di Ferdinando Cocciolo
L’inverno ciclistico, dopo una stagione lunga, difficile e complicata, ahimè troppo spesso per questioni non agonistiche, come ben sappiamo, volge ora lo sguardo al mercato, al rafforzamento degli organici delle squadre (World Tour e non solo), alle ambizioni dei corridori, alle loro speranze e alle strategie per le grandi classiche e le grandi gare a tappe.
Un ciclismo che ha voluto, non solo attraverso le drastiche decisioni dell’UCI con la sua radiazione, allontanare definitivamente dalla mente e dai ricordi degli appassionati Lance Armstrong, il “grande bluff” della storia del ciclismo degli ultimi 20 anni. Una brutta storia che mai avremmo immaginato, ma purtroppo accaduta, che serva da monito per il futuro del ciclismo.
Il ciclismo italiano è reduce da una stagione che, a parte qualche “squillo“, è stata avara di soddisfazioni, soprattutto nelle grandi classiche, che avremmo dovuto e potuto conquistare perché abbiamo, tra giovani rampanti e campioni ancora “abili e arruolati“, gli uomini giusti per farlo. Basti pensare al Giro delle Fiandre e alla Liegi-Bastogne-Liegi sfiorate da Filippo Pozzato e Vincenzo Nibali, guarda caso alcuni dei protagonisti del ciclomercato di quest’inverno.
Nei giorni scorsi, l’UCI ha praticamente ufficializzato le licenze PRO-TOUR (in attesa comunque di definire questioni in sospeso tra cui quella della Saxo Bank di Alberto Contador), circuito mondiale di cui fanno parte la Lampre e la Cannondale, ex Liquigas. E proprio con le due nostre squadre più importanti e più forti, vogliamo iniziare il nostro excursus sulle notizie ufficiali del mercato ed anche sulle trattative attualmente in corso.
La Lampre-Merida del team manager Giuseppe Saronni, a cui va riconosciuta in tutti questi anni un’enorme capacità gestionale dello staff tecnico, sta purtroppo facendo i conti in questi ultimi giorni (ma probabilmente era già stato messo in conto) con la vicenda Scarponi, una delle “punte di diamante” del team, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Padova sul dott.Ferrari e già ascoltato dalla Procura Federale sulla sua frequentazione con questo personaggio che, ultimamente, ha solo portato “sconquassi” al nostro ciclismo.
Sembra di rivivere la stessa vicenda di Pozzato che, per la stessa accusa (rapporti con un medico di cui tuttavia non si conosce ufficialmente l’inibizione, come confermato proprio nelle ultime ore dalle quasi paradossali dichiarazioni del presidente federale Di Rocco), è stato deferito nei mesi scorsi e poi squalificato per tre mesi. Ma per Michele Scarponi le cose potrebbero anche andare diversamente, in senso negativo, tenendo conto della recidiva del corridore legata al precedente coinvolgimento nell’ Operation Puerto, situazione che preoccupa non poco i dirigenti della squadra.
Si teme che una eventuale, e probabilmente anche lunga squalifica del marchigiano, possa togliere punti importanti per la classifica UCI ed automaticamente creare seri problemi alla licenza PRO-TOUR della Lampre. Ma la squadra di Damiani e Saronni deve pensare in primo luogo al presente, ad una campagna acquisti all’altezza, un buon numero di corridori possibilmente di qualità importante.
La situazione attuale degli ingaggi in casa Lampre: Filippo Pozzato dalla Vini Farnese, insieme al velocista-passista Elia Favilli, uno dei velocisti più promettenti Roberto Ferrari, Andrea Palini del team Idea, l’under 23 Marco Cattaneo, Josè Serpa dall’Androni. Innesti importanti, per una compagine che naturalmente punta forte sia alle grandi classiche, sia ai grandi giri.
Ma il colpo più importante è quello di Filippo Pozzato, campione discusso in questa stagione, nel bene e nel male, tra un inizio di stagione promettente con un Giro delle Fiandre “sfiorato” e quella squalifica che gli ha “tagliato le gambe” alla vigilia dell’Olimpiade di Londra. Ora, per Pozzato, l’ennesima occasione per un rilancio definitivo anche se il terreno è già stato spianato dal lavoro già effettuato nella Farnese da Luca Scinto al quale il corridore vicentino deve dire grazie. Saronni, nonostante l’ennesima stagione deludente, crede ancora in Damiano Cunego, almeno per quanto riguarda le vittorie in classiche come la Liegi e l’Amstel Gold Race (ma vuole vederci chiaro per le possibili ambizioni del veronese nei grandi giri).
Saronni ha voluto fortemente Pippo in proiezione Sanremo e classiche del pavè ed è convinto di rivedere ai massimi livelli, in alcune occasioni in coppia con Cunego e Ulissi, un corridore che, secondo anche diversi addetti ai lavori, non ha ancora dato il meglio ma che deve soprattutto ritrovare continuità.
Veniamo alla Cannondale, ex Liquigas, e già il fatto che non compaia più il marchio “storico” Liquigas fa pensare tanto e fa ricordare, con nostalgia, tutti i grandi successi di un team che ha annoverato tra le proprie file alcuni dei più grandi corridori italiani, da Cipollini a Di Luca, da Garzelli a Ivan Basso, per giungere a Vincenzo Nibali.
E proprio Ivan Basso, reduce da un quinto posto al Giro d’Italia (che rappresenta per lui un mezzo fallimento) e dal riscatto parziale a fine stagione in una classica di prestigio come la Japan Cup, è il leader della nuova squadra: dunque con un nuovo sponsor, sempre guidata da patron Dal Lago e Roberto Amadio, che nel frattempo ha perso corridori importanti, gregari e non solo, che hanno contribuito ai successi di Basso e Nibali nei grandi giri.
