltà. Senza che il servizio offerto al cittadino sia di una qualche misera utilità per il cittadino stesso e non una pirateria.

Gli statali dal canto loro a lungo hanno subìto varie forme di sopruso, ma hanno anche marciato su piccoli, meschini diritti acquisiti: quello di avere tre mesi di vacanza l’anno per gli insegnanti, o di lavorare con lentezza per gli impiegati, ammalandosi il più possibile quando si può,  o di svegliarsi tardi la mattina per gli universitari. Ma anche i medici hanno i loro privilegi quando fanno visite di dieci minuti senza dichiarare un fico secco, anche gli avvocati e gli architetti quando sparano la cifra o la parcella che vogliono. Ciascuno quando può si scopre piccolo evasore, anche quando non ha mai evaso nulla perché non ne aveva la ragione o l’opportunità. Così anche l’insegnante di liceo dà lezioni private facendosi pagare a nero. Anche il cittadino medio implora il dentista o il ristoratore di non fargli la ricevuta, reclamando in cambio un po’ di sconto. Si potrebbe andare molto avanti, quasi all’infinito, con gli esempi.

Siamo in sostanza in presenza di un problema cronico, recidivante, strutturale. Ma ad esso c’è solo un rimedio: lo Stato deve cominciare a intervenire. Da qualche parte. E il modo giusto, l’unico che possa funzionare, è rimettere a posto le cose con un minimo di decenza e di equità. Sarebbe infatti ingiusto e falso sostenere che tutti gli italiani sono furbi e responsabili della crisi allo stesso modo. Si cominci a tassare i grandi patrimoni e si dia un po’ di ossigeno economico a chi di soldi da spendere ne ha proprio pochi. Si vada avanti affrontando la questione del lavoro in tutte le sue emergenze. Poi si prosegua facendo capire che la musica sta cambiando e deve continuare a cambiare, che tutti devono iniziare a pagare le tasse per intero. Nella vita ci si abitua a tutto. Figuriamoci se non ci si può abituare a essere un po’ più onesti.

POST SCRIPTUM

Mentre veniva scritto questo post, in questi giorni si consumava lo scandalo delle mancate liberalizzazioni. Un’altra vergogna per il nostro paese, in tutto e per tutto coerente con quello che è stato scritto qui.

5 Comments

  1. admin3 16/12/2011
    • Emiliano 16/12/2011
  2. admin3 16/12/2011
  3. simone provenzano 17/12/2011
  4. Alberto Rinaldini 18/12/2011

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