di Ferdinando Cocciolo
Era considerato il “terzo uomo“, dopo Fausto Coppi e Gino Bartali, amico, collega, protagonista di un’era del ciclismo di un tempo ormai lontano, che non tornerà più. Se ne è andato a 91 anni Fiorenzo Magni, ma ci ha colto in contropiede, lui che rappresentava, nonostante l’età e le simpatiche rughe, il simbolo di una vita bella e “vissuta”, “eterno”, con le sue battute, i suoi impegni, le sue non certo sporadiche apparizioni televisive. L’ultima presenza pubblica del “Leone delle Fiandre” appena una settimana fa in occasione di un incontro nel Salone d’onore del Coni per la presentazione di un libro sulle sue imprese sportive.
Fiorenzo Magni, un uomo che pedalava sul pavè come se fosse sul velluto, un personaggio che all’intelligenza e alla spontaneità in corsa ha sommato quella dimostrata anche nella carriera da commissario tecnico e da uomo della Federazione. Dicevamo terzo uomo, ma se parliamo di qualità di successi non ha nulla da invidiare a Fausto, Gino e gli altri campioni di quell’epoca eroica del ciclismo.
Tre volte vincitore del Giro delle Fiandre, da quasi tutti gli addetti ai lavori e non solo considerata la prova “Università del ciclismo”, tre volte vincitore del Giro d’Italia; nonostante questo prestigioso “biglietto da visita” si è sempre distinto per umiltà e saggezza, doti che hanno saputo coinvolgere, anche emotivamente, tutti.
A chi potremmo paragonare Fiorenzo, riferendoci ai corridori dei giorni nostri? A nessuno, Fiorenzo era inimitabile per comportamento, educazione e saggezza, quella che molti oggi non hanno, in un ambiente del ciclismo corroso da scandali, polemiche e opportunismi.
C’erano proprio tutti, sabato scorso, ad accompagnare Fiorenzo nel suo ultimo viaggio: “benedetto” dal Duomo di Monza, c’era la storia del Giro d’Italia, dai figli dell’indimenticabile patron Vincenzo Torriani a Carmine Castellano, Angelo Zomegnan, Vegni, il Presidente federale Di Rocco, Albani e Colnago, Gimondi e Bugno, Boifava, Cribiori e tanti altri ancora.
Insomma, una moltitudine di persone, gli appassionati veri di uno sport unico come il ciclismo, che hanno apprezzato l’uomo Fiorenzo Magni e non lo dimenticheranno mai. Noi vorremmo salutarlo, facendo nostre le parole del suo amico fraterno Alfredo Martini, altro simbolo di un ciclismo che non esiste più : “Ciao Fiorenzo… sii sereno in Paradiso“.



