di Emiliano Morozzi
Manca solo l’ufficialità ma ormai è facile prevedere quello che succederà oggi o fra qualche giorno: Bersani è al capolinea e anche se dovesse decidere di provare ad affrontare il responso parlamentare, il suo governo non otterrebbe la fiducia. Italia ingovernabile quindi, una situazione di completo stallo, e paradossalmente il leader della coalizione che ha vinto con una manciata di voti le elezioni è colui che esce maggiormente sconfitto da questa tempesta politica. Certo, quella dei suoi avversari è una vittoria di Pirro, perché il paese resta senza una guida e questa paralisi dell’attività politica non gioverà a nessuna delle forze in campo. Cosa succederà in questi giorni così convulsi?
Cominciamo da Bersani, che ha provato a formare un governo ma ancora una volta non è stato capace di proporre un programma ambizioso, che sfidasse i grillini sul loro terreno e li costringesse ad assumersi delle responsabilità di governo. Troppo fumose le sue proposte, e sbagliato affrontare il Movimento 5 Stelle con gli strumenti della vecchia politica, ovvero proponendo al partito più votato qualche poltrona di consolazione. Giusto invece troncare sul nascere ogni rapporto con il Pdl, per non prestare il fianco agli affondi di Grillo ma anche per non perdere voti tra i propri elettori che vedrebbero un accordo con Berlusconi come un tradimento. A proposito di questo punto, mi piacerebbe sentire adesso come valutano la presa di posizione di Renzi tutti coloro che l’hanno votato pensando che fosse un simbolo di cambiamento.
Passando dall’altra parte della barricata, Grillo e i suoi eletti (perché deputati e senatori non sono stati eletti dal popolo, ma da Grillo ed è a lui che devono rendere conto) hanno fin da subito risposto picche ad ogni tentativo di coinvolgerli in un governo con qualche altra forza politica. Se la loro presa di posizione può avere una sua logica, perché stringere accordi con i vecchi partiti potrebbe significare scendere al loro livello, politicamente può rivelarsi un boomerang, perché molti voti dati a Grillo sono stati voti di protesta, e chi vota per protesta esige un soddisfacimento immediato delle proprie richieste. Inoltre, la posizione dei “duri e puri” può avere un senso quando si contesta un sistema dai banchi dell’opposizione, ma può essere pericolosa quando il proprio movimento o partito arriva sulla soglia utile per governare: a quel punto gli slogan e i vaffanculo non bastano più, ci vuole competenza ed umiltà per affrontare un compito che non è così semplice come molti pensano.
Se il buongiorno si vede dal mattino, i deputati grillini non hanno dato certo una bella immagine di sé: anche loro non hanno proposto un programma articolato e serio, ma solo rivendicato il diritto di governare, si propongono come anime candide, non corrotte da inciuci e ruberie, fanno propaganda riducendosi lo stipendio, ma accaparrandosi per intero i rimborsi spese, che sono la reale fonte dello spreco in politica. Certo, la legge sul conflitto d’interessi e la proposta di ineleggibilità per i condannati (ivi compreso Berlusconi) potrebbe costituire per il Pd una ghiotta occasione per recuperare consensi e prestigio, ma all’interno del partito guidato da Bersani forse non sono poi così molti a volere un reale cambiamento: per capirlo, bastano le parole di D’Alema e Renzi, e i silenzi degli altri. Comunque sia, per ora le uniche 5 stelle messe in mostra dal movimento sono quelle (in realtà quattro) dell’hotel presso il quale i neoeletti grillini si sono dati appuntamento, per una convention a porte chiuse che ricorda più la riunione di una setta che quella di un movimento politico nato per riportare la democrazia in parlamento. Anche la proposta di Grillo sembra quindi destinata ad avere la strada sbarrata, a meno di clamorosi colpi di scena: di certo Berlusconi non voterebbe contro se stesso, e nel Pd c’è chi preferisce l’inciucio o un governo tecnico “di alto profilo” (ma chi sono nomi di alto profilo oggigiorno in Italia?) a un governo targato Grillo. Oltretutto, l’ipotesi di un governo del Movimento 5 Stelle prevederebbe un presidente del consiglio che finirebbe per essere soltanto il portavoce di un’altra persona che sta fuori dal Parlamento, situazione alquanto anomala in qualsiasi democrazia.
