di Matteo Boldrini
Le elezioni regionali in Friuli Venezia-Giulia hanno consegnato al centro-sinistra un quadro meno fosco di quello che le politiche e le elezioni per il Presidente della Repubblica avevano dipinto.
Innanzitutto la giovane candidata presidente, Debora Serracchiani, ne è uscita vincitrice seppur di stretta misura. La vittoria ha un forte valore morale, in quanto il centrosinistra si è dimostrato capace di tenere e anzi di conquistare terreno, specie in una regione orientata a destra come il Friuli e contro il candidato uscente. Ed è una boccata d’ossigeno per un partito ed un’area politica che sembrava agli sgoccioli negli ultimi giorni. Ma è anche una vittoria sostanziale, che riconferma la capacità di riconquistare consensi sul territorio.
Il primo dato che salta all’occhio è senza dubbio la forte astensione che ha assunto livelli mai raggiunti prima, avendo toccato il minimo del 50,48%, segno di una forte disaffezione alla politica. Ma ci sono altri dati interessanti da analizzare. La coalizione di centrosinistra sotto la guida della Serracchiani, sembra non aver risentito degli eventi degli ultimi giorni toccando la percentuale del 39,36% contro il 39,02% del suo avversario, 19,21% del candidato grillino ed il 2,41% di una lista regionale. Se già dalle percentuali si può osservare come il vero perdente di questa elezione sia stato il Movimento Cinque Stelle, ancora più rivelatori sono i dati assoluti. Se la Serracchiani e Renzo Tondo, governatore uscente e candidato del centrodestra, son separati da neanche 2000 voti, (209000 a 207000) ben più distaccato appare il candidato grillino che ne raccoglie solo 102000: una perdita rispetto alle politiche di poche settimane fa di più di 90000 voti, mentre il centrosinistra riesce addirittura ad allargare la base del consenso rispetto alle elezioni precedenti e anche il centrodestra riesce a guadagnare qualche consenso in più. Anche guardando la situazione disaggregata per partiti il quadro per i cinque stelle non migliora, i grillini ottengono appena il 13% con neanche un terzo dei consensi ottenuti poco più di un mese fa, mentre, anche con un’astensione superiore al 20%, le due principali coalizioni riescono tutto sommato a reggere nonostante registrino comunque una dispersione di voti.
Si potrebbero trarre tante conclusioni da questo risultato, forse l’elettorato a cinque stelle non è rimasto soddisfatto dal comportamento dei suoi parlamentari e ha preferito disertare le urne, o forse gli è stata preferita una candidatura più credibile ed innovativa come quella della Serracchiani, indipendentemente dalla protesta e dalle dinamiche di Roma. Certo è che queste sono elezioni regionali e per di più isolate, ed è difficile trarne un dato nazionale nonostante i fatti degli ultimi giorni. La principale indicazione è che quando il Partito Democratico candida personalità che sono considerate giovani ed innovative, radicate sul territorio e in grado di incarnare uno spirito di innovazione, riesce a vincere anche in un territorio difficile, e che è probabilmente arrivato il tempo per questi “giovani” di mettersi alla prova.



