di Leonardo Masi
Per alcuni “la Vera Polonia” va cercata nella parte Sud-Est degli attuali confini, in quelle città come Cracovia, Kazimierz Dolny, Sandomierz, Lublino, dove si può ancora percepire quello straordinario miscuglio di popoli e culture: elementi lituani, ruteni, ebrei, tedeschi che nel Cinquecento contribuirono, insieme alla maggioranza polacca, ad arricchire culturalmente uno degli stati più grandi e potenti europei del periodo. Per altri bisogna andare ad Ovest, nella regione che non a caso si chiama Grande Polonia e che ha per capoluogo Poznań. Per molti è qui, esattamenta a metà strada fra Varsavia e Berlino, che batte il cuore della “Vera Polonia”. Lo pensava anche Giovanni Paolo II che ebbe a dire: “da qui iniziarono le vicende del popolo, della nazione e della chiesa”. In effetti la storia parla chiaro: la vicina città di Gniezno fu la prima capitale, da lì cominciò la conversione al cattolicesimo e ancora oggi sembra che le persone di queste parti si sentano gli eredi e i difensori dello splendore che fu.
Con i suoi abitanti votati all’economia e con i piedi per terra, Poznań può sembrare per mentalità la più “tedesca” delle città polacche. Forse perché fra il 1793 e il 1918, mentre la Polonia scompariva dalle carte geografiche e il suo territorio era spartito fra le potenze confinanti, Poznań finì sotto il controllo della Prussia. L’influenza dell’elemento tedesco sugli abitanti della città, ai quali sembra mancare quella nota anarchica e un po’ folle tipica dei popoli slavi, sopravvive in questa storiella che circola in Polonia: quando all’indomani della riconquistata indipendenza si radunarono i patrioti giunti dalle varie zone occupate, mentre quelli provenienti dagli ex-territori austriaci e russi elencavano le proprie insurrezioni i poznaniani così giustificarono la propria mancanza di resistenza: “Noi avremmo voluto ribellarci… ma purtroppo era vietato!”
Questo aneddoto in realtà è un po’ ingiusto, perché proprio qui nel giugno 1956 fu la prima grande ribellione contro i regimi stalinisti. La repressione fu meno cruenta che a Budapest, ma costò la vita a un centinaio di dimostranti. Oggi a ricordare l’evento c’è un solenne monumento. È la prima cosa che il visitatore trova sul percorso che va dalla stazione al centro della città. Intorno ad esso il Collegium Minor, edificio in stile neorinascimentale che fa parte dell’Università. L’aula magna, con la sua ottima acustica, ospita i concerti dell’Orchestra di Poznań. Poco più avanti c’è il Castello, anch’esso neorinascimentale, e dalla parte opposta il Conservatorio. Siamo nella cosiddetta “zona imperiale”, quella degli edifici “di rappresentanza”, ma già scopriamo che sotto l’ostentata austerità c’è un’energia che pulsa: quella che si manifesta ad esempio nella ribellione e nella musica. Da qui vengono ottimi poeti e strumentisti, ma il fiore all’occhiello della città sono i cori. Pare che questa grande tradizione abbia le proprie origini negli anni della dominazione tedesca, quando era vietato parlare in polacco nei luoghi pubblici. Per difendere la propria lingua i poznaniani trovarono un escamotage: se parlare in polacco era vietato, nessuna legge vietava esplicitamente di cantare in questa lingua.
Sulla strada per la Città Vecchia troviamo la gigantesca Plac Wolności (80 X 205 metri) in fondo alla quale c’è il Museo Nazionale. Ancora pochi passi e siamo finalmente nella parte medievale. Nella centrale piazza del Mercato (il Rynek) spicca il rinascimentale Municipio (Ratusz), probabilmente il più bello di tutta la Polonia. Girando un po’ per le strade adiacenti il visitatore rimarrà affascinato dagli edifici colorati e dalla maestosa Collegiata in stile barocco. La Cattedrale si trova leggermente decentrata, su un isola in mezzo al fiume. Ma è la più antica del paese, è qui che sono sepolti i primi re, è qui che probabilmente ci fu il simbolico battesimo cristiano dello stato. Sì, forse è qui il cuore pulsante della Polonia.
Cosa vedere e cosa fare
Il Rynek, la grandissima piazza del Mercato nella Città Vecchia (Stare Miasto) che risale al 1253, è la prima cosa da vedere a Poznań. Fra i vari edifici della piazza si distingue lo splendido Municipio (Ratusz), ultimato nel 1555 dall’architetto Giovanni Battista di Quadro, proveniente da Lugano. Qui ogni giorno a mezzogiorno si può ascoltare il trombettiere eseguire lo hejnał da una finestra della torre. Nel Rynek e nelle strade che da esso si diramano si svolge anche gran parte della vita notturna: i locali per studenti e per gente più matura si susseguono praticamente uno dopo l’altro. Per gli amanti dell’architettura barocca da non perdere il Complesso Gesuitico, con la Collegiata con i pregevoli affreschi di Stanisław Wróblewski sulle volte. Andando verso nord, dove si incrociano i fiumi Warta e Cybina, troviamo l’isola denominata Ostrów Tumski, per fare un tuffo nel verde, ma anche nella storia della Polonia: qui si trovano infatti la Cattedrale, la più antica del paese, e il modernissimo Centro Interattivo della Storia di Ostrów Tumski, inaugurato quest’anno.
Andando oltre c’è il Lago Malta, che ospita eventi sportivi e un importante festival teatrale. Nella parte sud troviamo invece uno dei centri commerciali più originali d’Europa: lo Stary Browar (il Vecchio Birrificio) che deve il suo nome alle rovine dell’antico Birrificio Hugger sulle quali è stato costruito. In questa struttura, denominata “centro dell’arte e del business”, avviene una curiosa fusione fra commercio e cultura: le mostre, i concerti, i film, gli incontri con artisti si integrano con i caffè, i negozi, i ristoranti. In questa moderna eppure storica struttura dalla magica atmosfera sembrano convivere l’animo artistico e lo spiccato senso degli affari, che sono le due caratteristiche tipiche di Poznań e dei suoi abitanti.
Curiosità
A Cracovia il trombettiere si affaccia dalla torre del Rynek per suonare lo hejnał ogni ora, il trombettiere di Poznań invece suona solo a mezzogiorno. Tuttavia qui lo spettacolo è più particolare, perché durante l’esecuzione della melodia nella torre sopra l’orologio del Municipio si aprono due porticine ed escono due capretti di latta che iniziano a prendersi a colpi di corna. Dodici colpi per l’esattezza. Il meccanismo fu installato nel 1551 dal fabbro Bartłomiej Wolf di Gubin.
Naturalmente non manca la leggenda legata ai due animali. Quando il maestro orologiaio Wolf finì il suo lavoro fu preparato un banchetto ufficiale per mostrare l’opera alle autorità. Un cuoco disattento bruciò il capriolo che doveva essere servito per l’occasione, così decise di rimediare all’errore rubando dai vicini prati due capretti da fare allo spiedo. Ma i capretti all’ultimo momento scapparono dalla cucina rifugiandosi sulla torre e le persone nella piazza li videro all’improvviso affacciarsi e prendersi a cornate. Secondo un’altra versione della storia gli animali volevano richiamare l’attenzione su un incendio che era scoppiato lì vicino e che avrebbe bruciato la città. In ogni caso, il sindaco divertito perdonò il cuoco, graziò i capretti e ordinò di installare quel buffo meccanismo sopra l’orologio.



