di Nicola Pucci
Trasferiamoci nel Mesoamerica e andiamo a far conoscenza di una città tra le più belle ed interessanti del Messico.
Puebla, è di lei che sto parlando, conta circa 1 milione e 300 mila abitanti e si trova nel cuore di una fertile vallata circondata da due cime vulcaniche ancora attive, il Popocatepetl e l’Iztaccihuatl. Fondata dagli spagnoli nel 1531, fu posta sotto la protezione iniziale degli angeli: sarebbero stati loro infatti ad indicare in sogno al vescovo di Tlaxcala, Julian Garces, il luogo dove erigere la “Ciudad de los Angeles“, divenuta poi diocesi nel 1539 e conosciuta come “Puebla de los Angeles”. Priva dunque di una passato precolombiano, Puebla è tra le città messicane quella che più di ogni altra ha conservato una fisionomia coloniale tanto che i suoi abitanti, la cui affinità culturale con gli spagnoli è decisamente marcata, sono considerati snob nel resto del paese. Città creola, dunque, inserita dall’UNESCO nel PATRIMONIO DELL’UMANITA’ nel 1987.
Giungendovi da Città del Messico, il trasferimento si conclude al Terminal dei pulmann, dove prendo il primo taxi disponibile che mi conduce all’albergo. La distanza è minima, ho però già la possibilità di scorgere quelli che sono i tratti essenziali di Puebla, ordinata, vivace e disseminata di chiese barocche. Cambio velocemente gli indumenti e mi immergo nel cuore della città alla ricerca, tanto per cominciare, di una “tana” dove mandar giù un boccone. Sono in zona centralissima e, dopo un primo giro di perlustrazione che già mi permette di ammirare la splendida architettura degli edifici, la scelta cade su “Tony’s Tacos“.
Sazio e soddisfatto mi dirigo verso la prima meta obbligata: lo Zocalo. La piazza nevralgica di Puebla, di cui apprezzo l’armonia, era in origine un mercato in cui avevano luogo corride, spettacoli teatrali e… impiccagioni! Nel corso dell’Ottocento assunse l’aspetto di un’oasi verde, che conserva ancora oggi; gli splendidi portici che la costeggiano sono occupati da numerosi negozi e caffetterie alla moda che risalgono al XVI secolo. Lo Zocalo, al cui centro si trova la fontana di San Miguel (del XVII secolo), è luogo decisamente vivace e colorato, animato da clown, venditori di palloncini e ambulanti, a dar vita ad un’atmosfera gioiosa tipicamente messicana. Suggeriamo di non perdersi, il giovedì, la cerimonia del cambio della bandiera, dallo sdolcinato aroma patriottico.
Ho modo di ammirare sul lato settentrionale il neorinascimentale Palacio Municipal, ma il vero fiore all’occhiello della zona non può che essere la Catedral. Sono meravigliato. La chiesa, imponente ma straordinaria (tanto da essere rappresentata sulle banconote da 500 pesos), occupa l’intero isolato a sud della piazza ed è il risultato della perfetta fusione tra il primo barocco con lo stile herreresco rinascimentale. La sua costruzione, intrapresa nel 1575, terminò nel secolo successivo grazie all’intervento del vescovo di Puebla, Juan de Palafox y Mendoza. La Catedral, sovrastata da due torri, le più alte dell’intero Messico con i loro 69 metri, si compone all’interno di tre navate con le sue cappelle e permette di ammirare un pregevole altare maggiore (opera di Manuel Tolsà) in stile neoclassico dietro al quale si trova il Retablo de los Reyes (retablo dei Re) realizzato dallo scultore Lucas Mendez. Uscendo dall’edificio osservo il portale principale, a tre ordini sovrapposti, ma soprattutto il portale laterale che si affaccia sulla piazza e che, oltre a recare le insegne della corona spagnola, è ornato dalle statue di alcuni re di Spagna.
La mia mobilità è assolutamente fuori discussione, così come il desiderio di scoprire ciò che la città ha da offrire (parecchio, per la verità). Costeggiando la curiosa Casa de Los Muñecos (casa delle marionette) tappezzata di azulejos e stucchi in ceramica rossa che raffigurano i notabili della città, infilo una delle quattro arterie principali che dallo Zocalo si diramano in corrispondenza dei quattro punti cardinali. Merita un cenno la singolare distribuzione toponomastica di Puebla: gli assi stradali in direzione nord-sud sono chiamati “calles” ed hanno numerazione dispari, gli assi stradali est-ovest sono invece “avenidas” ed hanno numerazione pari. Percorro pochi metri di Avenida Palafox y Mendoza ed eccomi giungere alla vicina Iglesia de la Compania. Consacrata nel 1767 la chiesa, in stile churrigueresco, si dice conservi le spoglie di una principessa orientale giunta in Messico come schiava. In seguito liberata, si ritiene abbia introdotto il pittoresco costume della “china poblana” che consiste in uno scialle, una camicetta increspata, una gonna ricamata e ornamenti d’oro e argento; nel XIX secolo questo costume divenne una specie di “vestito della festa”. L’Iglesia, un tempo occupata dai Gesuiti, mostra una bella cupola rivestita di maioliche bianche e blu e l’annesso Colegio del Espiritu Santo è oggi sede dell’Universidad Autonoma de Puebla.
