di Alberto Giusti
Siamo agli sgoccioli: il 2012 va concludendosi, e tra pochi giorni un nuovo anno inizierà. Ci mancherà, quello che finisce? Difficile da credersi.
Il 2012 è stato un anno pesante. Ci siamo guardati spesso attorno in Europa e nel mondo, tentando di scorgere nelle faccende dei nostri vicini e conoscenti un barlume di speranza per noi. Abbiamo visto la Grecia andare due volte a votare, la Francia scegliere un presidente socialista, gli Stati Uniti credere ancora in Barack Obama. Abbiamo visto la Siria dilaniata, la Palestina bombardata, l’Egitto ancora in tumulto, un ambasciatore americano morire in Libia. A casa nostra, l’anno è iniziato all’insegna del governo tecnico e sotto la scure della manovra salva-Italia, con l’aumento delle accise sulla benzina, dell’IVA, con l’introduzione dell’IMU. Abbiamo visto gli operai manifestare alle altezze vertiginose delle ciminiere e delle gru, e nelle profondità delle miniere. Abbiamo letto di imprenditori suicidi. Abbiamo avuto il naufragio più incredibile del secolo, e uno dei terremoti più distruttivi ha colpito l’Emilia.
Ci siamo abituati ai tecnici, con il loro stile così istituzionale rispetto a quello dei loro predecessori, alle loro spiegazioni e soluzioni, sempre così razionali, ma per ora non risolutive. Ci siamo domandati per mesi se davvero l’austerità ci fosse entrata dentro, se ci stesse coinvolgendo, se tutto invece non stesse andando più o meno come prima, forse più meno che più, ma non tanto. Ma chi prima chi dopo, ce ne siamo resi conto tutti. E chi assolutamente rimandava questo oscuro pensiero, non l’ha potuto fare a dicembre, a Natale, e presto a Capodanno, perché a chi i conti in fondo al mese ancora potevano tornare, in fondo all’anno comunque non sono tornati. E tutti ci siamo ritrovati con centinaia o migliaia di euro in meno da spendere. La crisi dopo questo Natale è nelle case di ognuno di noi. L’abbiamo vista se siamo andati per negozi, nei centri commerciali o nelle strade cittadine, dove abbiamo trovato meno affollamento, meno fila del solito. L’abbiamo sentita dagli istituti di statistica, che hanno misurato un calo degli acquisti del 20%, o dall’affluenza ai cinema il giorno di Natale, con un crollo di oltre 33%. Magari l’abbiamo vista anche sotto l’albero.
La domanda che viene spontanea è se, con tutti i sacrifici affrontati, possiamo archiviare questa crisi insieme a questo Natale, e iniziare a credere ad un 2013 di rilancio. Gli istituti economici internazionali dicono di no. Il governo Monti diceva mezzo e mezzo. Nel frattempo la crisi inizia a farsi sentire anche in Germania. E allora forse non è finita qui. L’austerità è stata una perdita di tempo? Speriamo di no. Ma molto dipenderà da noi e dalla scelta che faremo al nostro seggio elettorale, il 24 febbraio. Il 2013 dovrà essere un anno di cambiamento. Un anno in cui la crescita sia la linea guida della politica italiana. E allora, il primo gennaio, buttiamo fuori dalla finestra il vecchio, che è l’idea che tagli e tasse, da soli siano la soluzione. E il 24 febbraio facciamo ripartire questo paese.




Bell’articolo di Alberto Giusti, che ha voluto chiudere il pezzo (e il 2012) con uno spiraglio di ottimismo.
Un excursus onesto e fedele degli highlights di quest’anno che ci lasciamo alle spalle, verso il quale, però, se possibile io sono ancora più critico.
Quello a cui abbiamo assistino negli scorsi mesi è stato un colpo di stato finanziario operato dall’Eurozona nei confronti di noi maiali d’Europa (locuzione spregiativa con cui gli economisti chiamano ufficialmente, e non dietro alle spalle, i Paesi del Sud Europa).
Sono stati sollevati governi, sono state indicate direttive precise e inappellabili, e i governi (non più sovrani) hanno dovuto mettersi sull’attenti, battendo i tacchi.
Per questo credo che le elezioni del 24 febbraio non cambieranno nulla: chi verrà eletto dovrà recarsi a Bruxelles a quattro zampe, con le orecchie basse e la lingua a penzoloni.
In questo scenario, faccio una grossa fatica a vedere possibilità di riscatto, ma spero di sbagliarmi e che la speranza che ci suggerisce Alberto sia concreta.
Chiudo facendo a tutti voi di Postpopuli i miei più profondi ringraziamenti per avermi allietato con i vostri pezzi quest’anno durante il quale ho seguito il blog con interesse e passione.
Vi auguro sentitamente un felice anno nuovo! 🙂
un paio di considerazioni…e un paio di repliche…l’IVA è passata dal 20 al 21 nel settembre 2011, l’IMU reintrodotta per la prima casa incide meno di quanto incidesse la vecchia ICI che il sottoscritto ha pagato per anni…l’IMU seconda casa, ok, è triplicata ma io, (così come mia moglie), possessore di due case (e qualcos’altro ancora) ho l’ardire di ritenermi tra i privilegiati e tra coloro che hanno un tenore di vita ben superiore alla media…quindi è giusto che sia io a pagare….in più, ricordo la battuta in un vecchio film di Sergio Leone “dove c’è confusione ed un uomo sa quel che vuole, ha solo da guadagnare”…ergo, la crisi l’ha sentita, e parecchio ahimè, chi ha perso il lavoro, chi ha l’azienda che deve quotidianamente fare i conti con istituti di credito sempre più rigidi, chi a fine mese già galleggiava a malapena…chi ha disponibilità di capitale, fidati, della crisi manco se n’è accorto…