di Francesco Gori
Il lato positivo-Silver Linings Playbook è una classica commedia agrodolce, nella quale la condizione psichica estrema del protagonista viene trattata con ironia ed evento risolutore di essa: l’incontro con una persona, e l’instaurarsi di una relazione che cambierà il corso della sua esistenza.
Lui è Pat Solitano (Bradley Cooper), giovane uomo che esce dall’ospedale psichiatrico dopo otto mesi, cercando di riconquistarsi un posto nel mondo, che significa un lavoro e soprattutto la moglie Nikki. La donna è la figura che lo ossessiona: vuole riconquistarla per farsi perdonare del pestaggio dell’amante, e compie ogni azione per sapere di lei e avvicinarla (leggere i libri che insegna ai suoi allievi, fare jogging, incontrare amici e conoscenti), nonostante l’ordinanza restrittiva che glielo vieta. Ogni tanto va fuori di testa (la sua è una sindrome bipolare), come ad esempio quando sente la canzone del suo matrimonio, o conclude un libro di Hemingway, giudicando il finale troppo triste e… “Non va bene, EXCELSIOR!”, prendere il negativo e trovarne il lato positivo, questo è il motto che gli è stato inculcato nel tempo del ricovero e psicofarmaci. Ad accompagnarlo in questo “ritorno alla vita” è la famiglia: mamma (Jackie Weaver) apprensiva e babbo (Robert De Niro) ossessivo-compulsivo, maniaco degli Eagles, sui quali scommette da allibratore dopo aver perso il lavoro.
Durante una cena dai vicini di casa, Pat conosce Tiffany (Jennifer Lawrence), giovane vedova con disturbi comportamentali simili ai suoi. L’impatto della ragazza nella vita dell’uomo è forte, così come per lo spettatore, che ne subisce il fascino magnetico. Tra i due nasce un rapporto ambiguo, fatto di corse insieme, strane cene alla tavola calda e soprattutto un ballo. Tiffany si offre di consegnare una lettera alla moglie Nikki, ma in cambio vuole un compagno di danza, per una prova che si svolgerà a breve. Insieme al ballo si mescolerà una scommessa sugli Eagles, decisiva per le sorti della famiglia Solitano, che porterà al finale risolutivo. Che sarà dei più scontati, eppur godibile, senza eccessiva melassa.
Niente di nuovo, infatti. Tutto è scritto fin dall’inizio, lo spettatore lo sa, ma in fondo “cinema” è anche questo, non necessariamente una pellicola seriosa e impegnata, e trattare con leggerezza un tema difficile – senza oltrepassare il limite -, può essere la via giusta per accompagnarci nella conoscenza della complessità dell’universo umano. In questo, il film del regista David O.Russell (tratto da un romanzo di Matthew Quick) si accosta, seppur senza avvicinarne l’armonia, a Paradiso Amaro.
Quel che è certo è che Il lato positivo costruisce la sua storia intorno alla figura del Premio Oscar Jennifer Lawrence: la sua presenza scenica buca lo schermo, condita di un magnetismo da bellezza singolare che ipnotizza. L’impatto visivo, generato dal suo aspetto tenebroso con occhi glaciali, e il ruolo da “pazza scatenata” interpretato alla perfezione, fanno della giovane americana una sorpresa che dopo la vittoria dell’ambita statuetta più non è. Ne sentiremo parlare anche in futuro. Citazione obbligatoria per un Robert De Niro visibilmente invecchiato, quanto eccezionale in ogni suo ruolo: stavolta in quello di un padre disturbato come il figlio, eppur da sollazzo tragi-comico alla Ti presento i miei. Lo stesso Bradley Cooper non se la cava male interpretando la parte del matto, mettendo da parte il fisico scultoreo in favore di un’espressività credibile.
“Il lato positivo” della pellicola è che ricorda quanto le relazioni siano parte insostituibile nell’esistenza di ogni essere, umano o animale che sia: la relazione è cura, anche dei disturbi più gravi.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.



