di Simone Provenzano
Ci sono e ci saranno sempre giorni speciali, giorni come questi. Che ci immaginiamo per un anno intero. Ci infiliamo dentro tutte le nostre speranze. E di conseguenza tutti i nostri timori.
Ci creiamo fantasie che non ammetteremo mai, chissà!
Magari alcune non sono nemmeno del tutto consapevoli.
È un po’ la sindrome da Mulino Bianco, della famiglia riunita, della pubblicità della Coca Cola, del panettone Bauli.
Con mamma e babbo felici, i figli contenti, i sorrisi, gli abbracci, le cucine pulite, le luci colorate.
LA FINZIONE .
Che però idealizziamo, e volenti o no, ci troviamo a paragonare a ciò che in realtà stiamo vivendo: la fila al supermercato, la stanchezza, la salute di qualche caro, quel genitore o quel figlio con cui ancora non abbiamo fatto pace. E tutto si rabbuia, è come se passassimo dal colore al bianco e nero. È un po’ come trovarsi spiazzati, disorientati. Ce lo eravamo immaginato diverso.
Mi ricordo qualche anno fa quando ancora mi godevo il Natale di Babbo Natale.
Quando il Natale arrivava perchè la mamma faceva i biscotti con la nonna e le zie, quando cucinavano per ore per mettere a sedere una ventina di persone che si volevano bene e che avevano più o meno lo stesso cognome. Solo qualche anno dopo mi resi conto che il Natale erano loro, i loro preparativi. La magia nella fatica di alcune donne che celebravano la loro famiglia.
Niente di più magico!
Ma il punto è questo: alla base della festa stava un sacrificio, un togliere qualcosa a se stessi per rendere sacro qualcos’altro. In questo caso la famiglia e il Natale.
Ricordiamoci che il Natale è solo un giorno, come altri, se non decidiamo di sacrificarci per il senso che gli vogliamo dare. E non è un discorso né cattolico né cristiano.
È UMANO.
Ora che siete diventati chi siete, decidete cosa volete che debba essere questa festa, e con un po’ di sacrificio fate che lo diventi, immolate un po’ delle vostre energie, un po’ del vostro tempo, un po’ di voi stessi e rendete sacra la vita che state vivendo.
Oggi.
AUGURI SINCERI A TUTTI QUANTI



Simone coglie come sempre in pieno la realtà delle cose e quanto spesso dietro le festività si nascondano finzione e ipocrisia e non veri sentimenti. Il famoso teatrino dei quali tutti noi siamo grandi specialisti e sul quale quasi mai riflettiamo a fondo come sarebbe doveroso fare.
Natale significa (ri)nascita. Abbandonarsi al teatrino, se e quando di teatrino si tratta, significa aver mancato del tutto il punto decisivo della crescita interiore. Concordo con l’analisi, anche se non per tutti il Natale è così. Ma per i più credo che lo sia.
purtroppo l’impressione è che oramai il significato del Natale si sia perso da quel dì… crisi o non crisi lo scenario è sempre il medesimo, nei giorni sotto Natale è praticamente impossibile girare per la città senza rimanere imbottigliati nel traffico, tutti ad affollare i negozi a comprare regali su regali, molti per dimostrare affetto ai propri cari, molti altri perché vi siamo obbligati e non possiamo esimerci… ai miei tempi mamma e papà ci facevano un solo regalo, uno lo si riceveva dai nonni, uno dalla zia.. i bambini di oggi invece hanno troppo, vengono letteralmente sommersi di doni (e pertanto non apprezzano più nulla..), e questo, lo ripeto, a prescindere dalla crisi in corso..scusate le sfogo ma mi sono fatta prendere, forse andando anche un po’ fuori tema!! 😀
Non credo si possa perdere il significato del Natale…
Al massimo perdiamo quello che il natale rappresenta per noi.
Ma siamo fortunati, scoprirsi felici è più facile di quanto sembri soprattutto durante le feste.
Comunque Simone sei riuscito a farmi capire meglio alcune di quelle piccole sfumature che rendono grande una famiglia.