IL MONDO INTERIORE COME LA CODA DI UN PAVONE

di Claudia Boddi

Non permettere mai a nessuno di definirti” (S.C.)

Dalla prima volta che mi è stata rivolta, questa frase è diventata per me come un faro, una sorta di mantra che, interiorizzato, torna alla mente come il ritornello di una canzone che si ama. La sua potenza consiste nell’immensità dello scenario che descrive: un oceano sconfinato e inesplorato, il mondo interiore dell’essere umano.

Come illustrava bene Simone Provenzano che, in uno dei suoi articoli, spiegava l’idea in questione parlando di sé, citando la sua formazione, il suo ruolo di psicoterapeuta e parallelamente un incarico completamente diverso che ricopre per una nota azienda italiana. Se ci soffermiamo un attimo a guardare, ritroviamo la stessa varietà di colori dentro ognuno di noi: sfumature che combinate tra loro possono dar vita a quadri di rara bellezza.

Nessuno di noi è mai solo coraggioso o solo codardo. Nessuno è sempre onesto o si comporta sempre da mentitore. Nessuno è costantemente qualcosa, un determinato tipo umano, descritto da un aggettivo o da un modo di essere. La nostra realtà intrapsichica potrebbe essere rappresentata come la coda di un pavone, iridescente e variopinta con pigmenti cangianti che ne compongono il manto.

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Al suo interno, possono essere contenuti aspetti anche molto diversi fra loro: la forza d’animo e la baldanza del cuore in certe occasioni e la meschinità vile, in certe altre; stati di allegria che rasentano l’euforia, alternati a momenti di tristezza capaci di trasformarsi in fasi lievemente depressive. Può capitare di essere persone comprensive e mediatrici, in alcune circostanze, e di diventare dispotici e intransigenti in altre. Questo avvicendamento di stati emotivi non è testimone di squilibri psichici, ma al contrario segnala la totale presenza nel qui e ora delle situazioni che accadono da parte di chi li prova.

Riproporre rigidamente gli stessi schemi di reazione o rimanere impassibili senza tradire nessuna modifica emotiva o dell’umore ,  anche quando le condizioni mutano e le circostanze al cospetto delle quali ci troviamo suggerirebbero altro, può alla lunga trasformarsi in un nodo critico a livello relazionale. L’esterno esiste e non può non essere considerato: esso influisce su di noi, ci ispira una serie indefinita di alternative, ci chiama in campo e opporglisi non funziona.

“Non permettere mai a nessuno di definirti” significa: “sii consapevole che sei anche altro”. È auspicabile essere in grado di sfuggire all’etichettamento, cui spesso si è soggetti, tenendo sempre presente che una definizione non è sufficiente per raccontarci. In questo processo, ogni individuo ha un ruolo da protagonista attivo, poiché non è possibile aspettarsi che sia il mondo esterno a modulare il suo rapporto con i singoli: tocca a noi mantenere vivo e fluido il dialogo interiore, per affinare quelle competenze sociali e personali che ci aiutano a vivere e a viverci con sempre crescente pienezza.

One Response

  1. Giovanni Agnoloni 06/11/2012

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