“IL SEGRETO DI EMANUELA ORLANDI”, DI PINO NAZIO

Introduzione e ultime due domande di Giovanni Agnoloni

Il segreto di Emanuela Orlandi (Sovera Edizioni) è un nuovo, illuminante libro di Pino Nazio (giornalista RAI e scrittore) sulla dolorosa vicenda della ragazza quindicenne cittadina vaticana, misteriosamente scomparsa nel 1983. Segue l’intervista rilasciata dall’autore al periodico della casa editrice Sovera, a cui mi sono permesso di aggiungere due mie domande di natura più strettamente storico-sociale.

Intervista a di Pino Nazio sul libro “IL SEGRETO DI EMANUELA ORLANDI – Papa Wojtyla, la tomba del boss e la banda della Magliana”.

L’hanno ucciso in via del Pellegrino a Roma nel 1990 e l’hanno sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare, in un sarcofago come quello di Papa Giovanni XXIII. Nel 1997 hanno denunciato quella indegna sepoltura senza che nulla accadesse. Lo hanno fatto di nuovo nel 2005. Solo nel maggio del 2012 gli uomini della procura di Roma sono intervenuti con i loro periti alla ricerca del corpo di Emanuela Orlandi, cominciando ad aprire la tomba del boss della Banda della Magliana, Renatino De Pedis. Il più grande mistero internazionale degli ultimi trenta anni è quello che racconta il nuovo romanzo-verità di Pino Nazio. Da più di trent’anni cronista e scrittore, si è occupato di grandi casi di cronaca nera, nell’“Italia dei Misteri”. Come autore e inviato ha partecipato a una dozzina di edizioni di “Chi l’ha visto?”, due anni fa, sempre con Sovera, ha dato alle stampe la storia del piccolo Giuseppe Di Matteo, rapito dai Corleonesi e, dopo 779 giorni di terribile prigionia, eliminato in modo terribile. Dopo essersi occupato della vicenda della quindicenne vaticana per il programma di Rai 3, ha messo insieme alcune testimonianze esclusive, moltissimi documenti, anche riservati, ha collegato tutti gli elementi sulla scomparsa, per arrivare a delle conclusioni per molti versi originali.

– Del caso Orlandi si sono occupati molti giornalisti, sono stati scritti diversi libri; c’era bisogno di un nuovo prodotto editoriale?

Assolutamente sì. La visione del caso che propongo in questo ultimo lavoro rappresenta un modo originale per analizzare i fatti. Innanzitutto la chiave scelta per descrivere la vicenda non è quella del saggio, ma si avvicina al romanzo. Un romanzo che, partendo da una aderenza assoluta alla realtà, espone la vicenda in modo accattivante per rendere piacevole la lettura. Se sono riuscito in questo tentativo, lo diranno i lettori. Il metodo che i due protagonisti della storia, Nicolò e Lorenzo, usano è rigorosamente scientifico. Parte dall’analisi scrupolosa degli eventi, analizza le dichiarazioni ufficiali e le collega alle verità meno note della vicenda. Da questa operazione esce un quadro di insieme che permette di immaginare agevolmente quale è stato il destino della ragazza, sparita il 22 giugno del 1983, e il movente della sua scomparsa.

Pino Nazio (da democraticiarvalia.it)

– Lei parla di novità: quali sono quelle principali?

