di Emiliano Morozzi
Samuel Colt, la rivoltella e il secondo emendamento
Sono passati più di 150 anni da quando morì nella cittadina di Hartford Samuel Colt, fondatore di quella che sarebbe diventata più tardi la Colt’s Manufacturing Company, una delle più importanti industrie produttrici di armi da fuoco non solo negli Stati Uniti ma a livello mondiale. Nato nella stessa cittadina del Connecticut e appassionato sin da giovane all’uso delle armi, Samuel Colt sviluppò e cominciò a produrre in serie un proprio modello di pistola (o rivoltella), la Colt Paterson, dal nome del paese dove si trovava la fabbrica d’armi. Ben presto le pistole da lui prodotte divennero popolari in tutto il paese ed in particolare nel Far West, dove le pistole Colt divennero l’arma più utilizzata insieme al fucile Winchester.
Facciamo ora un salto indietro di 75 anni e arriviamo al 1787, quando tredici stati decisero di dare vita agli Stati Uniti d’America completando la stesura della Costituzione. Come tutti i testi costituzionali, anche quella statunitense ha subìto nel corso degli anni varie modifiche, ma i principi fondamentali che portarono alla sua stesura sono rimasti invariati: uno di questi è il Secondo Emendamento, che garantisce ad ogni cittadino il diritto di possedere armi. Un diritto inviolabile, al pari del diritto di voto e della libertà di espressione. Un diritto che avrebbe anche un suo fondamento storico e pratico: i cittadini dei futuri Stati Uniti, al tempo ancora sotto la dominazione europea, avevano un solo mezzo per potersi difendere in caso di angherie, il possesso di un’arma. Al tempo della colonizzazione dell’Ovest, avere un’arma divenne fondamentale per coloro che si avventuravano in terre ancora selvagge, popolate da indiani ostili e banditi. Spesso però, avere un’arma non bastava per salvare la pelle: i fuorilegge la pistola la sapevano utilizzare molto bene, e se il nemico era troppo ostico da affrontare a viso aperto, ricorrevano a una pallottola nella schiena. Senza fare distinzioni tra buoni e cattivi: una pallottola nella schiena freddò il leggendario sceriffo “Wild Bill” Hickok, stessa sorte toccò al bandito John Wesley Hardin, divenuto avvocato dopo sedici anni di carcere duro.
Nonostante la frontiera non sia popolata più da indiani bellicosi e banditi dalla pistola svelta, questo diritto al possesso di armi da fuoco non è stato modificato e, di fronte alle insistenti richieste di alcuni stati per circoscriverlo, nel 2008 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato un’interpretazione definitiva dell’emendamento, considerando il diritto inviolabile. Un diritto che recentemente, è costato la vita a 20 bambini, uccisi in una scuola di Newton, paese dello stesso stato che ha fondato parte consistente della propria economia sulla produzione di armi da fuoco. Da parte delle lobby che le producono, il possesso di armi da fuoco è da sempre giustificato come deterrente nei confronti di aggressioni alla persona, al domicilio o al patrimonio. Un ragionamento che fa acqua da tutte le parti: come nel Far West, il criminale di professione l’arma la saprà usare decisamente meglio del normale cittadino. Ammesso e non concesso che tutti i possessori di armi si trasformino in novelli Tex Willer, è ammissibile che un normale cittadino possa tenere in casa un vero e proprio arsenale, o che al supermercato si possano comprare senza problemi vere e proprie armi da guerra, con le quali sono state realizzate numerose stragi di innocenti?
“Yes and how many deaths will it take ’till he knows
That too many people have died
The answer my friend is blowing in the wind
The answer is blowing in the wind”
“Quante morti ci vogliono per capire che troppi uomini sono già morti?” cantava Bob Dylan, una frase tremendamente attuale. Per sapere la risposta, non vogliamo aspettare la prossima strage di innocenti.



