GIGI PROIETTI TRA TEATRO, CINEMA E TELEVISIONE

di Claudia Boddi

Romano de’Roma e figlio d’arte, Luigi Proietti, detto Gigi, è uno dei personaggi più nazionalpopolari che il bel paese può vantare. Istrionico e camaleontico attore, laureato in giurisprudenza, sente da giovanissimo il richiamo dell’arte ed inizia la sua carriera durante gli anni dell’università, esibendosi con la chitarra nei locali notturni della capitale. Amante del cabaret, agli esordi grimaldello dell’avanspettacolo, si divide poi tra teatro, cinema e televisione, raccogliendo il successo che oggi lo decreta uno dei più grandi maestri dell’ars recitandi all’italiana.

Gigi Proietti – cnapmi.org

Già saldamente integrato nell’immaginario collettivo delle famiglie nostrane da molti anni, rinsalda il suo ruolo nel 1996 con la serie televisiva Rai “Il maresciallo Rocca”, che fino al 2005 terrà incollati al televisore moltissimi telespettatori dopo il telegiornale della sera, con le sue vicende di straordinaria persona comune. Il serial diventa un tale gigante televisivo da spingere Pippo Baudo a chiederne la sospensione durante il Festival di Sanremo in quanto troppo pericoloso per lo share in controprogrammazione. Ma Gigi Proietti non rischia di rimanere vittima dell’ultimo personaggio che interpreta. Chi non ha ben stampata in mente, negli occhi e nelle orecchie, la sua sagace romanità, sempre pronta alla battuta e alla freddura, animata dall’inconfondibile spirito asciutto e irreverente? Lo stesso che ne ha caratterizzato i trascorsi fin dall’inizio, da quando nel 1968 esordisce con Garinei e Giovannini, in sostituzione di Domenico Modugno, nell’indimenticabile “Alleluja brava gente!” accanto a Renato Rascel.

Nel 1976 al Teatro Tenda di Roma, va in scena “A me gli occhi please”, altra perla teatrale resa eterna, e diventata viatico e riferimento per le generazioni future di attori, grazie alla maestria che l’allora promettente Proietti dimostra, lasciando tutti a bocca aperta, mentre tira fuori da un baule oggetti dimenticati che lanciano i temi dello spettacolo. Moltissimi i personaggi cui ha prestato il suo volto aperto e sorridente e rassicurante e malandrino al tempo stesso; la sua dizione impeccabile al cospetto dei testi in lingua e simpaticamente esagerata quando, invece,  ha a che fare con il dialetto che gli ha dato i natali. Un’impostazione sul palco la sua che, vista l’immediatezza con la quale raggiunge il pubblico, può apparire quasi improvvisata (nel senso più povero del termine) ma che, al contrario, presuppone anni e anni di duro studio e attenta preparazione. Del resto, non ci si sveglia una mattina essendo Gigi Proietti.

Appassionato anche di doppiaggio, vi si dedica con entusiasmo, e presta la sua voce ad artisti del calibro di Marlon Brando, Robert De Niro e Dustin Hoffman. Molti non sanno che il famoso “Adrianaaaaa…” del primo Rocky è suo. Negli ultimi anni continua a seguire ancora questa passione preferendo però creature fantastiche come draghi, in “Dragonhearth” e geni come in “Aladdin”. Conquista anche un Nastro d’argento per il doppiaggio di “Casinò”, dove di nuovo presta magnificamente la voce a Robert De Niro. Si occupa anche di regia, tanto che nel 2000 gli viene affidato il teatro Brancaccio che dirige fino al 2007 quando – per motivi ancora poco chiari e nonostante le innumerevoli raccolte di firme on line e davanti al teatro – viene passato a Maurizio Costanzo.

Insegnante in molte scuole e laboratori da lui stesso aperte e avviate, le sue aule straripano sempre di allievi: il talento naturale e l’elevata cultura, teatrale e non solo, fanno di lui una sorgente continua di apprendimento. Gentile e beneducato, riservatissimo per quel che riguarda la vita privata, ha gli occhi buoni di chi guarda con indulgenza al genere umano. E si diverte moltissimo con la sua attività. Alcuni dei suoi allievi raccontano che le sue doti principali sono l’umiltà e il rispetto per tutto quello che fa: se si confronta con un testo lirico, non ne stravolge il senso; se è a contatto con un copione scritto in un dialetto che non è il suo, cura minuziosamente i dettagli affinché il suono sia il più possibile vicino a quello reale. Se fa le prove e sbaglia un passaggio, chiede scusa ai compagni di lavoro, prima di ripeterlo. Atteggiamenti meritevoli di essere evidenziati perché appartengono a un professionista che potrebbe anche sentirsi sazio e soddisfatto di quello che è ma che continua a mettersi in gioco al pari degli altri, scoprendosi ogni giorno con loro. Sentirsi arrivati e tronfi di ciò che si è infatti, è il modo giusto solo per involvere.

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