Nel corso del mio lavoro, oltre a venire in contatto con investigatori e inquirenti, ho raccolto le confidenze inedite di tanti protagonisti e testimoni. C’è il racconto di chi ha vissuto gli anni in cui, attorno alle finanze vaticane, venivano movimentati miliardi di lire per mantenere la comunità polacca in Italia, durante lo scontro tra il sindacato cattolico Solidarność e il regime comunista di Jaruzelski. Ho parlato con il segretario di un potente cardinale che mi ha rivelato i colloqui, mai resi pubblici, tra lui e il responsabile dei Servizi segreti della Santa Sede. Ho avvicinato il prelato che custodisce i segreti della Basilica di Sant’Apollinare. Conosco chi ha scattato delle foto segrete a Karol Wojtyła, chi ha sentito gli uomini di De Pedis parlare del rapimento di una ragazza, chi ha trasportato con Licio Gelli i documenti sulla giovane cittadina vaticana. Nel libro c’è anche la descrizione del “favore che Renatino fece al cardinal Poletti all’epoca”, secondo una famosa telefonata arrivata a “Chi l’ha visto?. Ho tenuto in mano le banconote che sarebbero servite a pagare il riscatto per la liberazione di Emanuela….

– Soldi del riscatto? Una assoluta novità. Ma la liberazione non avvenne mai…

Il libro ricostruisce tutta la vicenda quasi in modo scientifico; naturalmente ci sono delle zone grigie e nere, dove nessuno è mai riuscito a entrare. Questo libro si spinge al massimo fin dove ci si può spingere, rende gli eventi intellegibili, anche quelli più oscuri. I motivi per cui la liberazione non arrivò possono essere molteplici. La lettura aiuta a capirli.

– Ma se tutto è così chiaro, perché la storia di Emanuela è ancora avvolta nel mistero?

Proprio perché sul destino di questa sfortunata quindicenne si sono accaniti personaggi senza scrupoli, in un momento particolare della storia non solo italiana. Il 1983 è l’anno di uno scontro durissimo tra le due superpotenze Usa e Urss, con il dispiegamento dello scudo spaziale e dei missili intercontinentali, il punto più alto della sfida che culminerà con la caduta del Muro di Berlino, solamente sei anni dopo. È l’anno in cui Papa Wojtyła mette tutta la sua energia, e le finanze vaticane, al servizio della lotta contro il comunismo. L’anno in cui si consuma uno scontro di potere nella finanza che coinvolge il Banco Ambrosiano, travolto da un enorme crack, e lo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione. L’anno in cui su Roma estende i suoi tentacoli la piovra della Banda della Magliana, che aveva rapporti intimi con i Servizi deviati, la loggia massonica segreta P2, i politici corrotti, la mafia di Totò Riina e Pippo Calò. L’anno in cui i soldi provenienti dai traffici illeciti e dalla droga agli appalti truccati possono essere facilmente riciclati, presentandosi a uno sportello dentro le Mura Leonine della Città del Vaticano.

– E la scomparsa di Emanuela ha una relazione con tutto questo?

La scomparsa è il prodotto di tutto ciò e, al tempo stesso, la molla perché questo intreccio si alimenti ulteriormente. È quello che ho cercato di descrivere nel libro.

da crimeblog.it

– Quindi, una specie di spy story?

Una storia che ha cento diramazioni, come un labirinto, con una sola via d’uscita che ho provato a illuminare. Ma è anche un intenso dramma familiare. Anzi di più famiglie, se si pensa all’altra vicenda collegata alla Orlandi, della scomparsa avvenuta a Roma in quel periodo, quella di Mirella Gregori. Destini di persone normali dilaniate nei sentimenti, che vengono catapultati nel tritacarne mediatico, nelle indagini infinite, nei depistaggi e nelle omissioni.

– Se le premesse sono così aderenti alla realtà, perché ha scritto un romanzo e non un saggio?

Perché la storia di Emanuela Orlandi è un romanzo. Nemmeno il più ispirato John Le Carré, il più sofisticato Graham Green, avrebbero potuto immaginare un intreccio che coinvolgesse i Servizi segreti di una decina di paesi, l’attentato a un Papa, un crack finanziario di grandi proporzioni, una loggia segreta, potenti organizzazioni criminali che allungano le loro ombre sulla scomparsa di una quindicenne. Raccontare i fatti è già un intreccio narrativo incredibile. Togliere a questo intreccio la noia, le formule e la ripetitività necessarie a un saggio, creano già un romanzo. Di saggi ne sono stati scritti molti, anche se alcuni ricostruiscono la vicenda fino a farla diventare fantascienza. Con Il segreto di Emanuela Orlandi ho cercato di dare la possibilità di vedere questa storia incredibile con la passione e il coinvolgimento tipico della narrativa.

