di Claudia Boddi
Dopo aver letto un post di Simone Provenzano nella rubrica “Psiche&Anima”, sono rimasta particolarmente colpita da uno dei concetti cui lui ha accennato, ossia il bisogno di crescita. Nell’articolo, si è concentrato sulla necessità di allargare le nicchie personali e di metterle in comunicazione fra loro per espandere i propri spazi, in una sorta di manovra atta a crearsi un’area d’azione soddisfacente, una sorta di garage confortevole e sicuro dove lasciare tranquillamente la nostra macchina, come nel suo esempio.
Riflettevo sulla grande verità che sta alla base di questa suggestione. Credo che il bisogno di crescita equivalga al bisogno di sentirsi persone libere e che per realizzarlo sia necessario consentirsi spazi di intervento ampi, autorizzarsi a concepire orizzonti aperti, allargare le nicchie appunto. Libertà di scelta. Generalmente, l’essere umano in quanto tale tende ad attaccarsi a quello che conosce, ai percorsi già battuti e spesso agisce per emulazione, riproducendo un modello precedentemente sperimentato. Nella maggior parte dei casi, riproponiamo nelle nostre relazioni adulte quello che abbiamo esperito in famiglia: il nostro modo di andare nel mondo deriva inevitabilmente da quello e prenderne le distanze per diventare individui indipendenti spesso non è semplice. È complesso infatti, soprattutto in certe fasi dell’esistenza, distinguere quali siano realmente i nostri bisogni da ciò che invece è specchio dei bisogni dei nostri familiari, le nostre priorità e aspettative dai loro desideri e inclinazioni. Se mettiamo ancora più a fuoco, vediamo come lo stesso meccanismo si riproduca anche a un livello più macroscopico e come coinvolga i sistemi valoriali che ci vengono imposti dalle società in cui siamo inseriti. Altrettanto complesso risulta, soprattutto in alcune circostanze, svincolarsi da ciò che l’esterno si aspetta da noi: andare controcorrente o fare scelte impopolari riveste infatti una delle sfide più significative per ognuno di noi perché il bisogno di approvazione e il senso di appartenenza sono due pilastri fondamentali per la costruzione dell’identità personale. Sentirsi contenuti da una cornice sociale e riconoscersi in certe prassi è una necessità pressoché primaria, alla quale è difficile sottrarsi.
Allargare le nicchie interiori serve a consentirsi preferenze personali, a tracciare strade nostre, a essere persone libere. Non è un concetto banale, né facile da esprimere perché ognuno di noi è costruito in maniera diversa ed è naturale procedere nel corso della vita sul solco già seminato, lo facciamo sempre, in maniera inconscia, senza rendercene nemmeno conto. Quello che è importante tenere presente è che esistono molte alternative e ciò che auspicabile è che la via che decidiamo di percorrere sia sempre figlia di una scelta libera e consapevole, nella direzione della pienezza individuale. Non dico che sia un processo indolore né che sia deprecabile il fatto di scegliere una via piuttosto che un’altra: tutto ha un prezzo ed è più che comprensibile che, in certi casi, non si abbia voglia di stare troppo a riflettere, c’è bisogno di agire, di produrre e di rispondere alle esigenze concrete che ci vengono imposte dalla vita quotidiana.
Per crescere e ampliare le nostre nicchie non c’è bisogno di rovesciare gli equilibri ai quali ci sentiamo di appartenere o di stravolgere il nostro modo di vivere. A ben guardare, basta poco: è possibile autodeterminarsi anche nel piccolo delle nostre routine. Si tratta di prospettive, traiettorie mentali che possono segnare la differenza sulla qualità della vita e delle relazioni che viviamo. Non avere paura fa paura, ma il piacere che deriva dal potersi permettere di essere quello che si è realmente vale il brivido che si prova quando ci spenzoliamo sull’orlo del cambiamento. Per pur piccolo che sia.



“Non avere paura fa paura, ma il piacere che deriva dal potersi permettere di essere quello che si è realmente vale il brivido che si prova quando ci spenzoliamo sull’orlo del cambiamento. Per pur piccolo che sia”
BELLO BELLO!
mi permetto di aggiungere un osservazione. quello che si è realmente è quello che si è potenzialmente. quello che si è in potenza. il nostro potenziale. cercare il cambiamento, allargare i nostri orizzonti, ecc.., potrebbe significare sfruttare tutto questo potenziale.
grazie claudia
Giusto, Simone: quello che si è realmente è quello che si è potenzialmente, nel senso che dentro di noi c’è già tutto. CIò a cui aspiriamo, che apprezziamo negli altri o fuori di noi, il cambiamento, allargare i nostri orizzonti, come dici te, e molto altro ancora, in realtà, è già dentro di noi. Come l’opera d’arte che è già presente nel marmo grezzo. Merito dell’artista è tirarla fuori. Così a noi sta realizzare la nostra vera natura. Grazie a te per gli spunti sempre stimolanti