NBA AL GIRO DI BOA, OKLAHOMA E CLIPPERS CONTRO MIAMI

di Nicola Pucci

L’NBA volge al giro di boa e lo scenario va profilandosi interessante ancorchè sorprendente. Se Miami e Oklahoma erano attese a confermare i pronostici di inizio stagione in virtù della finale per il titolo guadagnata dodici mesi orsono, c’è Los Angeles che sembra poter recitare il ruolo di guastafeste. Ma attenzione, non si tratta dei Lakers che in sede di mercato estivo avevano illustrato colpi clamorosi, bensì i parenti eternamente poveri dei Clippers che a detta di molti praticano basket-spettacolo come nessun altra franchigia.

Blake Griffin e Chris Paul in maglia Clippers – http://www.hollywoodreporter.com

Los Angeles Clippers, quindi: non più l’alterna formazione con Chris Paul e Blake Griffin uniche stelle riconosciute, ma un complesso ben amalgato da coach Vinny Del Negro, che i vecchi appassionati del basket trevigiano anni Novanta ricorderanno con nostalgia; con DeAndre Jordan che non sarà “Air Jordan” ma è tra i giocatori più verticali dell’intero campionato; con Jamal Crawford che potrebbe guadagnarsi la palma di miglior sesto uomo della lega; con pedine di rincalzo dello spessore di Matt Barnes, Lamar Odom e Caron Butler. Senza dimenticare due veterani di lusso, Billups e Grant Hill, a dar profondità alla panchina. Insomma, un mix vincente di giovani e anziani, vedremo in play-off.

L’altra metà di Los Angeles, quella giallomalva che veste le spalle di Bryant&C., non se la passa affatto bene, anzi. Terminasse oggi la stagione regolare, i Lakers, pronosticati sicuri vincitori dell’anello sotto gli ombrelloni estivi, sarebbero addirittura esclusi dai play-off … non sorpresissima, di più. Il cambio di allenatore che ha portato D’Antoni sulla panchina più prestigiosa non ha giovato, Gasol è in crisi, Howard fatica a recuperare dall’operazione alla schiena che lo ha escluso dall’Olimpiade londinese, Nash è rientrato da poco, è fuoriclasse vero ma ha pur sempre 39 primavere.

Piangono i Lakers, d’accordo, ma  non hanno di che rallegrarsi neppure i loro storici rivali, i Boston Celtics, che sono poco sopra il 50% nel computo vittorie/sconfitte e devono guardarsi le spalle con attenzione se vogliono garantirsi un posto per i play-off. Fortuna per coach Doc Rivers che la lotta nella Eastern Conference è meno serrata, Filadelfia naviga a distanza di sicurezza e probabilmente i verdi entreranno nelle best-16 che si contenderanno l’anello di campioni del mondo.

Nel frattempo Miami e Oklahoma viaggiano col vento in poppa con l’occhio rivolto, come è naturale che sia, alla fase più importante della stagione. Lebron e Kevin, ovvero James e Durant, i due uomini che manovrano la palla a spicchi meglio di ogni altro sul pianeta Terra, sono in lizza per l’MVP che potrebbe però quest’anno premiare un campione come Carmelo Anthony che sta tenendo New York in corsa per la prima piazza nella Eastern Conference.

San Antonio come sempre si affida al trio Parker-Duncan-Ginobili, Memphis dopo l’inizio col botto ha rallentato, mi piace sottolineare la solidità di due squadre di cui poco si parla, Indiana e Golden State, ma che giocano bene e potrebbero provocare qualche eliminazione eccellente. Rimane da attendere il ritorno di Derrick Rose a Chicago, franchigia in forma che ha ritagliato uno spazio importante a Marco Belinelli, così come Gallinari è oramai il leader riconosciuto a Denver.

Bargnani? E’ fuori a tempo indefinito e, guarda caso, senza di lui, Toronto ha cominciato a vincere qualche partita. Misteri del basket a stelle-e-strisce.

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