– Come in una fiction. Ogni fiction che si rispetti ha i suoi interpreti…
I personaggi di questa fiction sono tutti reali, ma non hanno nulla da invidiare a quelli inventati che vivono nei romanzi. Basta scorrere i nomi dei protagonisti per capirlo. Da Papa Wojtyła a Sandro Pertini, da Roberto Calvi a Paul Marcinkus, da Alì Agca a Renatino De Pedis e a Sabrina Minardi. Questo per citare i nomi noti. Poi ci sono decine di figure meno conosciute che sono ancora più pittoresche o drammatiche – a seconda della lente con cui si osservano –, come il pentito della Banda della Magliana, il potente cardinale, l’agente dei Servizi segreti infedele, il dipendente del Vaticano reticente, la testimone impazzita, l’investigatore prigioniero dei fantasmi del passato, il cronista integerrimo, il fratello ostinato, la fotografa ossessionata, il politico corrotto. Tutti personaggi realmente esistiti. Ogni riferimento ai fatti non è mai casuale.

Le mie domande:

– Alla luce di una vicenda come quella di Emanuela Orlandi, che riassume in sé tanti misteri e tante sfere di potere dell’universo italico (e non solo), emerge come il nostro paese sia una “terra di misteri”. Perché, secondo te? Che cosa ci rende un simile (e inquietante) “crocevia”?

Ci sono ragioni antiche e alcune più recenti. Fin dai tempi dell’Impero romano, congiure, intrighi e tradimenti hanno attraversato la storia d’Italia. Il Novecento, il secolo breve, ci ha dato vent’anni di dittatura che hanno imposto al paese le verità ufficiali, la censura, la repressione, dove l’intero apparato pubblico era impegnato a nascondere e travisare la realtà. Con la breve parentesi della Resistenza, grande momento di sussulto nazionale simile al Risorgimento, l’Italia si è trovata ad essere una terra di confine dove si è combattuta una pagina importante della Guerra Fredda. Per più di quarant’anni hanno operato in Italia strutture di intelligence di mezzo mondo, si sono fronteggiati eserciti segreti, la verità è stata spesso celata o piegata alla ragione di una parte, che non era quasi mai una ragion di Stato. L’Italia è, tra i paesi più industrializzati, quello che ha subito il più pesante attacco alla democrazia con le stragi, il terrorismo, e le grandi organizzazioni criminali. Il fatto che ancora oggi non si possa conoscere la verità su molte vicende deriva da un secolo di depistaggi.

– La complessa stagione che il paese sta attraversando attualmente, con la grande incertezza politico-economica, spinge a interrogarsi sui “vizi capitali” dell’Italia, anche ereditati dal passato. Mi chiedo: ce ne sono alcuni, di cui la stessa drammatica vicenda Orlandi è come una cartina tornasole, che tendono a riemergere nei momenti di maggiore difficoltà? Voglio dire, allora la Guerra Fredda e la criminalità organizzata. Oggi la crisi economica. Allora come oggi, la corruzione e le losche faccende di potere. Allo stato attuale, che rischi corrono l’Italia e gli italiani?

Il rischio più grande è che, di fronte alle grandi sfide della Globalizzazione e della più grave crisi economica del dopoguerra, gli italiani non trovino la strada per risollevarsi tutti insieme e si dividano in base a vecchie categorie ideologiche. Sentire che – ancora oggi – il personaggio politico più importante degli ultimi vent’anni va in giro a rispolverare il comunismo e l’anticomunismo fa venire i brividi. È come se, per tenere in condizione di sudditanza psicologica un adulto, si continuasse a ripetergli “stai attento che arriva l’uomo nero e ti porta via”.

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