Sono appena all’inizio del mio percorso per Puebla ma già sono affascinato dallo splendore del suo centro storico, composto di maestosi palazzi la cui architettura, seppur toccata dal devastante terremoto del 1999, denuncia l’impronta coloniale. L’atmosfera, a Puebla, è decisamente diversa da quella di Città del Messico. Sono ben lontano da quel cocktail di sordido sottosviluppo e disperato degrado che si respira nella capitale; qui, seppur contenuto, regna un certo benessere, la contagiosa allegria degli indigeni ammorbidisce l’ansia che comunque accompagna il turista fin dai primi passi sul suolo messicano.
Il tempo di dare una veloce occhiata al Museo Poblano de Arte Virreinal allestito nel cinquecentesco Hospital de San Pedro (niente di trascendentale, una mostra dedicata all’arte del periodo vicereale, una all’arte messicana contemporanea ed una alla storia dell’ospedale tra cui un bel plastico dell’edificio), dopodichè in pochi minuti eccomi al Templo de San Francisco. L’ingresso nord della chiesa è in stile plateresco e risale al XVI secolo, la squisita facciata in mattoni rossi e piastrelle e la torre campanaria sono invece frutto di rifacimenti settecenteschi. All’interno del Templo, nella cappella nord, è sepolto San Sebastian de Aparacio, spagnolo emigrato in Messico nel 1533 che prima di diventare monaco progettò numerose strade tanto da essere oggi il santo patrono degli automobilisti: le sue reliquie, in effetti, richiamano un gran numero di fedeli!
Uscito dal Templo torno indietro passando davanti al Teatro Principal, uno dei più antichi di tutte le Americhe (fu costruito nel 1759) se non fosse stato distrutto da un incendio nel 1902 e ricostruito poi quasi interamente negli anni Trenta. La piazza su cui si affaccia il teatro è addolcita da una bella fontana nei pressi della quale mi fermo qualche minuto seduto su di una panchina mentre il cielo, plumbeo, non promette niente di buono.
Nelle vicinanze si trova il Barrio del Artista, quartiere dove è possibile incontrare artisti che sono all’opera nei loro atelier. Lo raggiungo velocemente e qui mi immergo in una specie di Montmartre messicano; sono numerose le botteghe dalle caratteristiche tettoie ricoperte di piastrelle che si affacciano su una piazzetta (Plazuela del Torno) dove spesso il sabato e la domenica si tengono concerti e spettacoli di danza popolare e che introducono un’ombreggiata via pedonale. I pittori stanno lavorando alacremente, non oso disturbare la loro privacy pertanto mi accontento di scattare alcune foto incuriosito anche dai numerosi giovani che in un atelier stanno seguendo lezioni di pittura e musica. La tranquillità e l’ordine della zona in cui mi trovo è rilassante, col passare dei minuti realizzo come il Messico sia una terra capace di trasmettere emozioni forti.
Proseguendo il tour di Puebla infilio Avenida 4 Oriente lungo la quale si trovano numerosi negozi da sposa anche se i vestiti bianchi sembrano di taglie più per bambine che per donne adulte. Tipici di Puebla sono anche gli zuccherifici, negozi che vendono dolci di zucchero di varia forma, dai teschi (!!) ai cuoricini. Altrettanto curioso è il fatto che molti negozi vendono già alberi di Natale (ebbene sì, son stato da queste parti ad ottobre!), come anche i tanti cartelli che annunciano l’imminente “Dia de Muertos”, la più insolita delle feste messicane: il 2 novembre (come da noi) ricorre la commemorazione dei defunti e per la gente del posto è il giorno atteso un anno intero in cui, secondo un’antica credenza del popolo tarasco del Michoacan, “i morti ritornano”.
In fondo alla strada, a fianco di Avenida 5 de Mayo (data storica per i cittadini di Puebla, il 5 maggio 1862 si combattè infatti la battaglia che consentì al generale Ignacio de Zaragoza asserragliato nel Cerro de Guadalupe di respingere l’assalto frontale sferrato da 6000 francesi), via pedonale piena zeppa di clown, venditori di palloncini e saltinbachi accompagnati da musichette popolari, si apre il Centro Commercial La Victoria. Si tratta di una specie di mercato-centro commerciale, introdotto da un ingresso ad arco e composto da un padiglione centrale dove possiamo trovare il centro gastronomico, un insieme di baracchini che vendono dolci locali quali i “camotes”, bastoncini canditi di patata dolce, e i “jamoncillos“, barrette di pasta di semi di zucca.
