di Nicola Pucci
Le racchette del tennis riemergono dal letargo invernale e il calendario 2013 emette i suoi primi vagiti. In preparazione al primo Slam in programma, gli Australian Open, che prenderanno il via lunedì 14 gennaio, campioni e comprimari hanno scelto appuntamenti a diverse latitudini per celebrare il loro debutto: Brisbane in Australia, Chennai in India e Doha in Qatar, tre ATP World Tour 250 series che come da tradizione hanno aperto il nuovo anno.
BRISBANE. Andy Murray, l’unico tra i top-four ad allinearsi al via in questa prima settimana, era atteso a confermare il titolo conquistato dodici mesi orsono a spese del talentuoso ucraino Dolgopolov. E lo scozzese ha rispettato il pronostico, favorito è bene dirlo da un tabellone avaro di grossi calibri. Eliminato d’entrata Raonic, seconda testa di serie, uscito ai quarti Dolgopolov per mano del giapponese Nishikiri che ha così negato il remake della scorsa finale, Murray, non brillantissimo ma sufficientemente competitivo, ha ceduto un set a Millman per poi correre veloce fin sotto il traguardo. A farne le spese Istomin, Nishikori stesso costretto al ritiro per infortunio, il bulgaro Grigor Dimitrov, talento assoluto, in finale. 7-6 6-4 lo score a referto.
CHENNAI. In India il campo dei partecipanti chiamava all’appello due top ten, Tomas Berdych e Janko Tipsarevic. Le due star, attese alla recita dall’appassionato pubblico che ha gremito lo SDAT Tennis Stadium per tutto l’arco della settimana, hanno però avuto fortuna opposta. Il ceco, infatti, è stato inopinatamente estromesso ai quarti dallo spagnolo Bautista-Agut, che si è imposto in tre set al termine di una lotta serrata. Tipsarevic invece si è mosso bene ed è apparso già in brillanti condizioni atletiche, se è vero che ha raggiunto l’ultimo atto concedendo solo un set lungo il percorso allo sloveno Bedene. In finale ha trovato proprio il sorprendente Bautista-Agut, che ha rimontato Paire in semifinale per giungere così a giocarsi il titolo per la prima volta in carriera. E se lo è pure giocato bene, il titolo, ma non è bastato per imporsi a Tisparevic che di rimonta ha chiuso col punteggio di 3-6 6-1 6-3.
DOHA. Tradito dai grandi che per la prima volta hanno snobbato il torneo nel deserto che può vantare un albo d’oro prestigioso e un montepremi invitante (3 successi per Federer e 2 per Murray), puntava su David Ferrer, numero 5 del mondo, e sul francese dal braccio d’oro Richard Gasquet. Ha finito per vincere proprio il ventiseienne transalpino, al termine di una settimana impegnativa che l’ha visto spesso sull’orlo del baratro ma infine capace di tirar fuori il coraggio e la classe per mettere in bacheca l’ottavo titolo della carriera. Dopo l’agevole debutto con Hernych, già agli ottavi Gasquet è riemerso da 2-5 sotto al terzo set con lo sloveno Zemlja. Fatti fuori Lacko e Brands, ha trovato in finale ad attenderlo un rigenerato Davydenko, protagonista di una settimana quasi perfetta. Nella sfida decisiva il russo ha vinto agevolmente il primo set e pareva avviato ad un tranquillo successo in due set, ma è nel momento di maggior difficoltà che Gasquet ha rivelato insospettate doti di combattente. Il francese ha approfittato di un leggero calo fisico di Davydenko, si è arrampicato al tie-break ed ha trascinato la partita al set decisivo. Il russo è stato costretto a ricorrere alle cure del fisioterapista e al ritorno in campo ha lasciato via libera al tennis scintillante di Gasquet. Che si è aggiudicato la partita col risultato di 3-6 7-6 6-3. Che l’enfant prodige sia finalmente maturo per competere con i grandi?