Resta il terzo incomodo, Berlusconi, uno che ha tutto da guadagnare da questa situazione di stallo. Lui sì che ha elettori “duri e puri”, pronti a votarlo e idolatrarlo nonostante le tante nefandezze commesse, nonostante sia proprio il padrone del Pdl la causa della rovina dell’Italia, avendo messo la propria firma su quel pareggio di bilancio che ha tirato il collo all’Italia risucchiandola in una spirale recessiva che non sembra avere fine. La sua è una proposta inaccettabile e ha ragione Bersani a dire che fare accordi con Berlusconi significherebbe tradire il mandato degli elettori. Ma comunque vada, il leader del Pdl potrà vantarsi di avere offerto una mano agli avversari per la salvezza dell’Italia, e aver ricevuto un secco no dalla solita sinistra giustizialista. Grillo, piuttosto che sparare siluri sul Pd, dovrebbe stare attento al Cavaliere, dal cui bacino elettorale provengono molti dei grillini dell’ultima ora, per evitare di subire una cocente delusione alle prossime elezioni politiche.
Per finire, il cosiddetto “convitato di pietra”, colui che al momento non partecipa alla battaglia politica in corso ma dalle sale di Palazzo Vecchio aspetta il momento buono per tentare di nuovo la corsa alla poltrona di presidente del Consiglio, stavolta con una cavalcata trionfale: Matteo Renzi. I delusi del Pd addossano la colpa della sconfitta proprio al segretario: con il sindaco di Firenze, gli scontenti del centrodestra sarebbero confluiti nel Pd facendogli vincere le elezioni. E dopo? Sarebbe rinata una nuova Democrazia Cristiana e il Pd sarebbe definitivamente diventato un partito di centro, con tendenze destrorse, viste le posizioni politiche di Renzi. Volevano davvero i cittadini di Pontedera, città operaria sede della Piaggio, una politica economica copiata da quella di Monti, nelle cui file Ichino, responsabile economico di Renzi, si è prontamente rifugiato dopo la sconfitta? Volevano i cittadini della rossa cintura fiorentina dare il governo in mano a uno che aveva come spin doctor un uomo targato Mediaset? Rifletteteci sopra quando voterete di nuovo, per dare la vostra preferenza a una persona che rappresenti davvero le vostre idee e non al primo urlatore che inveisce contro la vecchia classe politica.




quindi, ricapitolando … Bersani è un perdente, e già lo sapevamo; Grillo è un urlatore da strapazzo, e posso pure condividere; Berlusca è il peggio che ci possa capitare … quindi Emiliano? nel caso tornassimo, e lo faremo presto, alle urna, chi dovremmo votare secondo te? illuminami che sono avvolto nella nebbia …
Ringrazio Emiliano della sua analisi, ma mi permetto di dissentire su un punto che ritengo centrale. Si usano i termini “destra” e “sinistra” come se esse fossero due categorie dello Spirito. Destra e sinistra sono due categorie storiche e sociologiche e, come tutte le categorie storiche e sociologiche, hanno una data di inizio, un apogeo ed una crisi. Destra e sinistra sono creazioni umane. Se ciò non fosse vero, come mai non usiamo più termini come “patrizi” e “plebei”? Non li usiamo più perché essi sono tramontati. Patrizi e plebei sono due categorie che non “interpretano” più nulla; e quindi le abbiamo giustamente abbandonate. Ma, ammesso che destra e sinistra siano ancora termini utili non ritenete di convenire con me che nella migliore delle ipotesi “destra” e “sinistra” siano concetti da ridefinire? Non comprendo chi si ostina a posizionare l’attuale dirigenza del Pd nella categoria della “sinistra” contrapponendola alla gestione Renzi che quindi conseguentemente sarebbe di “destra”. Voglio dire: Renzi non è di destra per il semplice motivo che l’attuale dirigenza del PD non è di sinistra. Essere a favore della TAV, come l’attuale PD, è di sinistra? Essere a favore, come l’attuale PD, del finanziamento alle scuole private è di sinistra? Il voler continuare a non rispettare un referendum votato dai cittadini, nettamente contrari – giusto o sbagliato che sia – al finanziamento dei partiti, è di sinistra? La totale rinuncia alla difesa dello stato laico come dimostrano i silenzi decennali a riguardo del PD è di sinistra? Nessuno mi risponde mai… 😉 Allora semmai è più corretto dire che sia nei Bersaniani che nei Renziani la sinistra non c’è proprio …O forse è vero che ostinarsi ad usare categorie novecentesche che palesemente non ce la fanno più ad interpretare la complessa realtà del terzo millennio significa privarsi della possibilità di capire… Esistono, questo sì, dei valori di “sinistra” ed essi sono: solidarietà, rispetto del diverso, ridistribuzione del reddito sulla base di principi di giustizia ecc. Ma dove la vedete anche la minima realizzazione concreta – nei fatti dico – di questi valori? Io non la vedo. E non la vedo soprattutto in questo PD che cambia nome nei decenni, ma nei decenni non ha mai fatto nulla – pur avendone l’occasione – perché vi fosse qualche progresso a riguardo.
