di Francesco Gori
“Mai, mai, scorderai, l’attimo, la terra che tremò. L’aria si incendiò, e poi, silenzio… Chi da quest’incubo nero ci risveglierà, chi mai potrà…”. Avete cinque secondi per rispondere alla facile domanda: “Che sigla è?”. Appassionati e non, generazioni cresciute negli anni Ottanta, ma non solo… la risposta è una e una sola: Kenshiro. “Ken, sei tu, fantastico guerriero, sceso come un fulmine dal cielo. Ken, sei tu, il nostro condottiero…”
Stiamo parlando di un cartone animato leggendario, rimasto nella memoria di chi l’ha visto crescendo, e di chi ancora lo guarda quando lo scova su qualche televisione.
Arriva in tv, sulla scia del manga, tra il 1984 e il 1988 e ci offre due serie, che in Italia hanno avuto grande successo di pubblico.
Lasciamo stare il Ken ultima generazione, del quale personalmente non sono mai riuscito a seguire una puntata per più di dieci secondi. Sarà perché il suo passato glorioso è ineguagliabile. E allora rinfreschiamoci la memoria, e riviviamo le gesta del condottiero buono della Divina Scuola di Hokuto.
“Siamo alla fine del XX secolo. Il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della terra, gli oceani erano scomparsi, e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta.”
Questo è l’incipit della PRIMA SERIE, che comincia con Ken – il prescelto come successore della Scuola di Hokuto tra i fratelli Toki, Raoul e Jagger – alla ricerca da parte dell’amata Julia, rapitagli dal malvagio Shin, il rappresentante della Scuola di Nanto che ha segnato il suo petto con le sette stelle dell’Orsa Maggiore in un duro scontro. Sarà il primo avversario di una lunga serie e di una storia che porterà Kenshiro a divenire il salvatore della Terra. Sangue che scorre, teste che scoppiano dopo i suoi ua ta-ta-ta-ta-ta sui punti di pressione dei malcapitati di turno, amore e odio, sentimenti intrisi in una narrazione avventurosa di lotta contro il male. Ken è il bene, il difensore dei deboli, dal carattere duro ma buono. Ad accompagnarlo verso l’obiettivo ultimo – Raoul e il suo terrore disseminato ovunque – Lynn e Bart, piccoli e fedeli scudieri incontrati durante il cammino.
109 episodi che toccano l’apice nel momento della Trasmigrazione attraverso Satori (il colpo del nostro eroe che racchiude nella sua essenza le anime degli amici defunti) e nello scontro finale contro l’ostacolo per la liberazione definitiva: Raoul e la sua spietata sete di potere.
Ma i momenti epici sono infiniti, ogni episodio avvince, rapisce, ipnotizza: il cieco Shu e la sua drammatica ascesa alla piramide del cattivo Souther; la morte del fratello malato Toki (per l’esposizione a delle radiazioni) nel combattimento fratricida con Raoul; Rei e la sua morte lenta, inflittagli sempre dal tirannico fratello maggiore; l’amore di Ken per Julia e il suo tragico destino di sofferenze.
Dietro ogni fine – anche in quella del più cattivo – c’è sempre un sentimento positivo, un sacrificio umano che si innalza al cielo e fa sussultare l’avido cultore di genere. Qui sta l’eccezionalità del racconto. Nonostante sia stato spesso fonte di discussione, in quanto espressione di metodi violenti, Kenshiro rimane un capolavoro, un cartone capace di mescolare bellezza e crudeltà, emozionando lo spettatore bambino o adulto.
Nella SECONDA SERIE, un nuovo Kenshiro (solo per la morte di Julia), dapprima barbuto, affronta il vile Jako e ritrova Lynn e Bart cresciuti, e la loro “armata di Hokuto”. Troverà un nuovo amico in Falco, col quale si dirigeranno al salvataggio di Lynn, rapita e portata sull’Isola dei Demoni. Qui la narrazione si conferma avvincente, coinvolge come e più di prima, associata a una grafica migliorata. Colpi di scena a ripetizione nel luogo che nasconde il passato oscuro di Hokuto, con la scoperta dei nuovi fratelli di sangue di Ken: Hyo e Kaio, i nuovi rivali insieme ad Han. Perso il compagno Falco, caduto al suo arrivo sull’isola, il nuovo alleato sarà Ork: tante altre battaglie avvincenti, lacrime e sangue a fiumi, fino al trionfo del bene.
Leggendari gli episodi con “La morte provvisoria di Ken” ad opera di Kaio; il sacrificio dei pirati e la fuga di Ork – con lo spirito di Raoul che si materializza nel corpo del rappresentate della Scuola di Hokuto; la morte gloriosa dello stesso Orca; l’estremo scontro Ken-Kaio (che replica il precedente con Raoul) e la fine di quest’ultimo nella lava, a redenzione avvenuta.
Nonostante una terza serie in fumetto, ritorni recenti, film e trilogie, per me Kenshiro – Ken il guerriero è finito qui. Ma vive in eterno.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.



