di Caterina Pardi
Vi sarà capitato di partire in tutta fretta. Di dover salire su un treno per un’imprevista trasferta, per piacere o per dovere – non importa. Di non aver pianificato il pranzo e di capitare in stazione o in autogrill ore pasti. Ahi ahi.
Se sarete impreparati anche alla stazione di Firenze verrete catturati e vampirizzati senza possibilità di fuga. Come è capitato a me e al mio compagno, colpevoli soltanto di non aver predefinito la pausa pranzo.
Non bastavano Mc Donald e Burger King, ci dobbiamo sorbire anche il capillare insediamento di ChefExpress. Poveri i nostri occhi, tapini i nostri pancini.
Attorno al junk-food dei fast-food americani si sono spese molte giuste riflessioni, si pensi a Fast Food Nation (2006) di Richard Linklater e al famoso documentario Super Size Me di Morgan Spurlok, in cui il regista compie un esperimento su se stesso: mangiare per 30 giorni solo cibo del Mc Donald, riducendosi con 11 chili in più e svariati problemi di salute.
Probabilmente non procurerà questi vistosi effetti ma anche noi abbiamo il nostro piccolo-grande mostro della ristorazione, macchina per soldi del tutto incurante di contribuire al peggioramento della vita quotidiana di pendolari, turisti, gitanti.
L’ombra del cappello del nostrano Chef Express incombe non solo sulla ristorazione ferroviaria e autostradale ma anche quello dei bar attorno alle stazioni.
Al caffè di S. Maria Novella, capolavoro di architettura michelucciana, non è più possibile ordinare un pranzo al sacco decente.
Con il mio compagno ci siamo trovati a pagare 3 euro e 70 a testa per due fette di pane scongelato e gommoso (più 1 euro e 90 di acqua naturale 75 cl, capitolo a parte).
Non solo era immangiabile, ma c’era un’evidente sproporzione fra il pane e il condimento!
Per cominciare abbiamo scartato la fetta superiore, trasformando il panino in “tartina”: nel cestino della spazzatura ci siamo accorti che, prima di noi, diversi altri avventori avevano proceduto a questa operazione chirurgica (utile solo ad accorciare il tempo della tortura). Poi abbiamo temporeggiato pensando a luoghi esotici e lontani, in modo che l’orario di partenza del treno si avvicinasse pericolosamente. Infine abbiamo trangugiato in tutta fretta il “lauto pasto”.
E’ mai possibile che in Italia, in Toscana, a Firenze chi fa il pendolare o viene a visitare la città sia costretto a subire un simile trattamento? Con la tradizione culinaria che abbiamo è paradossale essere arrivati a un menù tanto scadente, condito da prezzi tutt’altro che popolari!
Ci stanno prendendo in giro, dobbiamo cercare di non essere più pecore – anche se abbiamo un ritmo di vita stressante. Non essere schiavi delle abitudini e… portarci il panino da casa.
Sì IL PANINO E L’ACQUA DA CASA SONO UN GESTO RIVOLUZIONARIO.