A mio modesto parere, il Governissimo non è cosa possibile: significherebbe davvero che Grillo ha ragione riguardo ai cosiddetti inciuci. Come credo siano eccessive le critiche al leader del M5S, che è coerente con la sua linea: chi vota per protesta esige un soddisfacimento immediato delle proprie richieste? Non la vedo così, esige che chi ha “mangiato” per anni sul portafoglio della gente comune vada a casa e non abbiamo più la sua poltroncina assicurata. Costi quel che costi
Premetto che non ho votato Pd ma Rivoluzione Civile, io non mi sento rappresentato da parecchie idee portate avanti dall’ala bersaniana del partito, ma ancora meno mi sento rappresentato dalle idee di Renzi, al quale contesto soprattutto una palese incoerenza tra quello che dice e quello che fa…e chi ha lavorato con lui in Provincia sa bene quanti soldi pubblici sono stati sperperati per farsi pubblicità, alla faccia della rottamazione della vecchia classe politica, di cui pure lui è esponente. Quanto a Grillo, posso anche condividere le sue battaglie, ma una volta che prendi il 25% dei voti non ti puoi permettere il lusso dell’immobilismo per ottenere più voti alle prossime elezioni. Il compromesso può essere al ribasso, come quasi sempre è stato fatto, ma può essere anche fatto al rialzo, cercando di lottare per ottenere certe conquiste. Di fatto, mantenendo questa posizione da “duro e puro”, Grillo non manda a casa nessuno e i suoi eletti, che non si possono pronunciare se non dopo avere consultato il capo, non ci fanno proprio una bella figura, considerato che non sono marionette di un teatrino ma parlamentari dello Stato Italiano. Come sempre, si butta via il bambino con l’acqua sporca: rinnovare il Parlamento non significa prendere un gruppo di signori nessuno e buttarli allo sbaraglio in politica, ma significa scegliere persone oneste ma anche competenti. Non si può mettere un macellaio a fare il chirurgo così come non si possono certo mettere a fare finanziarie persone che non hanno la benchè minima idea dei costi di mantenimento di strutture pubbliche essenziali come scuole, ospedali, trasporti e via dicendo. Certo, qualcuno obietterà che anche certi esponenti della vecchia classe politica erano incompetenti, ma se cambiamo incompetenti con incompetenti, dov’è la tanto sbandierata rivoluzione del Movimento 5 Stelle? Come ho poi sottolineato nell’articolo, ridurre gli stipendi ma mantenere i rimborsi vuol dire continuare a mangiare come prima: posso anche ridurmi lo stipendio a mille euro, per fare una mossa demagogica, ma se poi me ne prendo altri 19.000 di rimborsi (e lì sì che nasce lo spreco) allora non cambia nulla…
Concordo con Emiliano (in effetti, anch’io ho votato Antonio Ingroia) sulla necessità di assumersi delle responsabilità, non alimentando una stasi che rischia di affossare l’Italia. Concordo però anche col punto di Luca, che le categorie destra e sinistra – che pur hanno ancora un senso dal punto di vista della filosofia politica – di fatto si sono molto annacquate, e Renzi, pur con tutti i suoi limiti, potrebbe essere una figura di rinnovamento e di “ponte” tra i due emisferi della politica italiana (M5S a parte). Le istanze di Grillo in sé sono giuste, Francesco, ma comunque adesso la necessità è avere un governo e non isolarsi, anche se la coerenza, vero, è un valore importante. Aspettare ancora, insomma, come pure rivotare con questo sistema elettorale, può significare immobilità e tracollo economico (alias: pensioni non pagate, prelievi forzosi sui conti correnti, insomma bancarotta). Serve una scelta di salvezza nazionale; i calcoli di partito non hanno più diritto di cittadinanza, come non lo ebbero nella fase costituente dopo la seconda guerra mondiale. Io vedrei bene una figura fuori dagli schemi ma molto capace e rispettata (e soprattutto onesta) come Emma Bonino, sia come Primo Ministro, sia, in alternativa, come Presidente della Repubblica. Poi legge elettorale (maggioritario a doppio turno alla francese, idealmente), interventi economici di emergenza e tagli ai costi della politica, e di nuovo al voto entro 6-8 mesi.