Proprio accanto al Centro Commercial si trova quella che i messicani, con un po’ di esagerazione, consideravano nel XVII secolo l’ottava meraviglia del mondo: all’interno del barocco Templo de Santo Domingo si trova la Capilla del Rosario, un vero e proprio gioiello architettonico. Posta a sud dell’altare maggiore, fu costruita tra il 1650 e il 1690 e rappresenta un trionfo di stucchi dorati con angeli, santi e martiri, tutti connessi al tema iconografico della Vergine. Le pareti della Capilla presentano una serie di dipinti che illustrano la vita della Vergine, sono letteralmente travolto dall’effetto spettacolare che la magnificenza della cappella è in grado di sprigionare. Non è impresa facile individuare l’orchestra celeste che tra le tante decorazioni in gesso dorato appare come una delle più pregevoli.
Le gambe iniziano ad essere pesanti, complice il lungo giro che mi ha consentito di scoprire l’ammaliante e bellissimo centro storico di Puebla; decido perciò di rientrare allo Zocalo per mangiare qualcosa. Trovo un piccola taverna, i due giovani che gestiscono il locale mi invitano con cortesia e sollecitudine a sedermi e gustare una delle specialità più conosciute del posto, l‘”enchiladas”, tortillas ripiene di petto di pollo ricoperte con salsa di pomodoro e formaggio. Il prezzo del menù è contenuto, per pochi pesos mi viene servito anche il “mole poblano“, pietanza misteriosa la cui ricetta è segreta e pare sia composta da oltre 30 diverse specie di ingredienti, tra cui una buona dose di cioccalata.
Rifocillato, mi reco di buona lena al vicino Museo Amparo, assolutamente imperdibile. L’esposizione è mirabile, approntata in due strutture coloniali del XVI e XVII secolo da un collezionista privato, ed accoglie nelle otto sale del primo edificio magnifici manufatti dell’epoca precolombiana, tra cui affreschi da Teotihuacan, una piccola testa olmeca, alcune pregevoli stele ed un altare maya. La visita prosegue nel secondo stabile, dove sono conservate interessanti opere d’arte e mobili d’epoca coloniale.
Eccomi in seguito giungere al grazioso Mercado de Artesianas El Parian. Sono subito dietro il Barrio del Artista ed anche qui le botteghe hanno tettoie rivestite di piastrelle, si vende di tutto (anche se obiettivamente gli articoli di qualità sono veramente pochi), dal vasellame in ceramica “talavera” ai poncho, dalle coperte colorate agli infiniti gadget messicaneggianti. E’ comunque divertente curiosare tra le bancarelle, se si ha un po’ di pazienza (ed anche di fortuna) sicuramente si può trovare qualche buon articolo ad un prezzo ragionevole.
Dall’altra parte della strada (siamo in Calle 6 Norte) scorgo la bellissima Casa del Alfenique, palazzo del XVII secolo rivestito di mattoni rossi, azulejos e stucchi chiari che incorniciano le finestre. Deve il suo nome al singolare fatto che la facciata ricorda un tipico dolce di Puebla, l‘”alfenique” appunto, fatto di albume, zucchero e mandorle. Svolo a destra e, guarda che coincidenza, sono di nuovo nel Barrio del Artista: ebbene sì, se c’è un posto di Puebla che mi ha affascinato in modo particolare (pur non disconoscendo assolutamente lo splendore dell’intero centro storico) questo è proprio il quartiere dei pittori. Qui raggiungo l’apice della simbiosi con l’ambiente che mi circonda.
Saluto allegramente ma già con un pizzico di malinconia un vivace gruppo di giovani, sbirciando furtivamente negli atelier che a quest’ora sono occupati dagli artisti impegnati nelle loro realizzazioni: è tempo di lasciare una città a dir poco accattivante per la sua autenticità. Hasta luego.




Los felicito por su trabajo respecto a nuestra bella ciudad de Puebla.
Gracias por su promocion y los invitamos a visitar nuestra pagina donde encontraran mas informacion acerca de Puebla, su cultura y gastronomia.
Complimenti per l’esauriente recensione, mi hai fatto tornare alla memoria i viali coloniali di Merida, nello Yucatan!
Il Messico crea assuefazione… non vedo l’ora di poterci tornare.
E magari inserirò Puebla nel mio itinerario! 🙂
Ringrazio … sphimm!!! … per l’apprezzamento, ma è la città di Puebla che produce emozioni rare, io ho solo cercato di farvela conoscere un po’ meglio … è vero, lo spirito coloniale di Merida (la città bianca, che ho ammirato qualche settimana dopo) si respira anche a Puebla anche se le due città sono sensibilmente diverse … quando tornerai in Messico, porta i miei saluti a quella terra memorabile che ha lasciato tracce profonde nel mio cuore …
Bellisima descrizione…ero un pò incerta se fare tappa a Puebla durante il mio viaggio in Messico, dopo aver letto il suo articolo però, non ho più dubbi, e che Puebla sia!!!
Grazie!
Grazie Patrizia, il tuo apprezzamento è molto gradito 🙂 … e mi lusinga il fatto di poter pensare che il mio post abbia dissipato i tuoi dubbi sulla città di Puebla … se ci andrai ne rimarrai affascinata, lo stato di conservazione del suo centro storico (Patrimonio Unesco) è eccellente … ne tornerai con un sicuro arricchimento del tuo bagaglio di esperienze … un saluto