DOMANDE E RISPOSTE: PSICOPATOLOGIA E NORMALITÀ

di Simone Provenzano

Domande e risposte.

Quand’è che stiamo male? E quando questo stare male può essere definito una patologia?

Queste sono le domande di un giovane me stesso quando approcciai le prime volte un libro di psicopatologia. Mi chiedevo come potesse una tristezza o un’allegria, un pensiero o un’emozione, trasformarsi in una malattia da curare.

In definitiva tutto ciò che ci succede, sia al nostro interno che al nostro esterno, fa parte dell’ordine naturale delle cose. Anche le più aberranti. Se esistono, è perché fanno parte delle esperienze possibili a cui un essere umano è esposto nella propria vita.

Mi mancava un passaggio, mancava qualcosa. Qualcosa che mi permettesse di comprendere se le malattie erano davvero tali o addirittura se esistessero davvero.

In realtà guardavo semplicemente dal lato sbagliato la questione. Il problema non era decidere cosa appartenesse o meno all’ordine naturale delle cose, perché anche le psicopatologie ne fanno parte.
Mi venne in soccorso anche l’ultimo Dalai Lama, che in uno dei suoi scritti a proposito dell’uomo come organismo, ci teneva a precisare che non possiamo essere esenti da malattie.

Le psicopatologie non sono trasgressioni all’ordine naturale delle cose.

Fanno parte del grande disegno. Non sono un difetto di fabbricazione. Quindi devono avere una funzione, possono essere utili a qualcosa?

Andando avanti nei miei studi incontrai la psicologia dinamica, con i suoi Freud, Jung, Adler e compagnia bella. Per questi simpatici ed eminenti signori, e per molti altri arrivati dopo di loro, la malattia viene vista come una ferita.

Ma la ferita è anche un’apertura. Una ferita è anche una bocca. Una parte di noi sta tentando di comunicare qualcosa. Una parte di noi che normalmente non ha modo di esprimersi, e che si costruisce una bocca con cui parlare.

Il disturbo diventa una modalità, un modo per diventare sensibili nei confronti di qualcosa che fino a quel momento non siamo riusciti a cogliere, non siamo riusciti ad ascoltare.

Diventa di fondamentale importanza il modo in cui lo recepiamo. Torniamo ad essere importanti, attivi e non passivi.

Non siamo più la vittima, siamo il primo dottore di noi stessi, il nostro miglior amico.

Il problema non si risolve eliminando l’unica causa (che non è mai unica…) che l’ha portato in superficie, ma dobbiamo piuttosto capirne la complessità.

Questo è uno dei cardini del mio lavoro. Altrimenti finiremo per curare un’infezione solamente tentando di abbassare la febbre che ne potrebbe derivare.

I sintomi sono una risposta.

Nostro compito è trovare la domanda.

P.S.
Scrivere questo post mi ha ricordato la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto.

La risposta è 42.

Il problema è che nessuno conosce la domanda.

Si tratta di un divertentissimo sketch che ricorre spesso nei libri di D. Adams. Per chi vuole farsi due risate inizi con Guida galattica per autostoppisti. Una delle cose più buffe è che nel momento in cui un super calcolatore sta per rendere pubblica la fatidica domanda, un consorzio di filosofi e psichiatri lo distrugge per poter continuare a lavorare…

P.P.S.
Questo è un po’ da nerd ma… provate a inserire nella calcolatrice di Google: answer to life the universe and everything. Indovinate che numero viene fuori…

2 Comments

  1. CLAUDIA 16/10/2012
  2. simone provenzano 17/10/2012

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