In uscita Valerio Agnoli (all’Astana), Eros Capecchi (Movistar), Daniel Oss (alla BMC di Gilbert ed Evans), Szmyd (anche lui alla Movistar), Vanotti che va ad aggiungersi alla “truppa italiana” dell’Astana. Ma è soprattutto Vincenzo Nibali ad andarsene, colui che ha condiviso negli ultimi anni la leadership nel team, conquistando i podi al Giro e al Tour de France e la vittoria alla Vuelta, accasatosi proprio all’Astana. Dunque, al prossimo Giro vedremo sicuramente uno scontro Ivan Basso – Vincenzo Nibali, i due nostri migliori corridori nelle grandi gare a tappe, “accontentando” così chi auspicava, anche per lo spettacolo, il “divorzio” tra i due.
Basso, a 34 anni, in un’età considerata “matura” per il ciclismo, ha una grande sfida da portare ai giovani del plotone, quella di dimostrare di essere ancora competitivo soprattutto al Giro d’Italia (che dovrebbe essere il suo massimo obiettivo per il 2013), al cospetto dei vari Froome, Wiggins, il solito Alberto Contador, Joaquim Rodriguez.
Ma la Cannondale, oltre al varesino, punta forte anche su Moreno Moser, nipote di Francesco, la vera sorpresa del 2012, che ha il potenziale per puntare anche alle grandi classiche, sul “devastante” Peter Sagan, tra i plurivittoriosi della scorsa stagione e oramai un campione capace di tutto, sul velocista Elia Viviani, capace di rendere bene sia su strada che su pista (ma i tecnici garantiscono che può migliorare in qualità), su Damiano Caruso, considerata l’alternativa a Ivan Basso nei grandi giri, forte scalatore.
Dicevamo di Vincenzo Nibali, che ha scelto di lasciare la Liquigas per andare in una squadra che è certamente tra le più forti del panorama mondiale, l’Astana, che ha puntato forte sul siciliano, costruendogli intorno una compagine molto compatta e combattiva, ma con alcuni problemi di una certa rilevanza…da risolvere.
La grana Vinoukourov, in pratica ancora il numero uno dell’Astana, messo sotto inchiesta dall’UCI per il “fattaccio” della Liegi “comprata” nel 2010, non è di poco conto e vi sono voci insistenti secondo le quali potrebbe essere messa in seria discussione proprio la licenza UCI della sqaudra kazaka. Insomma, i progetti di due squadre importanti come la Lampre e l’Astana sono legati alle vicende Scarponi e Vino, ma sorge spontanea una domanda, rivolta soprattutto ai dirigenti UCI: perché perdere ancora ulteriore tempo e non cacciare subito personaggi scomodi come il kazako e lo stesso Riis, anche lui coinvolto a quanto pare in losche storie di doping?
Personaggi, ex corridori, che quindi continuano a fare i dirigenti in squadre PRO-TOUR ma che evidentemente non possono più rappresentare il futuro immediato di questo ciclismo.
Tra i giovani italiani più promettenti, che hanno già lasciato traccia nella stagione appena conclusa, da segnalare il passaggio di Andrea Guardini dalla Vini Farnese all’Astana. Ma vi sono anche i “vecchi” che non vogliono proprio arrendersi e sono convinti di poter dare ancora molto al ciclismo e lo hanno anche dimostrato nei mesi scorsi: Danilo Di Luca e Davide Rebellin, ma al momento due storie diverse.
La crisi economica che investe l’Italia si fa sentire anche nel ciclismo e in modo particolare su quello abruzzese. Dopo l’annnuncio dell’Acqua e Sapone di Palmiro Masciarelli di abbandonare il ciclismo, il campione di Spoltore Danilo Di Luca è rimasto praticamente senza contratto.
E’ lui in pratica il corridore di maggior calibro che è rimasto, al momento, senza squadra per il 2013, ma Danilo non vuole arrendersi e pare abbia avuto due importanti offerte, una proprio della Vini Farnese di Luca Scinto e l’altra della squadra belga Crelan. Staremo a vedere, noi naturalmente ci auguriamo che Di Luca corra ancora perché ha molto ancora da dare al movimento ciclistico.
Intanto, “l’eterno” Davide Rebellin, che a 41 anni ha dimostrato di saper vincere ancora, può finalmente disputare la prossima stagione agonistica dall’inizio; si è accasato infatti nella polacca CCC Polsat Polkowice.
In bocca al lupo dunque soprattutto ai nostri corridori, noi crediamo ancora in un ciclismo pulito che debba ripartire, come si dice, dalla costituzione degli “Stati Generali” all’interno dell’UCI: non con le parole ma con i fatti.




Tempi duri per il ciclismo … troppi soldi ed in poche mani. A guardare gli stipendi di certi ciclisti professionisti, non viene più in meno di scandalizzarsi, pensando agli stipendi astronomici, piuttosto che i capitali si stanno concentrando in poche squadre.
Il mondo dilettantistico quest’anno non vedrà diverse squadre e altrettante corse. Questo significa che ci sarà meno spazio e meno occasioni per i giovani di emergere. E come un’onda, le conseguenze di un vivaio povero si abbatteranno sulle sorti della Nazionale.
Veniamo da un ciclismo moderno che ha puntato tutto su forza e potenza, ecco perché il doping ha trovato terreno fertile ed è cresciuto. Speriamo che ora, superato questo momento, si pensi anche a ritornare ad un ciclismo meno potente ma più entusiasmante, dove si pedala non solo con le gambe, ma con la testa: cioè strategie ed istinto. Dove arrivare prima non significa arrivare più veloce.